– DI AGNESE CAVALLO
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È dall’avvento del femminismo che le donne combattono per poter scegliere se e come portare avanti una gravidanza. Sin dal secolo scorso, le donne hanno combattuto per la propria libertà di scelta: prima la battaglia sulla libertà sessuale; poi quella sulla contraccezione; infine, zoccolo duro, quella sull’aborto. In realtà nessuna delle tre problematiche è risolta completamente, ancor meno quella dell’aborto. La donna non ha totale potere sul proprio corpo: è giudicata male colei che voglia vivere la propria sessualità senza remore, figuriamoci chi non vuole un figlio. È un omicidio, dicono! Ignoranza, moralismi e politica. Eccoli i veri colpevoli. Ecco cosa ci fa tenere quell’indice sempre puntato, pronto a condannare. La donna non può sfuggire a questa morsa. Vuoi abortire? E perché? Non ti vergogni? Subisce veri e propri interrogatori, ed è costretta a trovare scuse plausibili che soddisfino l’interlocutore. Eppure gli aborti ci sono sempre stati, così come sono esistite gravidanze indesiderate. Esistono donne che non vogliono figli, così come uomini che non ne vogliono. È solo la donna, però, ad essere additata, costretta a portare con sé la colpa. Quando c’è una gravidanza di mezzo l’unico protagonista è il nascituro, perdendo di vista il primo soggetto da tutelare: la donna. Una donna che non è tale se non è madre. Questo impone il “modo di pensare perbene”. Invece c’è chi è troppo giovane per sentirsi tale, chi troppo vecchia, e chi non ci si sente affatto. C’è chi l’istinto materno proprio non ce l’ha. Condannarla? Si è sempre fatto. Non si può sfuggire alla condanna morale. Il problema è quando lo Stato lascia che i moralismi prendano il sopravvento sulla legge. Ormai l’aborto è legale, ci sono i termini per farlo e c’è un modo più semplice e meno indolore dell’aborto chirurgico: la RU-486. Eppure non è così semplice prenderla. Perché la donna deve soffrire, se ha scelto di abortire. Non può cavarsela con una pilloletta! È davvero triste pensare che la donna non abbia alcun potere su di sé. Qualche secolo fa era plausibile, non sapeva nemmeno di avere un’identità distinta dall’uomo. Oggi no. Va considerata un’identità libera, rispettata nel suo genere e tutelata dalla legge. Scegliere di interrompere una gravidanza è uno shock terribile per chiunque. Non è credibile ipotizzare che non sia così. La donna porta un fardello e una responsabilità che la natura, o Dio per i credenti, le ha donato. Non per questo deve sentirsi obbligata a portarla avanti. Anche Dio direbbe: “c’è libero arbitrio!”. E poi, al di là della questione morale, dietro al rifiuto di una gravidanza non c’è un semplice “non è il momento giusto”, ci sono questioni pratiche ben più gravi: una malattia trasmissibile, una malformazione del feto che potrebbe pregiudicare la sua aspettativa di vita, l’incapacità da parte della madre di potersi occupare del bambino. E ancora si discute se la donna può abortire e in che modo debba farlo? La RU-486 continua a far scalpore, ma è semplicemente un’alternativa all’intervento chirurgico per evitare traumi e stress alla paziente, nient’altro. Eppure questa pratica abortiva proprio non piace agli obiettori, alla politica, alla Chiesa. Allora si fa in modo di mettere i bastoni tra le ruote. Vuoi prendere la pillola abortiva? Va bene. Puoi prenderla entro le prime 6 settimane di gravidanza ma, poiché in molti casi la donna si accorge di essere incinta alla quinta settimana, deve: decidere in fretta se abortire o meno, chiamare in più strutture sanitarie italiane possibili, chiedendo se praticano l’aborto con la RU-486, se ne hanno disponibilità (sono pochissimi gli ospedali in Italia che usufruiscono della RU-486 perché ci sono troppi obiettori di coscienza) e se quindi c’è possibilità di ricovero. Sì, avete capito bene, ci vuole il ricovero. Mentre per l’aborto chirurgico basta un day-hospital, entri la mattina ed esci il pomeriggio, per la somministrazione di una pillola — che non comporta prenotazione di sala operatoria e addetti sanitari specializzati — ben tre giorni di ricovero. È solo un deterrente, semplice. L’Italia è ancora lontana dal rispettare la volontà di scelta delle donne. Si pretende che la donna lavori — con uno stipendio minore di quello dell’uomo — sia moglie, sia madre, sia femminile e stia zitta. Sia tutto, ma in maniera silenziosa, perché di problemi già ce ne sono tanti, ci manca lei e la sua “libera scelta”. La RU-486 è solo la punta dell’iceberg. Bisognerebbe cominciare da lontano: prendere coscienza del proprio corpo, informare sulla contraccezione e in particolar modo sulla pillola anticoncezionale che, a proposito, tra qualche anno sarà disponibile anche per l’uomo — ora è ancora in fase sperimentale. Chissà quanti uomini la prenderebbero senza problemi, senza sentirsi intaccati nella loro virilità, pronti ad avere gonfiore e problemi di irritabilità. Tra qualche anno sarà molto divertente scoprire le loro reazioni. Non è una gara tra chi è migliore, o quale sia il sesso più forte, ma si dovrebbe fare una maggiore autocritica, riuscendo a superare pregiudizi e preconcetti, affidandosi al buon senso, provando a creare una coscienza sociale lontana dai moralismi e guardante all’utile e all’autodeterminazione.