Mirko Musas– DI MARIA CAPONE
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Le tenebre dell’anima, scritto sotto forma di diario, è stato definito come thriller, noir, fantareale, un multi romanzo. Siamo davanti ad un romanzo eclettico quanto il suo autore?

Credo che “Le tenebre dell’anima” abbia le caratteristiche sia del romanzo thriller, sia del noir, che del fantareale. Ma gli elementi di ognuno di questi generi sono talmente interconnessi fra loro, da creare quasi un “diverso genere”, difficilmente etichettabile. Può di certo essere considerato un multi-romanzo per i molteplici contenuti che comprende, ma soprattutto per la differenza di stile che contraddistingue le quattro diverse parti: uno stile che sembra maturare con le fasi di crescita del protagonista e dello stesso dipanarsi della vicenda. Preciso che la storia è di assoluta fantasia, ma gli ambiti in cui si muove sono quelli di mia conoscenza ed esperienza (mi riferisco naturalmente alle descrizioni geografiche, nonché alle digressioni culturali, teologiche, artistiche e filosofiche): in questo senso si può attribuire un eclettismo proprio del suo autore.

 

La lotta tra il bene e il male è uno degli argomenti cardine del suo romanzo. L’ago della bilancia di Mirko Ravella, il protagonista, dove si spinge maggiormente?

Bella domanda! Intanto mi costringe a rispondere “alla lontana”, senza cioè rivelare elementi decisivi della trama. Innanzitutto bisognerebbe definire i concetti di “bene” e di “male”, ma non basterebbe neanche il compendio dei più grandi ed illuminati pensatori sull’argomento. Mirko Ravella sembra il protagonista di una vicenda di stampo manicheo, dove due principi contrapposti, quello del ” bene” e del “male”, si fronteggiano per superarsi. Ma il romanzo si colloca poi in una dimensione di angoscia apocalittica tipicamente cristiana, nella cui visione teologica esiste un unico principio di origine, quello del “bene”, ed il “male” non è altro che allontanamento da esso, allontanamento cioè da Dio. L’intera vicenda è appunto il percorso che Mirko Ravella compie, nella sua travagliata esistenza, sempre in bilico tra il “bene” ed il “male”, ma lascio al lettore che vorrà comprendere questa complessa lettura la personale interpretazione del cammino del protagonista e dell’intera storia.

 

Predisporsi alla lettura de “Le tenebre dell’anima” non è facile, ci si ritrova già dalle prime pagine davanti ad un testo che offre cambiamenti repentini e colpi di scena inaspettati non solo nel dispiegarsi della trama, ma anche nei contenuti. Non teme che questo possa in qualche modo sconvolgere il lettore e rischiare che questi abbandoni la prosecuzione della stessa?

Confermo quanto con molta intelligenza ha individuato nell’analisi dell’intreccio della trama de “le tenebre dell’anima”. Il testo non è sicuramente facile, sia per la ricchezza dei contenuti, sia per l’elevato numero di personaggi principali e secondari, sia per la complessità della vicenda, che andrebbe seguita con molta attenzione nei minimi dettagli (elementi che nelle prime due parti possono sembrare enigmatici ed indecifrabili, trovano spiegazione e compimento soltanto nelle ultime due). Le descrizioni comprendono scene di assoluto realismo che potrebbero sconvolgere il lettore, ma la stesura del romanzo non è partita da esigenze di marketing, alla ricerca affannosa e forzata di un vasto pubblico che si predisponesse ad una lettura di tipo commerciale. Mi è capitato, più volte, nella mia vastissima carriera di “lettore” di imbattermi in testi irrimediabilmente banali di grandi case editrici, offerti alla grande distribuzione che condiziona l’acquisto del lettore medio. Pertanto accetto con serenità l’eventualità che il lettore possa abbandonare la lettura del mio romanzo, anzi ne sconsiglio l’avventura a chi non abbia la giusta predisposizione e sensibilità per guardare “oltre” ed esprimere un giudizio solo con l’inaspettato epilogo.

 

Un romanzo importante che sa spaziare dalla filosofia alla storia dell’arte, dalla teologia all’astronomia. Tuttavia, un romanzo che fa del sesso il perno fallocentrico attorno al quale gravitano un delirio di storie senza freno e senza inibizioni. Quanto è importante secondo lei che siano descritte le sfumature che fanno parte di determinate scene?

Grazie della domanda, mi dà l’occasione di chiarire un aspetto che potrebbe sembrare alquanto controverso ed ostico. La componente sessuale, e più nello specifico come lei ha giustamente definito “fallocentrica”, non è considerata nell’economia del romanzo fine a se stessa, ma propedeutica e funzionale al dipanarsi dell’intera vicenda. Mi spiego meglio: dal punto di vista psicologico è incontrovertibile che l’orientamento sessuale e le scelte che ne conseguono hanno un’importanza fondamentale nella formazione della personalità. In questo contesto la formazione di Mirko Ravella fin dall’infanzia, la strumentalizzazione delle sue inclinazioni da parte della setta, rivestono un ruolo centrale per la trattazione dei suoi tormenti interiori. Ho volutamente scelto di descrivere le sfumature di determinate scelte, senza inutili edulcorazioni, non per una sorta di compiacimento edonistico, ma per sottolineare il degrado spirituale e materiale cui può arrivare l’individuo. Tra l’altro è ampiamente documentato che sette di ispirazione satanica (e nell’antichità alcune aggregazioni religiose) compiano rituali a sfondo sessuale senza freni ed inibizioni. Se certe situazioni esistono, perché chiudere gli occhi? Ma come si vedrà, nell’ambito del romanzo, se nelle prime due parti la dinamica fallocentrica serve a caratterizzare la formazione psicologica del protagonista, nelle ultime due assume un aspetto simbolico-universale.

 

Quale chiave di lettura è nascosta nella suddivisione in quattro parti della sua opera letteraria?

L’aria, l’acqua, il fuoco e la terra, come tutti sanno, rappresentano gli elementi fondamentali della filosofia greca. Manca il quinto: l’etere… magari sarà di ispirazione per il prossimo romanzo! L’aria è la parte del romanzo in cui si accompagna Mirko dall’infanzia fino al compimento degli studi, un periodo in cui poteva ancora “respirare liberamente” ed avrebbe potuto sottrarsi alle manipolazioni della setta. L’acqua è la parte in cui il protagonista vive “in apnea”, come immerso in una dimensione onirica e travolto dagli eventi, anche in relazione alla professione intrapresa. Ma è nel “fuoco”, la sostanziosa parte centrale, in cui la vicenda assume contorni universali ed apocalittici e si rivela la missione cui è destinato Mirko Ravella. Nella quarta parte, la “terra”, il vero protagonista è il nostro pianeta, ma è anche lo stesso Mirko a ritornare “con i piedi per terra”. Mi preme sottolineare che il romanzo si apre nel prologo in una determinata dimensione temporale, poi la vicenda inizia con l’infanzia di Mirko fino a ricongiungersi con l’episodio del prologo, quasi a delineare il travagliato cammino che ha portato fino ad esso. Poi la vicenda va oltre, fino ad un epilogo inaspettato che colloca il lettore in un’altra dimensione ancora e che attribuisce una diversa chiave di lettura all’intero romanzo.

 

La lotta tra il bene il male, le sette sataniche, il sangue, il sesso. Sono argomentazioni che caratterizzano i giovani autori: lei lo fa impiegando novecento pagine. Leggendola, non si rischia di perdere il filo della narrazione?

Come ho già accennato in qualche precedente risposta, la trama del romanzo è molto fitta, i personaggi sono tantissimi, le tematiche spaziano in molteplici campi. Pertanto richiede una lettura attenta ai particolari, soprattutto perché anche elementi che possono sembrare marginali trovano nel prosieguo della vicenda una collocazione più precisa. Credo che molti autori che trattano le stesse tematiche, molto spesso si riferiscono a racconti di episodi di violenza e di sesso ben individuati e di fenomeni socio-culturali che rientrano in un genere fantastico settoriale, come ad esempio storie di demoni killer, sedicenti gruppi di vampiri, oppure forze oscure di origine imprecisata. Le tenebre dell’anima, invece, alla narrazione di eventi di pura fantasia mescola la trasfigurazione di eventi reali, ispirandosi ad argomentazioni di angoscia collettiva plausibili e, in alcuni casi, perfino realistiche. Solo la lettura completa del romanzo, a mio avviso, riesce a far comprendere che la trama è assolutamente unitaria e che nessun elemento è lasciato al caso e senza spiegazioni.

 

Qual è il messaggio fondamentale del suo romanzo?

Anche questa è una domanda molto difficile! Credo che, in via definitiva, ogni lettore possa ricavarne un messaggio specifico. Il romanzo ha la consapevolezza di non poter trovare soluzioni morali, anzi istilla dubbi, pone interrogativi, può stimolare la ricerca interiore. Ma il filo conduttore del romanzo è l’ineluttabilità del proprio destino: il protagonista Mirko Ravella più volte cercherà di prendere le redini della biga impazzita della sua esistenza, ma sarà sempre travolto da eventi causati da coincidenze tanto sconvolgenti da sembrare qualcosa d’altro. E’ l’eterno contrasto tra il libero arbitrio dell’uomo ed il sentirsi sopraffatto da forze superiori ed incontrollabili. Il travagliato viaggio attraverso “le tenebre dell’anima” ci farà anche capire che vi è sempre la possibilità di riscatto, perfino dopo atroci nefandezze sarà possibile risalire verso la luce.

 

Quali riconoscimenti si aspetta di ricevere da questo immenso lavoro?

Francamente è una domanda che mi coglie del tutto impreparato. Credo che il romanzo sia particolarmente originale, coraggioso e di avanguardia, ma non è stato forgiato in base alle spietate leggi del marketing e della commercializzazione su vasta scala. Posso affermare con soddisfazione che coloro che ne hanno completato la lettura sono rimasti affascinati e meravigliati.

4 COMMENTI

  1. Molto interessante……complimenti a Mirko Musas per le risposte e a chi ha strutturato l’intervista. In primis l’intervista è il dialogo di due persone da un profondo spessore culturale e sottolineo il profondo…la sensazione di un dialogo tra i due “non forzato” che mi ha lasciato la sensazione che nel libro possa esserci qualcosa che sto cercando…..mi ha convinto lo comprerò.

  2. Molto interessante……complimenti a Mirko Musas per le risposte e a chi ha strutturato l’intervista. In primis l’intervista è il dialogo di due persone da un profondo spessore culturale e sottolineo il profondo…la sensazione di un confronto tra i due “non forzato” che mi ha lasciato la sensazione che nel libro possa esserci qualcosa che sto cercando…..mi ha convinto lo comprerò.

  3. Intervista ben formulata e le risposte denotano una cultura
    ampia nei vari settori del sapere. Cultura già evidenziata in tutto il percorso
    narrativo del romanzo dell’autore. Complimenti Mirko.

  4. Leggere questo libro mi ha sorpreso! Sapevo che la mia curiosità sarebbe stata maggiore al compiacimento, ma poi, non è stato così! Tutto ciò che l’uomo teme, poiché ne è attratto incondizionatamente! Questo modo eclettico di intrecciare eventi inaspettati e inconsapevoli. Il sentirsi preso e trascinato nello stesso mondo del protagonista, l’impotenza di fronte ad una strada già segnata dal destino e la scelta: la prima inequivocabile scelta della propria vita che va al di là di ogni pura consapevolezza!!!
    Un libro “forte” e coinvolgente! Grazie mille a chi me lo ha suggerito e complimenti all’autore!

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