– DI CRISTIANO CAPUANO
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Dal 18 aprile al 20 luglio, l’opera di Andy Warhol sbarcherà al Palazzo delle Arti sotto forma di “Vetrine“: la mostra curata da Achille Bonito Oliva che, focalizzandosi su alcuni aspetti e periodi del lavoro di Warhol, indagherà sul rapporto che il genio di Pittsburgh intrattenne con la città di Napoli.

Organizzata da Spirale di Idee e dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune, l’esposizione consterà di 180 composizioni provenienti da diverse serie di lavori che Warhol realizzò tra gli anni ’50 e ’80.

Le opere su carta tratte da “Golden Shoes” parlano di un Warhol agli esordi, alle prese col suo impiego di grafico pubblicitario e vetrinista (da cui il titolo della mostra) presso gli stores di Madison Avenue, mentre altri, tra i lavori della maturità, come quelle della serie Ladies and Gentlemen (1975), alcune storiche Marilyn di fine anni ’60 e quella “negata” del 1985 (Marilyn this is not by me) accompagneranno alcune serigrafie dalle Campbell’s Soup e dai Camoufflages realizzate dalla Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Completerà la mostra una serie di disegni realizzati a partire dalle foto di Wilhelm von Gloeden nel 1978 che furono acquistate dal grande gallerista napoletano Lucio Amelio.

Fu proprio tramite la figura di Amelio, che ad Andy si aprirono le porte di Napoli: una città con la quale egli sviluppò un legame intenso e profondo, che lo portò a realizzare celebri lavori, alcuni dei quali da aprile in mostra a Palazzo Roccella.

L’amicizia tra Warhol e Amelio risale alla metà degli anni ’70 e sfociò in piena collaborazione nell’aprile del 1980, quando Amelio presentò, alla sua galleria in Piazza dei Martiri, la mostra “Beuys by Warhol“: una serie di ritratti dell’artista tedesco Joseph Beuys realizzati, appunto, da Warhol che si proposero di stabilire un confronto tra lo scintillante universo pop americano e il ben più tacito concettuale europeo.

Da qui in poi egli conoscerà importanti figure del panorama artistico napoletano, alcune delle quali ritratte in lavori facenti parte del percorso espositivo della mostra al PAN, tra cui Ernesto Esposito, Peppino di Bernardo e Graziella Lonardi Buontempo.

La scintilla tra Andy e Napoli era ormai scattata, tanto che Il Mattino pubblicò, in data 1 aprile 1980, la ormai celebre dichiarazione d’amore dell’artista americano alla città partenopea:

Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come a New York. Quello che preferisco di più a Napoli è visitare tutte le vecchie famiglie nei loro vecchi palazzi che sembrano stare in piedi tenuti insieme da una corda, dando quasi impressione di voler cadere in mare da un momento all’altro. A Napoli c’è anche il pesce migliore, la migliore pastasciutta ed il vino migliore. Cos’altro potrei aggiungere?

Il quotidiano napoletano sarà, inoltre, fonte d’ispirazione per “Fate presto“, l’headline work della mostra curata da Bonito Oliva, che riproduce, in tre tele su altrettante tonalità di grigio, la prima pagina de Il Mattino in data 23 novembre 1980, giorno in cui uno dei più violenti terremoti della nostra storia recente devastò l’Irpinia.

Il dramma del sisma impressionò Warhol tanto da fornirgli ispirazione per quella che, probabilmente, resta la sua serie più famosa legata a Napoli: Vesuvius, realizzata a partire dal 1985.

Per me l’eruzione è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario e anche un grande pezzo di scultura… Il Vesuvio per me è molto più grande di un mito: è una cosa terribilmente reale

Il rapporto tra Warhol e Napoli si mantenne vivo per tutta la sua carriera, non solo attraverso le visite di Andy in Italia, ma anche grazie alle conoscenze e le collaborazioni che egli intrattenne con grandi esponenti dell’arte partenopea: uno su tutti, Francesco Clemente, con il quale egli occasionalmente dipinse (in tandem con Jean-Michel Basquiat) durante tutto il corso degli anni ’80.

La mostra “Vetrine” offrirà, dunque, un’importante finestra su quello che fu il fruttuoso legame tra Warhol e l’Italia: un fil rouge che viaggia dall’Atlantico al Mediterraneo, legando due realtà pittoresche e multirazziali come Napoli e New York tramite l’intrigante trama tessuta da uno dei più celebri e amati geni artistici del secondo Novecento.

“Andy Warhol. Vetrine”. In mostra al PAN (Palazzo delle Arti – Palazzo Roccella), Napoli, dal 18 aprile al 20 luglio 2014.