– DI DAVIDE ESPOSITO
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Questo numero di History in Making non riguarderà la questione dell’identità, poichè ho deciso di dedicarmi alla questione della Crimea, ripercorrendo la sua storia dal I millennio a.C. ad oggi.

 

La Crimea, nel corso della sua storia, ha subito dominazioni da parte di popolazioni diverse. La chiave della sua importanza è data dal fatto di essere uno  sbocco marittimo importantissimo per i traffici commerciali fra Occidente ed Oriente. Non è un caso che già i Greci vi fondarono colonie ioniche nel V secolo  (ossia legate all’area culturale ateniese). Il nome che i Greci diedero alla regione fu quello di Chersoneso tracico, ossia “penisola tracica”, data la  vicinanza con la Tracia, regione al nord-est della Grecia. La regione mantenne relazioni di carattere commerciale con Atene per diversi secoli. La Crimea  mantenne per molto tempo una relativa autonomia e durante l’ascesa dei Romani divenne uno stato tributario di Roma (il Regno del Bosforo) ma non direttamente  governato dagli Imperatori romani.

 

Dalle invasioni barbariche la Crimea viene praticamente divisa in due: la striscia più meridionale rimane legata all’Impero romano prima, e bizantino poi, e  vede la penetrazione del cristianesimo; la parte settentrionale della penisola e territorialmente più estesa fu conquistata da popolazioni delle steppe,  prima gli Unni e poi i Kazari. Le due parti della Crimea conoscono destini diversi per tutto il corso del Medioevo. La parte meridionale, decisamente più  importante per i suoi porti, rimase ai bizantini, per poi passare nelle mani di Venezia dal 1204 e poi di Genova nel 1261, che continuarono a tener viva la  vocazione mercantile della regione. La parte settentrionale rimase sotto il controllo di popolazioni del Nord, come i Russi del Principato di Kiev e i  Mongoli, che vi insediarono il cosiddetto “Khanato di Crimea”.

 

Con la caduta dell’Impero bizantino (1453) la striscia meridionale della Crimea passò sotto il diretto controllo dell’Impero ottomano, mentre il Khanato  divenne uno stato vassallo dei Turchi. Lo stato era retto da un’etnia turco-mongola, i cosiddetti Tatari di Crimea, ancora esistenti oggi, di religione  islamica sunnita. Dalla fine del XVIII secolo la Russia entra in competizione con i Turchi per il controllo dell’area. Sotto il regno di Caterina II i Russi  conquistarono la regione stabilendovi l’oblast (divisione amministrativa ancora esistente in Russia) di Tauride, nome tratto dai Tauri, popolazione che  avrebbe abitato la Crimea nella prima metà del I millennio a.C. In questo periodo inizia un processo di assimilazione culturale russa, che fa sì che la lingua principale della regione diventi il russo, mentre i Tatari diventano un’etnia minoritaria.

 

L’importanza geopolitica della Crimea per l’Impero russo era enorme: essa garantiva uno sbocco sul Mediterraneo e inoltre una base per la successiva  penetrazione russa, nel corso del XIX secolo, dell’area balcanica. L’impero ottomano viveva una lunga stagione di crisi, mentre l’altro grande  Stato interessato al controllo della regione in quel secolo, l’Impero asburgico, era percorso da spinte centrifughe e nazionalistiche delle varie etnie slave che vivevano nell’Impero.

 

La Crimea era quindi una pedina fondamentale nello scacchiere orientale e tutti i Paesi che volevano espandersi nella zona del Mediterraneo orientale erano  interessati al suo controllo. A Turchia e Austria dobbiamo aggiungere anche Francia e Regno Unito, che nel XIX secolo erano protagoniste assolute del processo di  colonializzazione di Africa e Asia. Per questa ragione non dobbiamo sorprenderci dell’emergere di un conflitto armato a metà del secolo che coinvolse anche  stati occidentali. Un banale casus belli (la tutela dei monaci ortodossi che risiedevano a Gerusalemme, allora turca) accese la scintilla fra Impero turco e  russo. Lo Zar pressò diplomaticamente i Turchi che, ottenuto l’appoggio di Francia e Regno Unito, non cedette: nell’ottobre del 1853 la Turchia dichiarò  guerra alla Russia.  L’Austria decise di rimanere neutrale, un gesto che rappresentava un arretramento nelle aspirazioni espansionistiche degli Asburgo. Francia e Regno Unito  scesero in guerra l’anno successivo, nel mese di marzo, a fianco della Turchia. La mancanza di battaglie decisive e  di un’epidemia di colera che decimò entrambi gli schieramenti nemici portò i Franco-Inglesi a chiedere aiuto altrove.

 

Ed è in questo contesto che il Regno di Piemonte decise di mandare 15000 soldati. L’obiettivo di Cavour non era ottenere vantaggi territoriali o commerciali  da Francia o Regno Unito, ma ottenere legittimità politica per il disegno di costruzione di uno stato unitario nel Nord Italia che si sarebbe concretizzato  qualche anno dopo. La presenza del Piemonte nella guerra con la contemporanea assenza dell’Austria era una sfida diretta agli Asburgo. La caduta di  Sebastopoli nel 1856 e un cambiamento al trono di Russia, dove Alessandro II succedette a Nicola I, significò la fine della guerra. La Russia perdeva così  sbocchi sul Danubio che andarono alla Turchia mentre il Regno Unito ribadì la sua egemonia sul Mediterraneo. La Crimea rimase territorio russo.

 

Con la rivoluzione bolscevica nella penisola emerse la Repubblica Popolare di Crimea, una delle roccaforti dell’armata bianca controrivoluzionaria, che fu  poi rovesciata dall’Armata rossa. Nel 1921 al suo posto fu fondata la Repubblica autonoma Socialista Sovietica di Crimea: da allora la Crimea fu parte  dell’URSS. La Repubblica di Crimea fu occupata dai Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale: le divisioni etniche giovarono ai Tedeschi, dato che i Tatari decisero di schierarsi al fianco dei Nazisti. Nel 1944 fu liberata Sebastopoli e in seguito l’intera Crimea, che dal 1945 divenne un oblast della Repubblica  russa. La Crimea divenne una regione turistica, attirando visitatori da tutti i Paesi del Patto di Varsavia, soprattutto dalla Germania Est. La svolta,  determinante per ciò che sta succedendo in questo periodo, è del 1954: Chruščëv decise di passare la Crimea alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Il  gesto era simbolico, poichè l’Ucraina era sotto controllo sovietico, ma Chruščëv non poteva immaginare che un giorno l’URSS sarebbe caduta. Già allora, inoltre, la popolazione di lingua russa fu contraria alla decisione.

 

Al momento del collasso del 1991 ci fu un periodo di caos, con la proclamazione dell’indipendenza, succeduta dalla decisione di rimanere parte dell’Ucraina.  La situazione rimase tesa per anni e già nel 1994 ci fu un tentativo fallito, da parte del presidente del parlamento di Crimea, Yuriy Meshkov, di trasferire  la Crimea alla Russia. Con un trattato del 1997 la Russia riconobbe ufficialmente i confini dell’Ucraina, e quindi il suo legittimo possesso della penisola di Crimea. Nel 2008 l’Ucraina accusò la Russia di fornire passaporti russi ad abitanti della Crimea, mentre nel 2009 ci furono manifestazioni da parte di  uomini di etnia russa contro il governo ucraino. Nel 2010 un trattato fra Russia e Ucraina riconobbe alla prima la possibilità di mantenere la propria flotta  al largo di Sebastopoli fino al 2042.

 

La Storia ci dimostra, quindi, come la Crimea sia stata teatro di numerosi scontri e passaggi della regione da uno stato all’altro e come le tensioni fra  Ucraina e Russia riguardo alla Crimea non siano scoppiate all’improvviso, ma siano già presenti da molti anni.