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– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

Con emozione e contentezza, inauguriamo una nuova stagione di Libero Pensiero: dopo i primi sei mesi sul web, trascorsi a fare esperienza e raccogliere idee, ecco la svolta. Una nuova grafica, nuove categorie, un concept ridisegnato ex novo per venire incontro alle esigenze dei lettori. In redazione, abbiamo fibrillato per due settimane. Ma adesso eccoci. Pronti a sfidare i tempi, a metterci in discussione fino in fondo, a varcare nuove soglie. L’onore (o era forse l’onere?) d’iniziare ho voluto prendermelo io: è domenica, è tempo di brainch. Ma prima di addentrarci nell’argomento della settimana – nella fattispecie, la TAV – consentitemi di ringraziare tutti per il lavoro svolto in questi ultimi 15 giorni. Abbiamo fatto il possibile per farci trovare pronti al meglio delle nostre possibilità, e ce l’abbiamo fatta. Il lavoro è stato frenetico e massacrante: lo stile, il colore, gli accessori, gli articoli. Ogni cosa curata nei minimi dettagli, per un ritorno in grande stile di cui non possiamo che esser fieri. E che, almeno nelle nostre intenzioni, servirà a fornirvi un servizio sempre migliore e alla portata di tutti. Perché, non è mai troppo banale ricordarlo, il Libero Pensiero è di tutti.

Dunque, ogni volta che discutiamo di TAV, tendiamo a focalizzarci sulla Val di Susa e i disordini causati dagli attivisti in difesa della loro terra, etichettati in gran fretta come “terroristi”. Colleghiamo quindi il movimento dei No-TAV ad un’idea di ripudio e repulsione totale nei confronti dell’alta velocità, come se si trattasse di un abominio da condannare in sé, e tale associazione, va detto fin da subito, è tanto spontanea quanto errata.
Da dove vogliamo cominciare? Anzitutto, le linee ad alta velocità sono già presenti in Italia e collegano fra di loro alcune grandi città come Napoli, Roma, Milano, e così via a bordo delle Frecce (sic!) di Trenitalia e delle vetture di Italo. La questione dirimente è ben altra: lo scempio ambientale, perpetrato ai danni del paesaggio e del territorio col fine di consentire la costruzione di nuove reti – nella fattispecie lungo il confine tra Italia e Francia.
Negli ultimi giorni, ho avuto modo di visitare di persona alcuni dei luoghi interessati dal progetto, ed ho potuto constatare come ci sia molto di più della Val di Susa; limitare quindi la nostra analisi tacciando di terrorismo chiunque vi si opponga è la solita sceneggiata all’italiana, costruita ad arte per creare scalpore e nulla più, priva di un qualsivoglia contenuto informativo. La realtà che mi si è parata innanzi è ben diversa: interi Comuni, come Arquata e Serravalle, già stravolti nel corso dell’ultimo decennio da una scellerata corsa verso la cementificazione selvaggia, rischiano di venire definitivamente stravolti dall’ossessione della modernità. I primi effetti sono visibili e solcano a mo’ di cicatrici un paesaggio che fino a pochi anni fa poteva dirsi ancora incontaminato. Ferite inferte con crudele avidità, destinate a non rimarginarsi mai, infette dalla scelleratezza consumista in spregio di cultura, tradizioni, identità e diritti inalienabili della popolazione. Colline tirate giù come castelli di sabbia, edifici e case destinati ad essere spazzati via perché d’intralcio, giganteschi cantieri che succhieranno tutta l’acqua sottraendola alle abitazioni in virtù di patti con il diavolo. Lo scenario prospettato è desolante, le linee della TAV promettono di devastare ogni cosa lungo il loro percorso e sembra non esserci modo d’arrestare questa folle avanzata. Un insulto non solo agli abitanti di quegli stessi luoghi, ma all’intera popolazione italiana, considerando i fondi spesi per la realizzazione di costosi giocattoli, quando altrove il servizio ferroviario latita nella malversazione e nell’abbandono: verificarne lo stato in Regioni come la Calabria, la Basilicata o la Campania stessa per averne conferma.
Distruggere il paesaggio e fagocitare gli insediamenti umani in un vortice di metallo e calce non è il modo giusto d’intendere il progresso, soprattutto se altrove nel Paese tale progresso sembra essersi arrestato alle condizioni di fine ‘800. La mia riflessione non può che vertere su due linee-guida fondamentali: anzitutto, è sbagliato ritenere la TAV come dannosa in sé, giacché il miglioramento infrastrutturale, di cui l’Italia ha un disperato bisogno, rappresenta lo scheletro portante della crescita economica; è altresì sbagliato ridurre i fenomeni movimentisti alla stregua di degenerazioni sociali localizzate in un contesto ben definito, giacché l’analisi andrebbe declinata in ogni sua caratteristica ed eviscerata a fondo prima di sminuire il tutto nel banale dualismo tra supporters ed avversari. Esistono metodi più consoni e atteggiamenti più adeguati per approcciarsi al problema, e chi scrive ritiene, umilmente, che la devastazione ambientale sia un prezzo decisamente troppo alto per ottenere qualche vantaggio nel trasporto, sebbene la protesta non debba mai sfociare nella violenza o peggio.
Chiediamoci insomma se la nostra Italia possegga ancora un’anima, e se abbia senso martoriarla con i soliti espedientucci giornalistici e con il menefreghismo delle classi dirigenti, incapaci di atti coraggiosi. Finiremo un giorno a rimpiangere i centri commerciali e i multisala, ricordando con malinconia i tempi in cui intorno “era tutto cemento”. Perché un treno potrà anche risparmiare due ore di viaggio, ma una montagna impiega milioni di anni per formarsi.

Buona domenica.