– DI CLAUDIA POLO
claudia.polo@liberopensiero.eu

Domani, martedì 15 Aprile, i Google Glass andranno in vendita libera online per il “modico” prezzo di 1500 dollari, negli Stati Uniti. Questi occhiali, rivelatori della “augmented reality”, fanno sì che vi sia nel nostro quotidiano un arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi. Google, con questa del tutto nuova sperimentazione “explorer” apre al pubblico il mercato di uno stock limitato per avere così un primo feedback, in attesa della vendita libera vera e propria.

Gli ordini online potranno comprendere montatura o lenti da sole. “I nostri Explorer – ha scritto l’azienda in un comunicato – sono mamme, panettieri, chirurghi, star del rock e ognuno di loro ha portato una nuova prospettiva che ci consente di migliorare ancora i Glass. Ma ogni giorno riceviamo richieste da parte di altre persone che non hanno ancora trovato il modo per aderire al programma e desideriamo anche il loro feedback”.

Alan Regnier, uno dei più noti explorer arruolati da Google per testare i Google Glass, ospite del Codemotion di Roma, ha spiegato come è vivere con questi occhiali “cyber nautici”. Alan dichiara: “Di solito li tengo su parecchio se sto lavorando, perché sto sviluppando per i Glass. Nel tempo libero, non molto a dire il vero, ma perché non ci sono ancora molte app. Al di dà delle funzioni di base, come la ricerca, le email, le foto e i video, sono le app a fare la differenza. Però quando vado a fare un giro in bici o una corsa li porto con me perché posso usarli tenendo le mani libere. Ecco, li uso per particolari attività. E adoro avere la possibilità di toglierli.” Alla domanda fattagli sul reale uso di essi, definito alquanto “distruttivo” , egli risponde: “Penso che fra un po’ di tempo la gente in metropolitana non sarà più china sul proprio smartphone, ma guarderà in alto per leggere i dati dei propri occhiali smart. Non necessariamente quelli di Google. Però per il momento sono ancora troppo grossi, troppo pesanti e la batteria dura troppo poco.”

Da come possiamo ben capire dalle parole di Alan Regnier, i Google Glass saranno una vera e propria estensione del nostro corpo. Google al momento non ha ancora specificato in quanti Paesi potranno essere disponibili e ciò accade poiché ci sono delle serie limitazioni da parte di Mountain View, sia a causa di lingua, in quanto non tutte le lingue saranno facilmente inserite nel sistema, sia a causa di alcune legislazioni che impediscono l’uso di tali lenti in molte aree del mondo. Del resto, persino negli Stati Uniti – dove ora i Glasses sono stati parzialmente sdoganati – è vietato indossarli alla guida e in diversi Stati sono al vaglio disegni di legge per vietarli.

In Italia, dove i Google Glass sono già usati in sperimentazione nelle sale operatorie dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI), è stato annunciato che Google produrrà e svilupperà i Glass in partnership con l’italiana Luxottica, coinvolgendo anche i due marchi più famosi del gruppo: Ray-Ban e Oakley. Come sempre, però, accade l’inconveniente, o meglio nasce una sorta di malcontento, tipicamente italiano, in vista di queste innovazioni: il Codacons ha dichiarato che i Google Glass avrebbero causato emicranie ed un certo stato di malessere. Sostiene inoltre il presidente del Codacons Carlo Rienzi: “Delicatissimo poi il fronte della privacy, considerato che tali occhiali potrebbero addirittura permettere l’identificazione delle persone, mediante applicazioni capaci di fornire dati sensibili attraverso il riconoscimento facciale“.

Google, comunque ha diffuso le proprie regole di netiquette sull’uso dei Google Glass dividendole in due macrocategorie: cosa fare e cosa non fare. Google non impone nulla, ma suggerisce il modo di usare responsabilmente gli “explorer” . Alcuni esempio di ciò che si suggerisce fare con i Glass è ad esempio “chiedere il permesso”; occorre aver coscienza del fatto che i Glass possono essere una tecnologia indiscreta, dunque è buona regola chiedere prima di scattare una foto o registrare un video poiché l’altrui persona potrebbe non essere d’accordo per motivi personali o avere regole generali da far rispettare per qualsivoglia motivo. Un esempio di ciò che Google sconsiglia di fare è «leggere “Guerra e pace” sui Google Glass»; Google incoraggia ad utilizzare gli occhiali per obiettivi specifici, per trovare informazioni o scattare una foto, ma non per mission troppo elaborate che portano al consumo di troppo tempo dietro il prisma dell’occhiale. L’obiettivo è quello di liberare l’utente, non di imprigionarlo dietro una ennesima prigione di chiamate e notifiche.

In attesa che i Glass siano alla portata di tutti, di seguito all’articolo un breve filmato su questa nuovissima e brillante tecnologia: https://www.youtube.com/watch?v=v1uyQZNg2vE