– DI MARCO DI DOMENICO
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Orrore e sgomento nella domenica di Pasqua, ad Acerra. Salvatore Sagliocco, 40 anni, muratore, una compagna e due figli, è stato ucciso con otto coltellate ai polmoni, dopo essere stato colpito ripetutamente con calci e pugni.

Dopo aver identificato i presunti ladri, un amico gli aveva affidato una “missione diplomatica” per recuperare con le buone il maltolto. Eppure, quando Salvatore ha incontrato i responsabili del furto, ha rimediato dapprima calci e pugni e quindi otto letali fendenti al polmone. L’assassino, Salvatore Manna (fratello di un pentito di camorra), è stato arrestato poco dopo l’accaduto. Con Manna è finito in manette anche un altro fratello dell’omicida.

La tragedia pasquale si è consumata al primo piano di una palazzina del rione Gescal di Acerra, noto come “Congo”. Alle otto di sera Salvatore Sagliocco bussa alla porta dell’alloggio in cui abitano i due presunti ladri, due tizi che un commerciante, un amico, il titolare di un centro scommesse, gli aveva indicato poco prima come i probabili autori di un furto avvenuto ai danni di un cliente.
Salvatore conosce entrambi i sospettati perché è nato e cresciuto nello stesso palazzo. E’ fiducioso e pensa di poter risolvere la questione in modo discreto. Ma quando i due uomini gli aprono la porta scaturisce una colluttazione con uno dei fratelli. All’improvviso, sbuca Salvatore Manna che impugna un grosso coltello da cucina, e agguanta alle spalle Salvatore Sagliocco, che resta a terra in un lago di sangue. Dopo pochi minuti intervengono i poliziotti del commissariato di Acerra.

La vita umana non ha più valore: per difendere il bottino di un portafogli, un uomo è capace di ucciderne un altro con cieca violenza. In un contesto sociale degradato, anche un gesto di umana fiducia nel prossimo viene scambiato per un affronto che va punito. In questi microcosmi vige il principio del più forte e gli altri devono adattarsi senza protestare.

Occorre un cambio di rotta repentino: ora va senza dubbio fatta giustizia per punire questo crimine assurdo, ma bisogna fare quadrato tra le istituzioni, i cittadini onesti e le varie associazioni operanti sul territorio, per offrire delle opportunità per chi vive nelle periferie e in quartieri “difficili”.

Quest’ennesima azione delittuosa dimostra quanto le nostre città siano invase da una violenza insita all’animo umano che scatta appena sollecitata.

Acerra si ritrova, come gran parte dei nostri territori, preda di una società che marginalizza e ghettizza gli abitanti di interi quartieri. Si deve tornare a discutere di periferie: come reintegrarle nel resto della città (o della provincia) e quali alternative mettere a disposizione degli abitanti di queste zone. Altrimenti, ognuno agirà secondo i propri istinti ed impulsi, non secondo la coscienza.