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– DI CLAUDIA POLO
claudia.polo@liberopensiero.eu

Se ci trovassimo a passeggiare fra le zone più “in” della nostra città – Vomero e Chiaia – sicuramente riscopriremmo, osservando con occhio attento, da buoni intenditori, uno stile ben diverso dal restante centro città: il liberty.

Dopo una ricerca si è venuta a sostenere la teoria che il Palazzo Acquaviva Coppola, situato tra via del Parco Margherita e via San Pasquale, nel quartiere Chiaia, sia stato il primo edificio in questo stile ad essere costruito a Napoli.
L’edificio fu progettato dall’ingegnere Augusto Acquaviva Coppola, da cui trae il nome, nel 1912; il palazzo unisce tendenze partenopee ed elementi della tradizione liberty europea, guardando soprattutto alla secessione viennese di Otto Wagner.
Essendo stato costruito su di una zona pendente è, collegato a due strade su livelli differenti: via del Parco Margherita e via San Pasquale.

Tra fine Ottocento e inizio Novecento, a Napoli come in molte altre piazze d’Europa, si andò diffondendo un movimento che avrebbe caratterizzato le arti figurative e l’architettura. Lo stile Liberty – in Italia, “Floreale”  (dal nome di una storica azienda londinese che produceva articoli di arredamento in stile floreale) -, si sviluppò in tutta Europa con nomenclature diverse per ogni Nazione.
Come caratteristiche peculiari, questo stile aveva l’asimmetria, il linearismo, l’utilizzo di materiali policromi, il naturalismo degli ornamenti con motivi floreali, mentre nell’architettura Liberty napoletana, il massiccio impiego di materiali quali il ferro battuto e il vetro, la presenza ricorrente di torri e pilastri, l’utilizzo diffuso di stucchi e motivi floreali a carattere decorativo e ornamentale, le forme curve del cemento.

Il Palazzo Acquaviva Coppola compone la sua decorazione esterna con la facciata in via del Parco Margherita, che s’ispira a motivi classicheggianti, mentre la facciata in via San Pasquale recupera il carattere sfavillante e pomposo del liberty, entrambe filtrate dagli stilemi floreali tipici del liberty. Al piano terra si apre l’ingresso per il Teatro Sancarluccio, progettato dallo scenografo Bruno Garofalo – oggi esso ha lasciato posto ad un negozio di antiquariato al piano terra del palazzo.

Oggi conosciuta come la zona “Chiaia”, al tempo dell’Impero romano, l’antico borgo di Chiaia (Largo Ferrandina, largo Vasto a Chiaia, via S. Teresa a Chiaia, via Piscicelli e vico S. Maria in Portico) metteva in comunicazione la porta di Chiaia (o porta Romana) con il lido di Chiaia, cioè l’attuale Riviera di Chiaia.

Carlo di Borbone diede alla strada una destinazione militare che richiese la costruzione di un nuovo edificio adibito a Cavallerizza nell’attuale Largo Ferrandina, essa era un complesso di pertinenza del Palazzo Reale adibito a scuderia ma anche deposito di carrozze e spazio per le esercitazioni, così che la via fu chiamata “della Cavallerizza”. Oggi è una strada all’interno di una zona pedonale molto animata per la presenza di negozi e dei baretti della movida notturna. In un secondo momento la parte iniziale di via della Cavallerizza venne chiamata strada Alabardieri, dal reggimento che fu installato nell’ex convento di Santa Caterina a Chiaia.