– DI DAVIDE ESPOSITO
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Quando si parla di “Storia” sono diverse le immagini che vengono a mente: libri ammuffiti fra gli scaffali delle biblioteche, le interrogazioni delle superiori, o i kolossal a sfondo storico del cinema americano. Si sente la parola Storia e subito nella nostra testa compare un Russel Crowe nel Colosseo che attacca in modo insolente l’imperatore Commodo, o un Liam Neeson in bianco e nero nello straordinario Schindler’s List.

La Storia, secondo la communis opinio, non ha ricadute pratiche. Appartiene a quella categoria di scienze raggruppate nel mega calderone delle “Scienze delle merendine”, macro-categoria per indicare le branche di studio non spendibili sul mercato, a differenza di Medicina o Ingegneria, per fare qualche rapido esempio.

La Storia è uno svago. Un bel romanzo storico, magari incentrato sulla oscura (ma neanche tanto) vicenda dei Templari o sui grandi personaggi dell’Antica Roma. Pagine sfogliate sul materassino nei giorni più caldi d’estate, da richiudere prima di tornare alla vita di tutti i giorni. Dove la Storia non serve a nulla.

Chi ha una considerazione della Storia leggermente più alta fagocita come un affamato dopo giorni di digiuno i documentari incentrati esclusivamente sul binomio Fascismo-Nazismo, nobilitando la Storia con la famosa frase “Historia magistra vitae” di Cicerone.[1] La Storia diventa così un serbatoio di esempi, un elenco di avvenimenti da tenere a mente per evitare che stragi come l’Olocausto avvengano di nuovo.

Chi esegue questa operazione non comprende che non fa altro che ammazzare il senso della Storia, riducendola a una sotto-branca di Filosofia, a strumento per sapere cosa è giusto fare o meno. Se Hitler avesse dato retto alla Historia magistra vitae, avrebbe considerato l’esempio di Napoleone e non avrebbe mai invaso la Russia. Ma Hitler sapeva benissimo il segreto della Storia, la sua potenza, il modo con cui essa influisce sulla vita di tutti gli uomini, perché essa è un’arma potentissima e soprattutto È la vita degli uomini.

Marc Bloch, il Galileo Galilei della storiografia, spiegando il suo lavoro in un’opera dal titolo significativo (Apologia della Storia o Mestiere di Storico), definiva con una metafora geniale chi è lo storico: «Il buon storico è come l’orco della fiaba. Là dove fiuta la carne umana, là sa che è la sua preda». La Storia, per Marc Bloch, è la scienza che studia l’Uomo, la Società nel suo evolversi nel tempo.[2]

Tutto ciò che ci circonda è Storia! Qualsiasi avvenimento o istituzione che noi consideriamo contemporaneo trae le sue radici da qualcosa di lontano, spesso molto più lontano di quanto pensiamo. L’errore più grande che noi commettiamo è guardare il mondo e concepirlo considerando solo il Presente. Ma tutto dovrebb’essere visto in un’ottica di lunga durata.

Questo fa lo Storico o, per meglio dire, il buon Storico: effettua un continuo andirivieni dal presente al passato e dal passato al presente. Benedetto Croce affermava che ogni Storia è “Storia contemporanea”[3]: non significa affatto che bisogna preoccuparsi solo degli avvenimenti vicini, anzi. Ma che ogni studio del passato è in realtà studio del presente, di cos’è l’Uomo.

La Storia non ci dà istruzioni per il futuro. Essa ci dice cosa siamo stati e cosa siamo. La Storia ci dà un’identità. Ed è per questa ragione che qualsiasi nuovo movimento politico o istituzione o nazione o religione o in genere qualsiasi fenomeno che sia legato ad un’identità deve fare i conti con la Storia, troppo spesso manipolata per fini personali. Il Nazismo avrebbe avuto lo stesso successo senza manipolare la Storia? La Lega Nord avrebbe fatto così tanti proseliti senza la deformazione del passato? La stessa Unione Europea non poggia le sue basi su una particolare lettura del passato?

La Storia è pericolosissima, chi la controlla ha a disposizione un’arma più potente della bomba atomica. Dopotutto è ciò che ci insegnava George Orwell in 1984: «Chi controlla il passato controlla il futuro.

Chi controlla il presente controlla il passato». Per tale ragione dovremmo considerare la Storia in modo diverso, per questo dovremmo informarci meglio sul nostro passato (e presente), per questo ho deciso di scrivere di Storia.

Il mio obiettivo, qui, è quello di seguire gli insegnamenti del maestro Bloch e analizzare il presente attraverso il passato. Questo che avete letto sopra è un numero introduttivo riguardo all’importanza della Storia per comprendere ciò che è intorno a noi (perché ciò che è intorno a noi È Storia). Dal prossimo numero si parlerà di Europa, e, più precisamente, di identità europea e del concetto di Europa. Forse ne parlerò in un solo numero, forse sarà un discorso che coprirà diversi articoli.

La mia speranza è, comunque, quella di interessarvi e stimolare le riflessioni di voi lettori, dimostrandovi come lo studio del passato possa spiegarci il mondo in cui viviamo oggi. Se l’introduzione vi ha intrigati, avrò svolto il mio ruolo in modo egregio. Se non l’ho fatto… Date una seconda chance ad un aspirante Storico e leggete il prossimo numero. Io, conoscendo l’argomento, non lo perderei per nulla al mondo.

Stay tuned.

PS. Per chi volesse approfondire la concezione della Storia e del Mestiere di Storico di Marc Bloch c’è un interessantissimo articolo su Left: http://www.left.it/2012/05/07/marc-bloch-lorco-della-fiaba/3137/

[1] La citazione completa è Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis (Cicerone, De Oratore, II, 9, 36), ovvero «La storia è vera testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità».

[2] «L’oggetto della Storia è l’uomo. Diciamo meglio: sono gli uomini che la Storia vuol cogliere. Chi non vi riesce non sarà mai altro, nel migliore dei casi, che un manovale dell’erudizione» tratto da Apologia della Storia o Mestiere di Storico

[3] «Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di “storia contemporanea”, perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni» tratto da “La storia come pensiero e come azione”