– DI CLAUDIA POLO
claudia.polo@liberopensiero.eu

Domenico Bellistri, oggi ospite per la rubrica“Largo alla Cultura” del nostro giornale online, è uno scrittore prettamente orientato verso il genere poetico.
Domenico ha 41 anni, lavora in banca sin dal 1996, laureatosi all’età di 22 anni in Scienze Bancarie; già dal 1985 inizia a scrivere, raccogliere e annotare le proprie riflessioni a mo’ di poesia, per poi pubblicare i propri lavori sul web, nel 2004, sotto lo pseudonimo Filodemo.

Ciao Domenico, benvenuto su “Libero Pensiero”. Dalla tua biografia, ho letto che sei un bancario, di cosa ti occupi principalmente? Che ruolo ricopri?
Sono sempre a contatto con la gente, come Relazioni clientela. Titoli, mutui, assicurativo. Forse è stata una legge del contrappasso , sei timido ergo vivrai nel commerciale, ma sul piano relazionale ci sono state anche molte soddisfazioni.

Da come mi hai raccontato sei figlio unico di due genitori anzianotti, entrambi professori, e suppongo, con una formazione molto rigida di fondo: possiamo dire, quindi, che un “grazie” va anche a loro se hai iniziato ad appassionarti alla poesia?
Ovviamente, il grazie va ai miei genitori, a quell’impalcatura fatta di rigidità ma anche di aperture mentali di cui poi vedi i vantaggi alla distanza. Dalla mamma in sintesi ho preso le “paure” e la sensibilità, da papà, invece, un certo disincanto che io ho definito “costruttivo”.

Come trascorrevi le tue giornate da adolescente? Il liceo ti è stato utile per scoprire la tua vocazione poetica?
Questa è una domanda difficile… In sintesi, durante il periodo scolastico ero poco mondano, solo qualche uscita calcistica. D’estate, leggevo anche libri passati da cugine di 10 anni più grandi. Il Liceo ti offre le basi. Leggendo i grandi del passato, non puoi non pensare, anche solo per un attimo, “vorrei scrivere o esprimere le emozioni come lui/loro.”

Hai iniziato a scrivere sin dai 13 anni, ma sei arrivato a pubblicare sul web, nel 2004, con lo pseudonimo Filodemo. Questo nome è pura casualità, oppure, ha un nesso con il filosofo epicureo Filodemo di Gadara? Se non ci fosse stata la “spinta” dei nuovi mezzi di comunicazione di massa ritieni che non avresti mai avuto il coraggio di uscire allo scoperto con i tuoi lavori?
Filodemo di Gadara, esatto. E’ una storia strana. Una casa di campagna, acquistata nel 1982, con un nome di contrada storpiato, per errore. La chiamarono contrada Filodemo, ma non esisteva ovviamente, io però ne ero innamorato di quel posto e così lo ricordo sempre. Quanto al web, non abbiamo la controprova, ma credo che difficilmente avrei trovato coraggio e strumenti per uscire allo scoperto senza internet. Come tutti gli strumenti, va usato con delicatezza. C’è poi troppa scelta oggi e nel mare “magnum” si perdono un sacco di cose interessanti…

Credi che al giorno d’oggi, il web sia un giusto mezzo per diffondere la cultura?
Da studentessa di new mass media, ti vorrei chiedere, parlando in termini di “blogsociety”, cosa demonizzeresti e cosa esalteresti?
Certamente lo è. Soprattutto arriva, almeno in pectore, a tutti. Esalto la “contemporaneità” possibile grazie a internet. Non demonizzo nulla, sono le persone che fanno un uso a volte improprio, non è il mezzo il problema. Volendo trovare un aspetto da cui prendere le distanze, direi il livellamento verso il basso, dovuto all’eccesso di offerta. Vale per tutto, mica solo per la poesia. Ci sono troppe persone autoreferenziali e aggressive non a caso sul web, pensano di essere “schermate” nelle loro debolezze o nei loro non trasparenti obiettivi.

In “I poeti contemporanei 167 – 7 autori” , di cui tu sei uno dei 7 autori, di cosa si parla? Di cosa tratti nelle poesie che hai pubblicato in questa raccolta?
E’ una collana di 7 nuovi autori molto diversi tra loro e che non si conoscono tra loro. Non c’è un vero filo conduttore. Sta al lettore trovarlo, magari.
Per quanto concerne la mia poesia, essa nasce spontanea in maniera misteriosa, a volte dopo eventi che pensiamo di aver rimosso. Quel che è certo è che, come già detto, in maniera intimista e forse un po’ autoreferenziale parlo di me, della mia incapacità comunicativa. Non è esplicita questa cosa nelle mie poesie, ma emerge solo a una lettura più attenta. Mi rendo conto che vi è una dicotomia di fondo: da un lato una grande nostalgia/malinconia, dall’altra la voglia di comunicare questo stato ma con il freno a mano tirato diciamo…

Possiamo allora dire che vivi la poesia nella maniera leopardiana?
Beh, questo stato che sembra così negativo e malinconico è uno “stato” che io ricerco, che a me piace. Non che mi piaccia essere isolato, questo no, ma per capire e pensare meglio, gradisco non essere in compagnia.

Hai due figli, di cui una adolescente, credi che oggi il valore della cultura si stia andando perdendo o semplicemente modificando?
Vedo molta superficialità e troppa velocità nel loro modo di agire e interagire. Senza ponderare che cosa è essenziale. Non sono attrezzati come vorrebbero farci credere, purtroppo. Hanno opportunità e strumenti fantastici che io (che non sono vecchio) mi sognavo. Infatti, quelli che riescono a gestirsi diventano delle eccellenze, grazie alla corretta gestione del bombardamento di stimoli a cui sono sottoposti.

Grazie ancora a Domenico Bellistri, per essere stato così disponibile con noi, saremo lieti di riceverti nuovamente fra le nostre righe. Intanto potete trovare i libri a questo indirizzo: www.poetipoesia.com/autore/domenico-bellistri/

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