– DI LUCIANA TRANCHESE
luciana.tranchese@liberopensiero.eu

Quanto la vecchiaia possa essere una battaglia solitaria, scandita da un tempo che segna il corpo e la mente, lo rivela una società che avverte come sempre più profonda la frattura fra generazioni diverse. Un tema così sfaccettato e multiforme è trattato dall’inusuale delicatezza dell’eclettico fumettista spagnolo Paco Roca, autore del pluripremiato graphic novel Rughe, vero e proprio successo di critica e di pubblico, arrivato in Italia grazie alla casa editrice Tunué nel 2008, e riedito dalla stessa nel 2013 nella collana Le Ali. A partire dal 2013, In Italia, è stato anche distribuito l’omonimo film d’animazione Arrugas – Rughe, tratto dal fumetto. Paco Roca affronta il tema della vecchiaia e della malattia con l’intento preciso di denunciare quanto spesso gli anziani vivano dimenticati e in una condizione di solitudine senza speranza. Il protagonista di Rughe è Emilio, un direttore di banca in pensione, affetto dal morbo di Alzheimer, che si trasferisce per volontà del figlio in una residenza per anziani. Pian piano impara a convivere con i suoi nuovi compagni, persone cui l’età avanzata ha riservato la stessa sorte, relegandoli in una condizione di morbosa routine quotidiana, lottando contro la malattia per non finire nel tanto temuto “secondo piano” dell’istituto, destinato a chi non può provvedere autonomamente a se stesso. Gli anziani della casa di riposo che ospita Emilio vivono con rassegnazione o con totale inconsapevolezza quella desolante routine, in cui ogni giornata si ripete uguale a se stessa. Una noia inestinguibile fatta solo di attese, di occasionali visite familiari, e di ricordi che rischiano di andare perduti ogni giorno che passa. In un posto simile c’è tempo a sufficienza per stringere nuovi legami, ma soprattutto per cercare di non smarrire sé stessi. Ciò che rende ancora più drammatica la condizione di abbandono di Emilio è proprio la scoperta di essere condannato a una graduale e irreversibile perdita di memoria, a partire dalle cose più semplici come il saper mangiare o il vestirsi. Paco Roca passa in rassegna i tanti volti della vecchiaia attraverso i vari ospiti della residenza. C’è chi ancora si perde nei propri sogni d’infanzia o nelle proprie glorie passate, chi pur essendo stato dimenticato, si sforza di non dimenticare a sua volta. E così la signora Rosaria, seduta accanto a una finestra, immagina di essere sulla carrozza di un treno diretto a Istanbul, mentre Fèlix s’immagina ancora militare in servizio e Renato rievoca continuamente le sue glorie sportive. C’è chi, come il cinico Miguel, cerca di afferrare ancora quanto la vita gli può dare per allontanare il più possibile la vecchiaia, disdegnando i legami, ma rimanendone irretito quando la sua amicizia con Emilio lo spingerà a prendersene cura con grande affetto. La grazia e la leggerezza del tocco grafico, l’umorismo e la sottile ironia che pervadono i dialoghi provocano un effetto disarmante, che strappa più di una volta un sorriso amaro. Rughe riesce a dare un quadro sufficientemente completo del morbo di Alzheimer, tanto da essere stato apprezzato e promosso anche dall’AIMA (Associazione italiana malattia di Alzheimer) perché, come si legge in una nota, oltre “a essere di piacevole lettura, è un libro in grado di aiutare i familiari, gli operatori professionali e i pazienti stessi a comprendere meglio la malattia”.