– DI DOMENICO LONGO

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Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla campagna elettorale pentastellata per le prossime europee.

Partiamo dallo slogan/mantra/hashtag “vinciamonoi”. Giulia DI vita ci fa sapere, tramite facebook che lo slogan è stato coniato da Matteo Dall’Osso per il suo blog personale in cui parlava della sua malattia. Quindi nulla di politico, ma -dato che è una bella frase- questa entra alla Camera dei Deputati, portata dallo stesso Dall’Osso, poi ripresa dai suoi colleghi e così, a cascata, come slogan elettorale, deprivata del suo senso originario. Complimenti alla sensibilità. Triste poi constatare che lo stesso Dall’Osso, nell’andirivieni della sua malattia (dice di essere guarito togliendosi le otturazioni, ma quando si impappina durante un intervento in Aula torna ad essere malato), sia felice del fatto. Come se SLA e comizi elettorali siano la stessa cosa.
Ma il problema è che per lo staff del m5s la spiegazione “poetica” dell’On. Di Vita scompare. Infatti qualche giorno fa un post del blog grillino ci fa sapere che <Qualche giornalista ci ha chiesto perché abbiamo usato “vinciamonoi” come nome del tour elettorale delle europee. La risposta è semplice quanto banale “Perché vinciamonoi”. Si poteva anche battezzare il tour “perdonoloro”, ma ci sembrava un inutile accanimento, un infierire su partiti in disgregazione che si affidano alle mancette elettorali di 80 euro e ai piagnistei televisivi di un anziano pregiudicato. (…)>

 

Passiamo poi al programma elettorale, in realtà poco più che un manifesto. O meglio una locandina, dato che il manifesto è anche “un documento programmatico di un movimento o di una corrente politica, artistica o religiosa, che ne espone regole e princìpi e le sottopone al giudizio pubblico (wikipedia).
Ebbene nella locandina in 7 punti si dovrebbero trovare le soluzioni per rivoltare l’ Europa come un calzino, nuova ambizione dopo aver (come abbiamo visto) aperto il Parlamento nazionale come una scatoletta. 7 punti che sono contraddittori, irrealizzabili, e, usando il gergo “della rete” Off Topic”.
Vediamoli brevemente:

1- referendum sulla permanenza nell’Euro: tecnicamente impossibile, perché vietato dalla Costituzione (articolo 75 comma 2: Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali), ma anche ammesso che lo sia il problema è che è materia del Parlamento nazionale. Non si capisce come possa interessare a Bruxelles.

2- Abolizione del fiscal compact: il Fiscal Compact è un accordo tra Stati, concordato all’interno del Consiglio d’ Europa, che è cosa ben diversa dal Parlamento. Impossibile quindi che un organismo che non ha competenza ridiscuta un trattato stipulato da altri. A meno che il “programma” non si riferisca allo stralcio della ratifica italiana, ma anche i questo caso è cosa del Parlamento nazionale.

 

3- Adozione degli Eurobond (obbligazioni sul debito dell’AREA EURO): in contraddizione con i punti precedenti. Se il referendum, ammettendo che si possa fare, dovesse sancire l’uscita dell’Italia dall’Euro non ha senso condividere il debito con una valuta differente. E poi non ha senso condividere il debito senza regole comuni di bilancio, ovvero il fiscal compact. Fareste “alla romana”, mettendola giù terra terra, con chi ad una cena mangia ostriche e beve champagne mentre voi vi consolate con una pizza margherita?
4-Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune: E contraddice il precedente, perché intende un’ Europa a più velocità. Fermo restando che Paesi Mediterranei sono anche la costa africana, Turchia, Siria, Libano, Giordania. Interessante, ma ambizioso

5 e 6 li salvo perché quantomeno possono essere riconducibili alle competenze dell’Europarlamento e vedo direttamente al

 

7-Abolizione del pareggio di bilancio: anch’esso inutile da portare in Europa perché si tratta di una norma inserita nella Costituzione nazionale, quindi l’ Europarlamento è incompetente in materia.

Arriviamo infine, tralasciando tutto il capitolo delle “europarlamentari”, che per quanto assurde ed al limite del lecito (esperti dicono “oltre”, citando un altro slogan grillino, lo stesso) sono questioni prettamente interne al m5s, ed arriviamo a quanto la propaganda grillina sta diffondendo in questi giorni. Le conseguenze del voto vittorioso.

A questo punto, e per un “infine” è strano, una premessa: l’ Europarlamento consta di 751 seggi, di cui 73 riservati all’Italia. Quindi, anche “vincendo” con il 100% dei voti si rappresenterebbe circa il 10%. Con quei numeri è tecnicamente impossibile, anche ammettendone la fattibilità, realizzare un qualsiasi punto di quel programma. Fermo restando che sarebbero poi 73 “non iscritti” perché per costituire gruppo bisogna avere almeno 25 parlamentari E rappresentare almeno un quarto degli Stati membri. Quindi ci sarà la necessità di allearsi con altri gruppi, e non si sa ancora con chi, dato che Grillo non ha deciso (come previsto dal regolamento interno delle europarlamentari).

Il m5s asserisce che se vincesse le Europee ci dovranno essere, nell’ordine: dimissioni del Presidente della Repubblica e successivamente elezioni. L’ennesimo controsenso perché se c’è una Maggioranza parlamentare non si possono sciogliere le Camere, e le Camere le scioglie il Presidente della Repubblica. La Costituzione è regolata in modo che sia impossibile la contemporanea vacanza di Parlamento e Presidenza della Repubblica. Quindi la cosa è inammissibile a prescindere. Se poi aggiungiamo che le elezioni Europee non hanno valenza sulle questioni politiche dei singoli Stati si capisce facilmente che si tratta di una sparata di propaganda. In alcune versioni del proclama, poi, si aggiunge la richiesta di un Governo monocolore pentastellato. Lo ha detto, smentendo perfino il video in cui lo dice, Grillo, intervistato da Agorà. Non si capisce se, in punta di Costituzione, l’investitura la deve dare il Presidente della Repubblica dimissionario, quello successivamente eletto, e se la Fiducia la darà il Parlamento in carica, oppure (lo stesso) quello prorogato in attesa di elezioni.

Ma l’importante è diffondere lo slogan/mantra/hashtag “vinciamonoi”.