– DI ALESSANDRA CAPUTO

Dalla campagna elettorale di Barack Obama all’apertura di un asilo nido in Uganda per i figli di un gruppo di donne lavoratrici, grazie all’iniziativa del Good Samaritan Onlus: il Crowdfunding è la nuova frontiera del marketing.
Il concetto è semplice: dona per sostenere un progetto o raccogli fondi per crearne uno tuo. Si tratta in sostanza di un processo di finanziamento dal basso che aiuta chi ha un’idea imprenditoriale a realizzarla, grazie al sostegno finanziario e sociale della comunità web. Una sfida contro il tempo e un modo per verificare le proprie abilità… e su quanti amici si possa contare.
Il progetto da finanziare può essere qualsiasi cosa: un lavoro artistico, una start-up tecnologica, un viaggio ecc. (tra gli esempi più famosi l’acquisto delle “Tre grazie” di Cranach da parte del Louvre, attraverso il progetto Tous Mecenes), ma affidarsi al web non è sempre sinonimo di successo. Per riuscire, fondamentale è rendere visibile la propria idea. A tale scopo esistono blog, siti appositi e svariate piattaforme che fanno da intermediari tra chi propone progetti e chi li finanzia. Secondo dati recenti sullo stato del crowdfunding, sono circa 452 le piattaforme attive al mondo, per oltre il 50% basate in Europa.
In Italia si parla molto del fenomeno, ma gli esempi sono ancora pochi (solo 42 le piattaforme attualmente attive), sebbene il nostro sia il primo Paese del vecchio continente ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa al solo equity crowdfunding. Il modello di finanziamento che prevale è quello lending-based (preferito 4 casi su 5), capace di finanziare piccoli progetti ai quali – per questioni economiche – sono spesso precluse altre vie di investimento.
Una modalità sperimentata con successo da Vincenzo Maggiore, trentenne artista pugliese. Da anni frontman in diverse formazioni musicali, ha deciso di pubblicare il suo primo album chiamando a raccolta il popolo della rete. Come, ce lo spiega in una breve intervista.

Ciao Vincenzo. Innanzitutto complimenti per aver vinto la scommessa. Iniziamo parlando del tuo lavoro discografico.
Dietro questo mio primo disco c’è il desiderio di condividere le canzoni che ho scritto in questi ultimi anni. Ho iniziato a registrare dei brani quasi per gioco presso il laboratorio audio del centro di aggregazione “Brindisi per i giovani” con il prezioso contributo di Marco Lovato. Dopo aver definito le strutture ritmiche con Vincenzo Pede (batteria) e Francesco Salonna (basso), ho iniziato a contattare diversi musicisti che sono intervenuti in studio per ricamare gli arrangiamenti. Sono state collaborazioni estemporanee, ma autentiche e piene di vita. Le “firme” sono quelle di Giancarlo Pagliara (tastiera), Valerio Daniele, Antonio Tunno, Francesco Bellanova e Enzo Iaia (chitarre), Renzo Bagorda (pedal steel guitar), Raffaele Vaccaro (sax), Giorgio Distante (tromba), Camillo Pace (contrabbasso), Kykah (cori) e il busker Matteo Terzi, in arte Soltanto. Un grazie sentito anche al musicista Vincenzo Deluci e l’autore Pino Romanelli. Il progetto di crowdfunding “3000 ragioni per una Maggiore soddisfazione” mi ha consentito di raccogliere le risorse finanziarie necessarie per concludere il lavoro nel Chora Studi Musicali di Valerio Daniele. Successivamente, ho conosciuto l’editore Cosimo Lupo che ha deciso di pubblicare il mio lavoro sotto la sua etichetta. Da un punto di vista prettamente stilistico, il disco risulta molto variegato. Non c’è un suono unico, ma tanti “colori” che offrono una cornice ai testi. In fin dei conti, ho sempre pensato che una bella canzone possa arrivare al cuore degli ascoltatori anche senza arrangiamenti troppo sofisticati”.

Cosa ti ha spinto ad affidarti al crowdfunding?
Me ne ha parlato per la prima volta il mio amico cantautore Matteo Passante. Ho provato a scrivere un progetto sul portale www.produzionidalbasso.it e ho sfruttato i social network per promuoverlo. Ho dato la possibilità ai “sostenitori” di sottoscrivere il versamento di una “quota” corrispondente al prezzo di un disco. L’obiettivo iniziale di ottenere seicento prenotazioni è stato raggiunto a giugno 2013. In questi ultimi mesi ho concluso il lavoro che, appena stampato, sarà inviato agli stessi sostenitori in anteprima. Nella primavera del 2014, il disco ufficiale sarà pubblicato dall’etichetta per chiunque lo volesse acquistare.

Dal tuo punto di vista quali sono (se ci sono) i contro dell’attività di crowdfunding musicale ?
Dal mio punto di vista non ci sono “contro”. Il crowdfunding è uno strumento utile per realizzare una produzione musicale e, allo stesso tempo, rappresenta un modo per fidelizzare il pubblico. Se tornassi indietro, rifarei esattamente quello che ho fatto.

I report sul crowdfunding parlano di crescita enorme su tutti i fronti: numero di piattaforme, denaro raccolto, progetti presentati, diffusione territoriale, diversificazione dell’offerta. A cosa pensi sia dovuta l’impennata del fenomeno nell’ultimo anno?
Non ci sono più imprenditori che investono a fondo perduto, la figura del mecenate non fa parte del periodo storico che stiamo vivendo, quindi bisogna inventarsi qualcosa. La scommessa del “capitale sociale” è, a mio parere, uno dei pochi risvolti positivi della crisi.

Come spiegheresti il ritardo dell’Italia nell’ambito? Cosa manca?
Ci sono troppi pregiudizi nei confronti delle “produzioni dal basso”; il crowdfunding è ancora percepito da molti come una forma di elemosina. Ma sono certo che anche in Italia le cose stanno cambiando. Dopotutto, ne sono la testimonianza vivente.

Cosa rispondi a chi dice che la discografia è morta e che i siti che promuovono il crowdfunding sono la piena sostituzione delle (morenti) case discografiche?
In attesa di tempi migliori, è probabilmente una delle poche formule vincenti.

Per ascoltare il brano “Pezze a colori”:

http://www.youtube.com/watch?v=KLcBBy2uaro