– DI DAVIDE ESPOSITO
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Nell’ultimo numero ho affermato che il fattore unificante di ogni identità e causa di un buon numero, se non della maggior parte, dei conflitti etnici, è il Mito. Noi associamo la parola mito, perlopiù, ad una determinata cultura e ad un determinato periodo storico: le prime immagini che ci sovvengono sono quelle della mitologia greca d’età antica, e quindi le battaglie fra Dei ed eroi raccontate nel ciclo omerico e nelle opere affini. Come può il racconto delle imprese di Enea, ad esempio, avere un’influenza su fenomeni politici, economici, e quant’altro?

Partiamo dall’inizio. L’uso dei miti in età antica non aveva solamente come scopo il diletto dei lettori. Per dirla tutta, il fine principale era tutt’altro. I miti etnici che ci interessano, combinazione di elementi storici e leggendari, hanno una funzione ben precisa. Essi possono differenziarsi in base alla funzione svolta: di seguito tratterò dei miti di origine, di locazione e di elezione.

Il mito più comune e più importante è quello delle origini: serve a dare un principio comune al gruppo etnico. Si tratta proprio del caso di Enea: la funzione che svolge Enea è quella di compattare il popolo. La comunità, secondo questo tipo di mito, discende da un unico antenato nobile ed eroico. Esso garantisce al popolo, in questo caso quello romano, un prestigio nei confronti delle altre popolazioni. Non è un caso che questo mito si diffuse quando i Romani entrarono a contatto con i Greci, e sentirono il bisogno di ingraziarseli durante le Guerre Puniche. Una lontana origine troiana nobilitò i Romani, considerati dei barbari dai Greci. Inoltre i miti di origine creano legami di parentela fra gli appartenenti al gruppo etnico, creando, così, da una parte una barriera verso le altre popolazioni, dall’altra costituendo un fattore di solidarietà fra i membri, che sono tutti imparentati fra di loro secondo il mito, anche se, de facto, non lo sono. Il legame biologico nei gruppi etnici viene inventato e spesso non è reale: non è la biologia a tenere uniti i popoli, come pensava Hitler, ma la cultura. Tale legame può essere anche semplicemente ideologico, ossia si prende a ispirazione un popolo con i medesimi ideali: questo è il caso dei rivoluzionari francesi, che presero a modello figure della repubblica romana.

Il mito di locazione lega un gruppo etnico ad un preciso territorio, la “patria”. Ogni nazione deve necessariamente essere legata ad un territorio che, per una determinata ragione, spetterebbe a quel dato gruppo etnico. Questo tipo di mito ci fa comprendere ancora meglio l’influenza dei miti nella situazione politica moderna. Un esempio di mito di locazione è quello della Terra Promessa per gli Ebrei. Dopo la fuga dall’Egitto ad opera di Mosè, gli Ebrei si sarebbero stabiliti in una terra assegnatagli da Dio. Ebbene, dopo 3 millenni questa credenza è ancora viva ed è la causa principale e praticamente unica dello scontro decennale fra Israeliani e Palestinesi: se non ci fosse tale mito, gli Israeliani non avrebbero alcun motivo per rivendicare quella che per loro è la Terra Promessa. Sono numerosi i conflitti legati alla difesa della propria patria, come quelli della polveriera balcanica. Ebbene, tutti risalgono a miti di locazione risalenti addirittura al Medioevo.

Il mito di elezione, più che servire a dare un passato alla comunità, serve a dargli un futuro. I miti di elezione sono quelli che rendono un dato gruppo etnico un “popolo di eletti”, assegnandogli una missione dai caratteri divini. I casi di miti di elezione in età contemporanea sono numerosissimi: le dittature nazifasciste del Novecento sono state guidate dalla convinzione che il loro popolo detenesse un’aura quasi mistica, un preciso compito da attuare al mondo, che li differenziasse dalle altre popolazioni. Tali miti caratterizzano soprattutto le nazioni con la tendenza ad espandersi: prima dei totalitarismi, miti di elezione sono stati utilizzati dai francesi e dagli inglesi.

Arrivati a questo punto, potrebbe sorgere fra voi una domanda: qual è l’importanza del mito per quanto riguarda l’Italia? Beh, ha un’importanza ENORME per la costruzione dell’identità italiana. La nostra identità ruota intorno a due eventi storici mitizzati: Risorgimento e Resistenza. I suoi protagonisti sono stati idealizzati dalla storiografia, proprio per il bisogno che gli Italiani hanno avuto di miti-collante per una nazione relativamente giovane rispetto ad altre come quella francese o quella inglese.

Le critiche all’identità nazionale italiana sono mosse proprio da chi disconosce tali miti. Non è un caso che chi si definisce, ad esempio, napoletano o meridionale, rigettando qualsiasi legame con l’Italia, al contempo de-mitizza il Risorgimento. Non è un caso che chi compie questa operazione deve, necessariamente, ricorrere ad un altro mito per compattarsi: ed è per questo motivo che è emerso, negli ultimi anni, il mito del Regno delle Due Sicilie, uno stato con parecchi problemi ma che viene mitizzato per ragioni propagandistiche, col fine di dare compattezza ad un gruppo. Tutto si gioca intorno ai miti.

Un altro esempio riguardante l’Italia? La Lega Nord. Essa ha dovuto deformare la storia mitizzando alcuni eventi che dessero ai settentrionali un’identità separata da quella dei centro-settentrionali. Richiamare i Celti non è altro che un tentativo di costruzione di un mito di origine. La figura di Alberto da Giussano, personaggio mai esistito, è un altro mito di cui si servono i leghisti per compattarsi.

Quando un gruppo di persone cerca di identificarsi come gruppo etnico separato dagli altri, ha necessariamente bisogno di un mito, e la mitizzazione di eventi storici da parte di meridionali da una parte, e settentrionali dall’altra, con la conseguente critica dei miti su cui si fondano l’identità italiana, sono un’ulteriore dimostrazione di ciò.

Il mito è un elemento portante della propaganda politica del XXI secolo, e quello dell’Italia è solo uno dei tantissimi esempi che si possono fare, non solo per quanto riguarda le identità nazionali, ma anche per ciò che riguarda un’identità dai margini ben più ampi, ossia quella europea. Anche riguardo all’identità europea, infatti, il mito, e gli elementi culturali in genere, giocano un ruolo non indifferente, e proprio alla riuscita della loro funzione determinano la forza del legame che unisce gli europei.

Ma quando emerge questa identità europea? E davvero esiste? Per capirlo, occorre ripercorrere la storia dell’idea di Europa, ossia come si è arrivati, dalla prima comparsa del termine “Europa”, al significato attuale. Di questo, però, parlerò nel prossimo numero.

Stay Tuned!

PS. Per approfondimenti sull’importanza del mito nella costruzione dell’identità nazionale vi consiglio di leggere Myths and Memories of the Nation di Anthony D. Smith.