– DI EMANUELE TANZILLI

emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

 

Mi ritrovo a volte a desiderare con violenza che Dio mi avesse appioppato il vizio di fumare, anziché il vizio di scrivere. Ci penso spesso e soprattutto in queste giornate, lunghe come attese fuori dai portoni, lunghe come gonne d’ombra stese ai rami della campagna, come una bruciatura di anelli rossi intorno a dita di tabacco. Non è molto diverso in fin dei conti, forse scrivere costa qualcosa in meno, ma ci mancherebbero soltanto le accise sul pensiero e comunque lo Stato non ne ricaverebbe un granché, perché si fuma parecchio ma si pensa davvero molto poco. Non è diverso, vi dicevo, se il dolore e l’assuefazione sono simili; e se credete che scrivere sia un piacevole hobby da impiegatucci borghesi o poeti da strapazzo, siete completamente fuori strada. Il desiderio fa male, l’astinenza scava profondi solchi di disperazione sui tendini e sui nervi, dietro la fronte e le orecchie, come quando si ha timore di qualcosa di sconosciuto.

Portarsi dietro un pacchetto di bionde, per tirarne fuori una all’occorrenza e scusi, ha da accendere?, o un piccolo blocchetto di fogli (a quadri, io ho sempre usato i quadri) da trafugare dal taschino con cenni frettolosi e… scusi, ha una penna?… Ma no, ma che domanda stupida. L’accendino scocca in una scintilla sola: pochi istanti. Sfrega il pollice e guarda il fumo propagarsi nella prima boccata densa di soddisfazione. Una penna non la puoi restituire come se stessi compilando un modulo alla banca, non scherziamo. La scintilla è dentro, nel palpito del petto, nel fragore etereo della mente. Si autoinnesca, poi la penna compie il resto. Un minuto sottratto fugacemente alle rotaie del treno, tra una fermata e l’altra, o a passo lento lungo la schiena dei viali in autunno, brividi di foglia sulle costole del pomeriggio e petali di sguardi smarriti come soffioni al vento. Allora i polmoni s’impregnano di ogni fragranza come aspirassero dalla sigaretta il fiato avido dopo una lunga apnea. Non è molto diverso, vi dico; è un’esigenza, insomma, un vizio. Si fuma in qualche caso per noia, per svago o distrazione, ma principalmente perché se ne avverte il bisogno. E lo scrittore e il fumatore sono costretti a portarsi dietro una tale vergogna, l’imbarazzo di un fastidio da nascondere, un giudizio da evitare, il rimprovero negli occhi della gente quando la carta brucia – in tutti i sensi. In quei momenti siamo deboli, vulnerabili, e scopriamo il fianco a un mondo che non aspetta altro di sguainare la lama e affondarla nelle carni molli, per raccoglierne il sangue in una pozza. Scrivere è abbassare la guardia, sfidare sé stessi, è un atto di coraggio.

Mani sporche di mozziconi o annerite dall’inchiostro, pupille strette nella cenere in bilico su bordi rasi di occhiaie, ad aspettare un lieve soffio per svolazzare via. Via? Dove gli pare: ogni centimetro è una patria, per chi sa dove andare. Perdersi è un banale dettaglio geografico. Anzi mi correggo, perdersi è molto più di questo, è tutto: perdersi nelle striature ispide del cielo quando si sgranchisce i muscoli al risveglio; nelle linee di matita di camini e antenne scopiazzati con la carta carbone sui profili delle montagne laggiù in fondo; nelle pozzanghere d’arcobaleno alla fine della pioggia, specchi tristi a testa in giù spaccati addosso ad isole d’asfalto solitarie; nell’eco rauca di pareti e finestre sottili come un foglio e smanie di libertà nascoste dalle tende; nel respiro affranto di città quando è caldo e la mattina impazza in ogni vicolo, in ogni vena, in ogni spasimo. E nessun luogo in cui gettare il mozzicone. Così mi sento quando scrivo: fuori posto, eppure a casa, un po’ straniero e un po’ nativo, a metà punto esatto tra il morire di paura e il morire di felicità. E dopo aver finito, qualche scarabocchio da richiudere e l’espressione stanca di chi si è appena liberato da un’incombenza grave. Anche per oggi è fatta, le parole sono in ordine e il mondo non mi ha ucciso, ma questa volta c’è andato vicino, molto vicino, me lo sento.

Ah, se avessi semplicemente preso il vizio di fumare.