– DI SUNDRA SORRENTINO
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Nella mente di un fotografo è il vuoto, un vuoto fatto di purezza e perfezione, astrazioni tanto profonde che possono catturare l’infinito. E lo contengono già. Negli scatti di Minor White, l’infinito è catturato in un istante. Infinita angoscia, infinita paura, infinito silenzio. La fotografia di White è arte allo stato puro, è soggettività nell’oggettività, tecnicismo nel sentimento, perfezione formale nell’imperfezione della sostanza interiore. “Io fotografo le cose non come sono loro, ma come sono io”. Ecco che la fotografia si trasforma, passando dallo stato di mero meccanicismo, di cui tutti siamo capaci, a quello di arte. Le cose appaiono nella loro superficialità, ma l’occhio del fotografo, prima della sua macchina, sa cambiare, interpretare, sentire, trascendere.
La fotografia diviene metafora, ricerca di paragoni, come nella serie di nuvole di Stieglitz, ripresa da White. Le nuvole, inconsistenti, mutevoli, eppure così visibili, come il nostro io, che gioca e non sa mai scegliere tra le infinite sfumature che intercorrono tra la stupidità e la saggezza. E, spesso, si perde nell’abisso che le differenzia, e non sa uscirne, e non sa spiegare questo smarrimento perenne.
White fotografa per questo. L’immagine da sviluppare non ha nulla di impersonale. E’, anzi, l’emblema di un’interiorità che teme di venir fuori in altri modi e che ricorre ad un filtro uguale per tutti per affermare la sua individualità, la visione della mente prima di quella degli occhi, il realismo astratto di fotografie che non vanno guardate, ammirate, apprezzate, ma studiate. Esse non comunicano soltanto, toccano sensi e spirito. L’estetica e l’etica di White corrono su binari paralleli, che, tuttavia, nascono l’uno dall’altro. L’arte è l’evasione da forze interiori dominanti sulla sua razionalità e contrastanti col suo volere. Ogni scatto è una pagina di diario esistenziale, intimo, segreto, riposto nei meandri di un cuore che non trova requie, che scalpita violentemente tentando la ribellione a convenzioni e convinzioni. E’ poesia. Sensi oltre i sensi. Evocazione. E le parole non servono più.