– DI SUNDRA SORRENTINO
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28 Maggio 2013. Piazza Taksim. Una cinquantina di ambientalisti occupa l’area in segno di protesta. Lì dove sorge uno dei pochi spazi vedi della parte europea di Istanbul, il governo progettava di costruire la caserma militare Taksim, un centro commerciale e appartamenti di lusso. La piazza diviene il simbolo del dissenso, e la contestazione si espande. E non coinvolge più solo gli ambientalisti, la battaglia non è più unicamente contro la cementificazione selvaggia, il Parco Gezi, destinato a diventare caserma militare, è molto di più. Le conseguenze delle proteste sono molto di più. La ribellione diventa esigenza di un intero popolo, la resistenza si trasforma nell’unico strumento opponibile all’assurda repressione a cui i manifestanti sono sottoposti. Le squadre antisommossa utilizzano spray al peperoncino su persone inermi, lanci di gas lacrimogeno ad altezza d’uomo, urticanti all’acqua spruzzati da camion muniti di idranti. La questione ambientale, di rilievo evidente in sé, diviene lo spunto per capire davvero che l’obbedienza non è una virtù. L’obbedienza non è una virtù se ci paralizza nell’accettazione passiva di ingiuste imposizioni, se ci intrappola nell’impossibilità di reagire al richiamo della nostra naturale aspirazione alla libertà, se ci rende meno umani. Piazza Taksim non è più un luogo. E’ il mondo, siamo tutti lì, in attesa di un finale migliore.
A quasi un anno dagli avvenimenti raccontati, ad una settimana dalle elezioni locali, il Primo Ministro Erdoğan decide di bloccare Twitter, il social network che conta, in Turchia, 10 milioni di iscritti, numero in crescente aumento dal periodo delle manifestazioni. Il social era stato utilizzato per condividere intercettazioni telefoniche, prove schiaccianti della corruzione governativa. Un attacco senza precedenti alla libertà d’espressione. La storia è ciclica, la storia si ripete. Gli urticanti non sono bastati, i morti e i feriti non sono bastati, la fame di libertà è inestinguibile, e il popolo Turco digiuna da troppo tempo.