– DI DAVIDE ESPOSITO
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Negli ultimi mesi (ed anni) abbiamo assistito a molteplici discussioni riguardo al ruolo dell’Europa nella politica italiana. C’è chi chiede “più Europa”, chi “meno Europa”. Ciò che nessuno sembra chiedersi è cosa sia effettivamente l’Europa. Si parla tanto di Europa ma chiunque ha un concetto diverso di Europa. Cos’è l’Europa, al di là di un continente? In poche parole, esiste un’identità europea? Obiettivo di uno speciale che coprirà un discreto numero di numeri sarà, appunto, rispondere a questa domanda. Prima di poter chiedersi se esista o meno un’identità europea, è meglio partire da una questione di scala minore: cos’è un’identità nazionale, quali elementi sono necessari affinchè si possa parlare di nazione o, in generale, di una comunità etnica? L’identità europea non è altro che una versione in scala maggiore dell’identità nazionale, una sorta di identità sovranazionale: compresi quali sono i requisiti per avere un’identità nazionale, sapremo quali sono quelli necessari per l’identità europea e se esistono.

La teoria di fondo di questo articolo va il paradigma dominante della storiografia attuale, per cui le Nazioni sarebbero un fenomeno esclusivamente moderno. Il sottoscritto segue infatti una uova teoria, definita “etno-simbolista”, secondo cui bisogna fare attenzione ad alcuni elementi nazionali che hanno origine più antica. Anthony D. Smith, capofila dell’etno-simbolismo, attribuisce alla Nazione tali caratteristiche:[1] 1) un nome che esprima una identità separata;
2) l’esistenza di memorie, miti e simboli condivisi dai membri della nazione ma estranei a chi non vi appartiene;
3) un territorio comune, o ‘patria’, in cui possa essere creata l’unità
4) una cultura pubblica cui partecipino tutti i membri della nazione;
5) una politica economica comune;
6) infine uno status politico di libertà per ciascuno di essi.

Politica economica comune e status di libertà per i membri sono caratteristiche presenti unicamente nello Stato moderno; le altre sono però collegabili ad un patrimonio plurisecolare. In particolare è il secondo punto quello che ci interessa, come spiegherò di seguito. I maggiori critici all’identità nazionale italiana sostengono che essa sia un’invenzione recente, il prodotto di un’operazione artificiale calata dall’alta. A mia opinione chi sostiene questo sbaglia: confonde Stato e Nazione, che sono cose ben diverse. Sì, le Nazioni moderne sono emerse nell’Ottocento, ma il Nazionalismo è riuscito a mobilitare le masse solo perché hanno sfruttato un patrimonio pre-esistente. Le Nazioni sono il frutto di processi di “lunga durata”, che avrebbero avuto la loro origine molto prima.[2]

Fra le caratteristiche indicate sopra, ad esempio, i nomi con cui si identificano le varie Nazioni hanno spesso un’origine medievale; per quanto riguarda la patria comune, l’identificazione fra una determinata etnia ed un determinato territorio è anch’esso fenomeno plurisecolare: un esempio è rappresentato dalla Palestina per gli Ebrei. I cosiddetti “conflitti etnici” sono ormai comunissimi negli ultimi anni: oltre allo scontro Israeliti-Palestinesi occorre ricordare i contrasti che ormai si susseguono da un centinaio di anni nella penisola balcanica, proprio a causa delle rivendicazioni che questa o quell’altra nazione avanza per il loro legame con un determinato territorio. L’amore per la patria è inculcato nelle nuove generazioni attraverso il programma nazionale di educazione di massa, che preparava gli scolari, soprattutto nella prima metà del Novecento, al sacrificio eroico per la propria Nazione in guerra.

Il cuore di un’identità nazionale, però, è rappresentato dalla sua cultura. Non sono i tratti somatici, come pensava il Nazismo, a determinare le caratteristiche di un’etnia. C’è il bisogno di un gruppo che si riconosca in cultura, lingue, tradizioni, costumi, valori, rituali e memorie condivise. La chiave per la nascita di un’identità nazionale è la consapevolezza di appartenere ad un gruppo unito da un legame, per cui c’è bisogno di un sostrato, non imposto dall’alto, ma accettato da tutta la popolazione. Se ci sono persone che si sentono parte di un gruppo, allora tale gruppo esiste, a prescindere dalle loro caratteristiche biologiche.

L’identità nazionale si incrina quando si smette di condividere lo stesso patrimonio culturale e le stesse memorie condivise: il movimento neoborbonico rigetta l’esistenza di una cultura italiana comune e di una storia italiana comune, rivendicando l’autonomia della cultura e della storia meridionale. A causa dell’importanza enorme che ha la memoria condivisa nell’identità di un gruppo, la storiografia, in passato, è stata “sfruttata” dai nazionalisti: gli storici sono stati utilizzati per veicolare, attraverso particolari interpretazioni del passato della Nazione, idee nazionaliste.

Dove mancano gli elementi culturali comuni, tentativi calati dall’alto di creare identità comuni è fallito, a dimostrazione dell’importanza degli elementi culturali in un’identità nazionale o sovranazionale. In alcuni casi il tentativo è successo, ma solo con la creazione da zero di elementi culturali che sono stati accettati da parte della popolazione, che li ha usati come collante.

Non tutti gli elementi culturali hanno la stessa importanza nella nascita e consolidamento di un’identità nazionale o sovranazionale. C’è infatti un elemento indispensabile, comune a tutte le identità, e che ancora oggi è il motivo scatenante della maggior parte dei conflitti etnici: il MITO.

Il mito ha una così grande importanza nella formazione delle nazioni che Smith ha coniato l’espressione “mythomoteur” (mito motore), a significare che sono i miti a dare il via al processo di nascita delle nazioni e che, senza di essi, queste ultime non potrebbero esistere.

Come possono i miti, che quasi tutti considerano delle semplici storielle di fantasia, ad essere così importanti per l’identità nazionale, e quindi anche per un’identità sovranazionale quale quella europea? La risposta è rimandata al prossimo numero.

[1] Tratto dalla voce “Nazione” dell’Enciclopedia delle Scienze Sociali Treccani (raggiungibile a questo link: http://www.treccani.it/enciclopedia/nazione_(Enciclopedia_delle_scienze_sociali)/ )

[2] La “longue duree” è un concetto introdotto nella storiografia modera da Fernand Braudel, autore de “Il Mediterraneo all’epoca di Filippo II”