– DI DAVIDE ESPOSITO
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Il nostro viaggio per comprendere se esiste un’identità europea e quando si sia formata è giunto alla tappa conclusiva. Nell’ultimo numero, ripercorrendo la storia del concetto di Europa, eravamo arrivati al primo Novecento, notando che, fino ad allora, ancora non era emersa un’identità europea come la concepiamo noi, ma altri tipi di identità sovranazionali.

 

All’alba della Prima guerra mondiale era il Nazionalismo a trionfare, e quindi l’idea di un’identità europea comune era aliena alla mentalità degli europei. La situazione non cambia per tutta la prima metà del XIX secolo, anzi, il nazionalismo si accentua, portando all’emergere delle dittature fasciste. La fine della seconda guerra mondiale porta alla nascita di due grandi poli contrapposti, il blocco legato agli Stati Uniti e quello legato all’Unione sovietica. Ed è in questo contesto storico che nasce l’Unione europea, centrale in questo discorso.

 

L’UE nacque nella metà del Novecento, per volontà di sei stati del blocco occidentale, a causa di ragioni economiche e politiche: evitare di diventare succubi degli Stati Uniti e favorirsi a vicenda nel processo di ricostruzione post-bellico. Da allora l’Unione Europea si è allargata sempre di più, fino a comprendere la quasi totalità degli stati europei, con competenze ed obiettivi che si sono evoluti nel tempo.

 

Qual è il ruolo dell’UE nel nostro discorso sull’identità europea? Centralissimo. Perché si inizia a ragionare sull’identità europea e a tentare di costruirla soltanto con la nascita dell’UE, e, probabilmente, senza di essa oggi non staremmo parlando di questo argomento.

 

Nelle ultime decine di anni si è tentato di creare una sovrastruttura culturale ad una struttura politico-economica. Una volta creata l’Unione Europea come istituzione, parlare di identità europea comune serviva e serve a giustificare i poteri di un’istituzione relativamente recente e criticata da una considerevole parte della popolazione europea.

 

Qual è il nodo centrale per creare un’identità? Come detto in precedenza, è il mito, ed è proprio al concetto di mito-motore che i fautori dell’UE ricorrono. Il primo mito-motore è rappresentato da Carlo Magno: quante volte abbiamo sentito parlare di Europa a trazione carolingia, per giustificare la centralità di Francia e Germania negli equilibri geopolitici del continente? Ricorrendo a Carlo Magno, vedendo il suo Impero come anticipatore dell’UE, si creano, in modo fittizio, delle radici ad un’istituzione nata 50 anni fa che risalirebbero, invece, a ben 1200 anni fa: più antica è un’istituzione, più accresce la sua autorevolezza.

 

Ma è un altro tipo di mito-motore a cui si ricorre che ci fa comprendere la vera natura dell’identità europea: c’è una pagina, nel sito ufficiale dell’UE, che parla di “padri fondatori dell’Europa”.[1] Chi c’è nell’elenco? Tutti uomini che hanno vissuto nei decenni centrali del Novecento e che hanno avuto un ruolo importante nella nascita dell’UE: Adenauer, Churchill, De Gasperi, Monnet, Spinelli, per fare qualche esempio.

 

Unione Europea e identità europea non sono due questioni distinte: si tratta della stessa, identica, cosa. Ma, come detto in precedenza, un’identità funziona quando è sentita da tutti i membri del gruppo. Non si può creare artificialmente un’identità dal nulla, ma essa si basa su uno sostrato di miti, tradizioni, memorie condivise, storia comune, che fanno da collante e tengono unito il gruppo. Quando questa operazione è artificiale e si cerca di creare ad hoc gli elementi sopraccitati (un esempio, appunto, è il trasformare Carlo Magno nel lontano padre dell’UE) il risultato è insoddisfacente.

 

La conseguenza è la nascita di movimenti anti-europei che mettono l’accento, invece, sulla propria identità nazionale se non, addirittura, sull’identità regionale, come nel caso della Lega Nord.

 

La costruzione di un’identità comune basata sui confini dell’Unione Europea ha, inoltre, un altro problema: la compresenza di altre identità sovranazionali che “funzionano” meglio. Parlare di identità europea comune significherebbe trovare somiglianze fra la cultura italiana ed, ad esempio, quella baltica o quella scandinava. Eppure noi rinveniamo maggiori somiglianze con altri paesi, come ad esempio gli Stati Uniti.

 

La vera identità sovranazionale in cui l’Italia è inserita non è quella “europea”, ma quella “occidentale”. I paesi post-comunisti dell’est Europa hanno avuto, fino alla fine degli anni ’80, una cultura, un sistema politico, un sistema economico, una religione differenti da quelli dei paesi dell’ovest Europa. Dal punto di vista italiano ci sono più punti di contatto con gli USA, stato da centinaia di anni retto da un sistema parlamentare democratico, con un sistema economico liberale, con una cultura figlia di quella europea occidentale che, a sua volta, sta influenzando quest’ultima… O con gli stati baltici, ex repubbliche sovietiche? La risposta è sicuramente la prima.

 

Il processo di globalizzazione rende sempre più somiglianti i paesi del blocco occidentale dal punto di vista culturale: il cinema, la musica, la cucina, l’abbigliamento, la letteratura… Anche la lingua si sta uniformando e il nostro italiano diventa progressivamente sempre più anglofono.

 

Paradossalmente in questo processo di globalizzazione addirittura il Giappone, per secoli percepito come totalmente alieno al mondo europeo, sembra più vicino, dal punto di vista culturale, all’Occidente, rispetto all’Est europeo.

 

Quindi, in sintesi: l’identità europea esiste o no? No, o, per meglio dire, non ancora. Non è un’identità che poggia su un patrimonio culturale di lunga durata, come nel caso delle identità nazionali europee, ma è un’identità di natura recente. Come detto in precedenza, un’identità si sviluppa sulla longue durée, sulla lunga durata, e un cinquantennio è decisamente poco. Non esiste ancora, in Italia, un senso di appartenenza forte all’identità europea.

 

Ciò non esclude che un giorno questo senso di appartenenza potrà svilupparsi in futuro ma, ad oggi, il cammino sembra ancora lungo.

 

L’identità europea, per il sottoscritto, è ancora una chimera.

Stay Tuned!



[1] http://europa.eu/about-eu/eu-history/founding-fathers/index_it.htm