– DI LUCA MULLANU
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“Al vecchio diritto di far morire o di lasciar vivere si è sostituito un potere di far vivere o di respingere la morte”.

La riflessione di Michel Foucault ha segnato profondamente lo scorcio del secolo scorso, mantenendosi tuttora attuale. Soprattutto alcune tematiche esposte dal pensatore francese, come il controllo delle persone e dei loro corpi, rendono la riflessione sul potere, e il modo in cui viene esercitato, assai utile per analizzare la società contemporanea. La parola chiave nel pensiero di Foucault è biopolitica.

Entrando in maniera profonda nella vita delle persone, la biopolitica si impadronisce del loro corpo. La stessa vita diventa oggetto di un potere difficile da controllare, che si serve di molteplici dispositivi per piegare non solo la persona, ma la stessa vita ai bisogni del potere medesimo. Il pensiero di Foucault, inoltre, indaga anche in altre direzioni, considerando in particolare il potere della comunicazione. Essendo la nostra non più una società dell’informazione o della conoscenza, bensì una società della comunicazione, siamo continuamente immersi in un flusso ininterrotto di informazioni, siamo allo stesso tempo destinatari e produttori di comunicazioni.

Basti pensare al fatto che ogni nostro movimento è costantemente controllabile, da un badge che registra la nostra posizione, a una carta di credito che localizza la presenza di qualcuno che acquista in un preciso luogo, rilevando quindi non solo informazioni gps, ma i gusti e anche il potere d’acquisto. Sorveglianza, reclusione e punizione si manifestano quasi quotidianamente attraverso un numero crescente di strumenti sofisticati che ci accompagnano in ogni momento della giornata.

Il potere va ben oltre l’ambito della comunicazione, estendendo il controllo su tutta la vita, l’organizzazione passa anche e soprattutto attraverso la scienza e il potere del mercato. Sciolto da regole che non siano quelle che esso stesso produce, il mercato si impadronisce della vita, cancellando ogni mediazione istituzionale. Il neoliberismo e la sua devastante funzione sociale ledono la dignità umana rappresentando le immagini della precarietà dell’essere e riducendo il lavoro a merce. La dignità, questione centrale, non può essere scissa dalla libertà e dall’uguaglianza. I nostri padri fondatori lo capirono ed infatti l’Articolo 3 della Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”.

Il pensiero di Foucault, comunque, ci invita a riflettere anche sulla questione del potere intrecciato con il sapere, poiché spesso i due elementi si scindono. Ma non è così, poiché pratiche di sapere sono anche pratiche di potere, dato che conferiscono convinzione ed autorevolezza, ma danno anche e soprattutto la possibilità di controllo. Si tratta di dare una visione concreta e non distaccata come spesso facevano i filosofi, per cui Foucault parla di genealogia del sapere, microfisica del sapere, formule che chiariscono l’intreccio di potere e sapere all’interno della società contemporanea.

Il pensatore francese muore nel 1984, ma gli va riconosciuto il merito di essere riuscito a prevedere come la politica sarebbe progressivamente diventata biopolitica, cioè una politica interessata non solo delle volontà dei soggetti, ma praticamente della stessa vita. La sua riflessione è fondamentale, pertanto i suoi scritti permangono per molti versi validi e incontestabili per analizzare e comprendere il mondo in cui ci troviamo.