– DI MARCO DI DOMENICO
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Dall’8 Aprile prossimo si terranno i test nazionali per Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Odontoiatria e Protesi Dentaria e Architettura.
Mancano, ormai, solo due settimane alla novità di anticipare i test di ingresso. Una novità che sfavorisce centinaia e centinaia di studenti, impegnati nello studio per la maturità e penalizzati dal non aver ancora ultimato i programmi delle varie materie scolastiche (d’altronde la scuola termina il 12 Giugno).
Secondo il Ministero dell’Istruzione questa modifica favorisce gli studenti, mentre le organizzazioni studentesche hanno promosso petizioni online e manifestato fortemente per chiedere un rinvio a Settembre. Ma, a meno che non ci siano colpi di scena finali, il MIUR non sembra cedere.
Inizialmente, il Ministero aveva anche ridotto i posti. Misura corretta dal neo ministro Giannini, che ha riportato i posti definitivi all’anno scorso (smentendo così l’operato della Carrozza), sebbene rimanga un taglio del 13% ad Architettura.

Con la L. 264/99 (c.d. “Legge Zecchino”), in Italia, veniva inserito il numero chiuso per tutti i corsi di laurea afferenti all’ambito medico-sanitario, recependo le indicazioni della direttiva 93/16/CEE, che lega il numero di studenti alla disponibilità delle strutture (numero di posti letto presenti nei policlinici universitari) e al fabbisogno calcolato da ogni Stato per le esigenze del proprio sistema sanitario.

Spesso, il numero chiuso viene celebrato come il possibile rimedio per il sistema universitario italiano: tutti gli altri corsi di laurea dovrebbero essere a numero chiuso o programmato, in modo da consentire un migliore accesso ai servizi delle università, un risparmio per le casse dello Stato e ridurre i fuoricorso. Quindi, se così fosse, le facoltà mediche, soprattutto Medicina, dovrebbero funzionare benissimo.

Un’ indagine del sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed ha messo in evidenza le criticità del sistema formativo italiano. Tra pensionamenti e numero sempre più esiguo di specializzandi, tra 10 anni mancheranno all’appello oltre 15.000 medici specialisti nel Servizio sanitario nazionale. Pediatri, psichiatri e chirurghi sono le categorie più a ‘rischio estinzione’. Ma come si è arrivati a questo?

Il nodo è costituito soprattutto dal percorso formativo che rende sempre più difficile il ricambio fra nuove e vecchie generazioni. Bisognerebbe puntare su due priorità: l’imbuto formativo, risultato dallo scarto tra numero chiuso per l’accesso alle scuole di medicina e chirurgia e l’offerta formativa post-laurea e il precariato medico, generato sia dal blocco del turnover che da riforme pensionistiche.

Il problema è sorto non solo in Italia, ma in tutta Europa, specialmente in Germania, Gran Bretagna, Slovacchia, Austria, Ungheria, Romania e Svizzera (qui si pensa addirittura di abolire il numero chiuso).

Bisogna considerare altre questioni che non vengono sottolineate: non tutti coloro che superano il test d’ingresso portano a termine gli studi (la media è del 60-70% degli immatricolati); ancora, gli studi di Medicina necessitano di tempi molto lunghi, per cui non è possibile calcolare in maniera precisa quali saranno le necessità della sanità fra 10-15 anni. Infine, il discorso del numero chiuso non può essere scollegato da quello del numero delle borse disponibili per le specializzazioni e dei corsi per l’abilitazione a medico di base. Con una laurea in Medicina non si può esercitare la professione, bisogna necessariamente o accedere a una specializzazione o diventare medico di base. Ma anche qui, il numero di posti disponibili è inferiore sia alle reali esigenze del Paese, che al numero dei laureati stessi in Medicina.

La situazione è impietosa se si aggiunge i repentini cambi di posizione dei vari che si sono succeduti negli ultimi anni: nel 2011 il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, dichiarò che il problema era vero e che bisognava porvi rimedio; il Ministro dell’Istruzione del governo Letta, Maria Chiara Carrozza sostenne l’introduzione del bonus di maturità (per poi abolirlo il giorno stesso delle prove di Medicina) e il taglio di ulteriori posti alle facoltà mediche. Ora, il nuovo Ministro dell’Istruzione, Giannini, si è dichiarata perplessa sul numero chiuso ma, tranne che sospendere la riduzione dei posti disponibili, non si è ancora pronunciata nettamente sul tema.

Il sistema va riformato dalla radice con provvedimenti che apportino immediati e radicali correttivi a ciò che evidentemente non funziona: lo strumento del numero chiuso è certamente uno di essi, ma anche il blocco del turn over è una questione che andrebbe affrontata immediatamente.