– DI LUCIANA TRANCHESE
luciana.tranchese@liberopensiero.eu

Anche quest’anno il Future Film Festival è alle porte.
Giunto alla sua XVI edizione, il Festival internazionale di cinema, animazione e nuove tecnologie, che si terrà a Bologna dall’1 al 6 aprile, si presenta, nel panorama delle kermesse cinematografiche italiane, come un irrinunciabile e ravvicinato punto di osservazione degli sviluppi tecnologici della settima arte e della loro applicazione nei campi dell’animazione (sia tradizionale che digitale), degli effetti speciali, dei videogame e dei new media.
Rassegna cinematografica tra le più importanti in Italia, il Future Film Festival è un’occasione perfetta per un confronto diretto con l’arte del fare cinema.
Gli incontri con noti esperti del settore, per discutere apertamente dei film presentati e delle tecniche impiegate nella loro fase di realizzazione, svelano il lato nascosto del grande schermo. Una diversa prospettiva che inquadra il cinema dall’interno, nel suo farsi opera d’arte.
Filo conduttore che attraversa in vario modo tutte le sezioni della XVI edizione del Future Film Festival, diretta da Giulietta Fara e Oscar Cosulich, sarà “Futuropolis – Le città del futuro”; tema che invita a riflettere su quanto il cinema possa aver influito sull’immaginario collettivo, plasmando l’idea che abbiamo delle metropoli del domani e modellandone l’aspetto.
Numerose anche le anteprime delle pellicole d’animazione che avranno tempi di uscita, nelle sale italiane, più o meno lunghi.
L’attesa più febbrile è sicuramente quella per l’anteprima dell’opera con cui il maestro dell’animazione nipponica Hayao Miyazaki, autore di capolavori senza tempo ed età, ha deciso di congedarsi dal proprio pubblico: The Wind Rises – Si alza il vento, summa di alcuni dei temi a lui più cari.
Altro titolo proveniente dal paese del Sol Levante è il film diviso in quattro episodi, realizzati da altrettanti registi, ambientato nel Giappone del passato e del futuro: “Short Peace”, nato da un’idea del maestro Katsuhiro Otomo, autore del celebre “Akira”.
Dalla Corea arriva “The Fake” di Yeon Sang-ho, film di denuncia ambientato in un villaggio di provincia destinato a essere sommerso per la costruzione di una diga.
La Francia, invece, è rappresentata da diversi titoli tra i quali emerge “Ma maman est en Amérique, elle a rencontré Buffalo Bill”; film di formazione di Marc Boréal e Thibaut Chatel, ambientato negli anni ’70. È la storia di Jean, che comincia la sua avventura alle scuole elementari. Quando gli chiedono cosa fa sua madre, lui racconta che è una segretaria sempre in viaggio per il mondo, ma che gli invia cartoline colorate e ricche di avventura. Pian piano, però, il piccolo Jean inizia a rendersi conto che forse la verità è un’altra.
Gli Stati Uniti portano in concorso “Cheatin’” di Bill Plympton alle prese con la passione e la gelosia di una folle storia d’amore del tutto priva di dialoghi, ma disegnata “a mano” dal regista, in ogni suo singolo fotogramma; mentre dal Brasile arriva “Rio 2096 – A story of love and fury” di Luiz Bolognesi: il film percorre in quattro tappe la storia del Brasile, dalla colonizzazione passando per la schiavitù, seguita dalla dittatura militare fino al futuro anno 2096, in cui Rio de Janeiro è sconvolta da una guerra per l’acqua.
Questi sono solo alcuni dei film protagonisti di questa edizione del Future Film Festival di Bologna e in competizione per il Platinum Grand Prize, che premia il miglior lungometraggio in concorso. Provenienti da lontane parti del mondo, tutti, attraverso il comune linguaggio del cinema d’animazione, hanno qualcosa da dire; un messaggio che si esprime in modi sempre diversi e che vale la pena ascoltare.
Per ulteriori info: www.futurefilmfestival.org

Ecco la sigla ufficiale del Future Film Festival 2014 prodotta dai ragazzi di Studio Croma: The Flying Man