– DI LUCIANA TRANCHESE
luciana.tranchese@liberopensiero.eu

«Remember, remember the Fifth of November,
The Gunpowder Treason and Plot,
I see of no reason
Why Gunpowder Treason
Should ever be forgot »

«Ricorda, ricorda il cinque Novembre,
La Congiura delle Polveri e il complotto,
non conosco ragione
per cui la congiura
debba essere mai dimenticata»

Nell’immaginario collettivo, ormai, questi pochi versi si accompagnano al sorriso enigmatico di una maschera. Si tratta del volto di Guy Fawkes, nome del fautore della celebre Congiura delle polveri, i cui lineamenti stilizzati sono presi in prestito dal misterioso terrorista anarchico V, protagonista di una pietra miliare del fumetto: V for Vendetta. L’identità di un rivoluzionario inglese vissuto nel ‘600 e quella di uno vissuto in futuro distopico prettamente letterario si sovrappongono in un connubio che da solo rivela già molto di sé. Sono state fornite tante e diverse chiavi di lettura per l’opera dell’eccentrico Alan Moore, ideatore della serie pubblicata per la prima volta nel 1982 sulla rivista inglese Warrior, e del disegnatore David Lloyd, considerato uno dei maestri del fumetto in bianco e nero e che ha avuto un ruolo fondamentale nella caratterizzazione del personaggio di V. Il graphic novel di Moore e Lloyd, che trovò la sua degna conclusione solo nel 1988 quando venne ripubblicata interamente a colori dalla DC Comics, arrivò in Italia sulle pagine della rivista Corto Maltese nel 1991. Oggi in molti hanno ben presente V per Vendetta, famosa trasposizione cinematografica, sceneggiata dai Fratelli Wachowski nel 2006, disconosciuta dal genio del suo autore, e che in più punti reinterpreta oppure omette dei passaggi salienti dell’opera madre, banalizzandola sotto molti aspetti. Al contrario Davi Lloyd si è sempre detto entusiasta di aver collaborato alla sceneggiatura, apprezzando pienamente l’esito di tale rivisitazione. Le strade di una Londra oppressa in cui prevalgono violenza e corruzione, le pareti domestiche tra le quali vigilano occhi, bocca e orecchie di un regime dittatoriale, l’ordine costituito apparente privo di giustizia e di libertà fanno da sfondo alla teatralità delle gesta di V, alla sua vendetta e alla sua passione per un’amante fedifraga (come egli appellerà la Giustizia), il cui primo atto rivoluzionario porta a compimento quello in cui Guy Fawkes fallì: la distruzione del Parlamento, simbolo di un sistema di potere repressivo e violento. La maschera sorridente di V lancia una sfida che non ha solo una connotazione politica. Sfida gli uomini a riappropriarsi di ciò che è loro e che hanno perso: dal rumore della propria voce che “esplode dopo il silenzio”, alla piena libertà che si realizza solo superando la paura del dolore e della morte, fino al recupero di un’identità che, come il suo mentore V, la giovane Evey Hammond ritrova, paradossalmente, indossando una maschera… un’idea. Qual è il prezzo della libertà? Quanto è sottile il confine tra disordine e anarchia consapevole? Quando la vendetta personale di V può diventare una vendetta collettiva? Sono solo alcuni degli interrogativi che offrono motivi di riflessione inesauribile. Non resta che un invito a leggere V for Vendetta, un’opera che fa della distopia lo specchio di tanta parte della cultura e della società contemporanea, e non solo.

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