– DI CARMELA DAVIDE

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È da molti anni ormai che si sente più frequentemente parlare di problemi alimentari derivanti da un’ideale di bellezza non sempre reale.

Diversi mass media e pubblicità non fanno altro che immergere la nostra mente in immagini capaci di render desideranti non solo prodotti, ma veri e propri stili di vita. Oggi specialmente è il corpo femminile (magro e filiforme) a esser oggetto di continui spot che incitano giovani adolescenti a confrontarsi con problemi psichici e fisici, che solo all’apparenza possono sembrar di poco rilievo. Oltre tutto non mancano – come in ogni epoca – filoni che conducono numerosi giovani – e non solo – a tendere verso ideali di bellezza che sembrano essere e donare il massimo della felicità.

In parte, da anni a questa parte, il dito viene spesso rivolto a molte grandi case di moda che sono divenute – dal momento in cui molti altri punti di riferimento sono crollati – specchio riflesso per molte adolescenti. È noto, infatti, che lo star system -soprattutto il fashion system – propongono un modello di bellezza che vede la donna come eccessivamente magra, il che può generare malattie come bulimia o anoressia.

Una perfezione che tende a diventare e a generare avatar piuttosto che persone attraverso photoshop, trucco e parrucco. Le adolescenti prima, e le donne poi, aderiscono perfettamente ai richiami della società, a quegli stereotipi di una visione maschilista che tende a svilire la donna e a ritardare qualsiasi sua conquista ed emancipazione sia nel mondo del lavoro che nell’ambiente familiare.

Si sente continuamente parlare di modelle che masticano e ingoiano pezzettini di stoffa per non sentire la fame o di cotone imbevuto di succo d’arancia da mettere in bocca a mo’ di caramella per tre giorni prima di fare un servizio fotografico. A tutto ciò bisogna dire però che vi sono anche numerose campagne di sensibilizzazione o pubblicità per ricordare quanto il corpo femminile non debba essere ridotto come un grissino.

Più incisive, invece, le immagini di aziende in cui le donne hanno curve reali: posano davanti all’obiettivo disinvolte, allegre, per niente a disagio. Oggi addirittura sono tantissime le modelle e stilisti che hanno raggiunto una certa consapevolezza verso i problemi e difetti’ – se così si possono definire – che ogni donna, così come ogni uomo – può avere.

Nasce, infatti, una grande lotta contro il cibo: “Siamo donne non siamo manichini” . Questo è il grido di battaglia di una modella che combatte contro i canoni tradizionali, Elisa D’Ospina, 30 anni, la quale è passata da un’adolescenza tortuosa – con i suoi chili di troppo – a guadagnarsi non solo la copertina di Vogue – con i suoi 77 chili e taglia 48 – ma ha anche avuto la rivincita di poter sfilare per i più grandi stilisti del mondo sulle passerelle più importanti. È lei la vera forza di tutte quelle donne che non rientrano nei canoni di bellezza del fashion style. Si tratta di un esempio di vita estremamente positivo, che dimostra come si possa avere successo e, soprattutto, essere felici anche con qualche rotondità in più.

Sicuramente un modello importante per tante ragazze che, forse, potranno acquisire la consapevolezza del proprio corpo e delle proprie qualità nonostante il verdetto della bilancia. Non c’è niente di più bello e appagante che prender coscienza – non tanto dei tanti pregi – ma soprattutto dei propri difetti per poterli utilizzare come punti forti del proprio carattere. Se l’identità si costruisce su basi aleatorie, fittizie, inseguendo modelli fantastici e scintillanti, se ne rimane affascinati, sedotti, rapiti ma senza dubbio predisposti ad una inevitabile delusione.

Tutto ciò può ricondurre sicuramente non solo a un messaggio morale ma anche fiabesco che fin da piccoli ci è stato donato da una delle più belle, e senz’altro vere, storie che la Disney abbia mai raccontato: Pinocchio. Inseguire disperatamente il mito della bellezza induce senz’altro, come nella favola di Pinocchio, in un mondo del tutto fittizio paragonabile a quello dei balocchi dove tutto sembrava essere favoloso e perfetto ma che poi, nella realtà, si rivela angosciante e inappagante.