Bentornati all’History in Making. Questo sarà il primo numero legato al tema preannunciato nell’ultimo numero di History in Making: la religione. In questo numero tratterò del legame che vi è fra il potere e la religione o, più nello specifico, il concetto di carisma.

Incominciamo dall’inizio. La religione è diventata un motivo di conflitto, nel mondo occidentale, solo con l’avvento del Cristianesimo. Prima di allora le popolazioni europee si erano combattute l’un l’altra per altre motivazioni. Gli imperatori erano molto tolleranti per quanto riguarda la religione e l’Impero era caratterizzato dal sincretismo religioso. Oltre ad essere influenzati dal pantheon greco, i Romani importarono anche i culti di Mitra dalla Persia e di alcune divinità egizie come Iside, Serapide ed Osiride. Inoltre c’erano comunità ebraiche anche in Occidente.

Nessuno di questi culti creò i problemi generati dal Cristianesimo. Qual era la ragione delle persecuzioni? Sicuramente non l’adorazione di Gesù Cristo: i Romani, come visto sopra, accettavano praticamente qualsiasi divinità. Le persecuzioni furono motivate dall’atteggiamento ostile dei Cristiani nei confronti dell’autorità. Oltre a rifiutare il servizio militare a causa del divieto di uccidere della religione cristiana, i Cristiani rigettavano il culto delle divinità pagane oltre al culto dell’Imperatore. Queste sono le motivazioni delle persecuzioni, con il rigetto del culto dell’Imperatore come ragione principale.

Perché questa grande importanza del culto? Per comprendere ciò bisogna prima di tutto riflettere sul ruolo che aveva la religione nel mondo romano. Polibio ci offre un ritratto della religione romana come “instrumentum regni”: “I Romani hanno inoltre concezioni di gran lunga preferibili nel campo religioso. Quella superstizione religiosa che presso gli altri uomini è oggetto di biasimo, serve in Roma a mantenere unito lo Stato: la religione è più profondamente radicata e le cerimonie pubbliche e private sono celebrate con maggior pompa che presso ogni altro popolo. Ciò potrebbe suscitare la meraviglia di molti; a me sembra che i Romani abbiano istituito questi usi pensando alla natura del volgo. In una nazione formata da soli sapienti, sarebbe infatti inutile ricorrere a mezzi come questi, ma poiché la moltitudine è per sua natura volubile e soggiace a passioni di ogni genere, a sfrenata avidità, ad ira violenta, non c’è che trattenerla con siffatti apparati e con misteriosi timori. Sono per questo del parere che gli antichi non abbiano introdotto senza ragione presso le moltitudini la fede religiosa e le superstizioni sull’Ade, ma che piuttosto siano stolti coloro che cercano di eliminarle ai nostri giorni”. [1]

Secondo la visione di Polibio, quindi, la religione aveva una funzione politica. Al tempo di Polibio, però, non vi era ancora l’Impero romano e, di conseguenza, non c’era alcun culto dell’Imperatore. In realtà proprio il culto della persona era centrale nella gestione del potere: si tratta di quello che il sociologo Max Weber definisce potere carismatico. Il potere carismatico, per la definizione di Weber, è “fondato sulla devozione all’eccezionale santità, eroismo o carattere esemplare di una singola persona, e dei modelli normativi o ordini rivelati o impartiti da tale soggetto“. Fu Weber a introdurre il concetto di carisma nelle scienze sociali, definendolo come «una certa qualità della personalità di un individuo, in virtù della quale egli si eleva dagli uomini comuni ed è trattato come uno dotato di poteri o qualità soprannaturali, sovrumane, o quanto meno specificamente eccezionali. Questi requisiti sono tali in quanto non sono accessibili alle persone normali, ma sono considerati di origine divina o esemplari, e sulla loro base l’individuo in questione è trattato come un leader.»[2]

Rigettare il culto dell’imperatore e quindi desacralizzarlo significava minare le basi del suo potere. Costantino, legittimando il culto del Cristianesimo come religio licita nel 313 non farà altro che porre una nuova base del suo potere: l’imperatore passava da oggetto del culto a promotore e protettore del culto, continuando a sfruttare la religione come instrumentum regni.

Un esempio meno conosciuto ma più calzante del potere carismatico proviene dal Medioevo: si tratta del caso dei Re Taumaturghi, trattato da Marc Bloch nell’opera omonima. Nei secoli centrali del Medioevo si era diffusa la convinzione che i re di Francia e d’Inghilterra fossero dotati di poteri taumaturgici e fossero in grado di guarire la scrofola, una malattia allora molto diffusa. I re erano considerati, così,  esseri soprannaturali. A questo si aggiungeva l’usanza dell’unzione sacra che accresceva la santità del re medievale. Non è un caso che i re francesi si presentassero come nuovi re Davide e si proclamassero protettori della Chiesa. L’apice della sacralizzazione dei re francesi si ebbe con Luigi IX, morto durante l’ultima crociata nel 1270. In quanto martire, Luigi IX fu proclamato santo da Bonifacio VIII: la dinastia capetingia si ritrovò così, nel suo albero genealogico, un Re santo, fonte di una forte legittimazione per i suoi successori: i discendenti di Luigi il Santo governarono la Francia fino alla fine della monarchia nel XIX secolo.

Cosa c’entrano tali esempi lontani con il mondo di oggi? In realtà il potere carismatico è cosa ben attuale. Il culto della personalità è stato infatti centrale nella costruzione dei totalitarismi della prima metà del Novecento: Mussolini, Hitler e Stalin erano raffigurati come esseri sovraumani e il loro potere si reggeva interamente sul proprio carisma, sulla propria capacità di far presa sulle masse grazie alla loro aura mistica. Un fenomeno di tale genere è ancora vivo nelle dittature contemporanee, come nel caso della Corea del Nord.

Ma il potere carismatico non è tipico solo delle dittature, ma è centrale anche nelle democrazie rappresentative. L’Italia è caratterizzata da una serie di partiti personali, di cui Forza Italia è l’esempio principale. I club Forza Silvio che stanno nascendo ovunque nelle ultime settimane sono la dimostrazione maggiore di una legittimazione politica che non deriva dalle qualità dell’uomo ma dal suo carisma: l’annuncio di qualche anno fa fatto da Berlusconi in cui l’allora primo ministro dichiarò di voler sconfiggere il cancro non ha alcuna differenza con il presunto potere taumaturgico dei re medievali.

Che non si pensi che il potere carismatico sia legato unicamente a figure negative: lo stesso Gesù Cristo può essere tranquillamente considerato un leader carismatico, oltre alle figure principali di tutte le religioni mondiali, da Maometto ai pontefici. Infine, un esempio vicino ai lettori di questo sito e dimostrazione piena che la religione influenza anche ambiti apparentemente lontani, è rappresentato da Berlinguer: i suoi funerali e i lavori per commemorarne la scomparsa a 30 anni dalla morte dimostrano come, anche in contesto comunista, l’aura mistica derivata dal culto della personalità sia centrale nella politica e, conseguentemente, come il legame fra religione e potere sia ancora ben vivo a duemila anni di distanza dalla nascita del Cristianesimo.

Stay tuned!

Davide Esposito

[1] Polibio, Storie, VI, 56
[2] Max Weber, Theory of Social and Economic Organization.