– DI DAVIDE ESPOSITO
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Dopo il numero dell’History in Making sul potere carismatico procediamo ancora di più con lo zoom sulla questione della religione. Da questo numero in poi l’attenzione verrà rivolta soprattutto alla Chiesa come istituzione, con una breve storia della Chiesa cristiana e sulla spiegazione di numerosi fenomeni controversi, per comprendere meglio alcuni lati oscuri.

 

Prima di tutto occorre dire che le religioni occidentali e quelle orientali hanno numerosissime differenze ed una di queste è il ruolo del sacerdote. Nelle religioni occidentali, o abramitiche (perché riconoscono un “padre comune” in Abramo), a differenza sia di quelle orientali sia delle religioni antiche, il sacerdote ha rivestito, o riveste ancora, un importante ruolo politico.

 

Nell’Antico Testamento non sono pochi i casi in cui i profeti abbiano avuto il ruolo di leader politici, come nel caso di Giosuè, addirittura a capo di un esercito. Machiavelli, ne Il Principe, inserisce Mosè nell’elenco dei grandi principi del passato a fianco di Ciro il Grande e Teseo.

 

La grande espansione dell’Islam dal VII sec. in poi è stata condotta da leader religiosi e al contempo militari, che si professavano successori (in arabo khalīfa, da cui la parola califfo) di Maometto.

 

Ma il caso che maggiormente ci interessa riguarda il Cristianesimo. Il rapporto fra Chiesa e Stato nel cristianesimo differisce dal caso ebraico e musulmano: in questi ultimi casi, infatti, la figura del leader religioso e del politico corrispondono, sono la stessa persona. Nel caso del Cristianesimo, invece, Chiesa e Stato rimangono due istituzioni teoricamente parallele, ma che si controllano e influenzano reciprocamente, come accade ancora oggi, anche se con molte differenze rispetto al passato.

 

Fino al 313 Chiesa e Stato (allora l’Impero romano) si tenevano ben separate, con alcune periodiche persecuzioni, da parte dell’Impero, dei Cristiani. L’Editto di Milano di Costantino del 313 cambia radicalmente le carte in tavola: per alcuni filoni storiografici con Costantino addirittura finisce l’età antica e inizia il Medioevo. Tale disposizione imperiale rendeva il Cristianesimo “religio licita”: in parole povere il culto cristiano era ufficialmente tollerato dall’Impero. Costantino non si fermò qui: indisse nel 325 il primo Concilio ecumenico a Nicea, dando vita ad uno degli aspetti più criticati del Cristianesimo. L’obiettivo di Costantino era di appianare le divisioni allora vigenti nel mondo cristiano, causate da diverse posizioni teologiche. A Nicea, in sostanza, si decidevano a maggioranza alcune delle più importanti credenze cristiane. Il cosiddetto “Credo”, recitato durante ogni celebrazione cristiana ancora oggi, fu stilato allora. Costantino aveva un ruolo da arbitro, ma mille discussioni si possono fare su una sua presunta influenza sui partecipanti al Concilio niceno, solamente il primo di una lunga serie, con l’ultimo, il Vaticano II, risalente agli anni ’60 del XX secolo.

 

Il Cristianesimo accelerò la sua diffusione grazie a Costantino, diventando un fenomeno di massa. Mentre prima del 313 solamente i più ferventi si proclamavano cristiani, dall’Editto di Milano in poi professare il Cristianesimo diventava più comodo, non dovendo più temere le persecuzioni, e diventava anche più comodo convertirsi. C’è addirittura chi nel 313 sostiene che sia morto il vero Cristianesimo. In effetti allora l’istituzione ecclesiastica si rafforza creando radici nel territorio, con la formazione di vere e proprie suddivisioni territoriali che ricalcavano le divisioni amministrative romane, le cosiddette diocesi.

 

Nel 380 viene proclamato da Teodosio l’Editto di Tessalonica e la situazione si evolve ulteriormente: il Cristianesimo diventa religione ufficiale del regno e i Cristiani da perseguiti diventano persecutori, sia nei confronti dei pagani, sia nei confronti degli Ebrei, con l’appoggio dell’istituzione ecclesiastica, come Sant’Ambrogio, che si scagliò contro Teodosio stesso per aver voluto punire un gruppo di Cristiani reo di aver incendiato una sinagoga in Siria. Evidentemente i Cristiani non ricordavano le persecuzioni che subirono i loro antenati.

 

Con il crollo dell’Impero romano e, quindi, delle relative istituzioni, i vescovi rappresentavano un importante punto di riferimento nel territorio. Le popolazioni barbariche che hanno avuto un successo maggiore nel tempo sono quelle che hanno stabilito un contatto stretto con l’istituzione vescovile e in primis i Franchi.

 

L’incontro romano-germanico è alla base del mondo occidentale. La mentalità germanica, diversa da quella latina, prevedeva una compartecipazione al potere dei “grandi” del regno, per cui il re era obbligato a tenere in considerazione tutti i personaggi eminenti del suo territorio. E fra questi c’erano ovviamente i vescovi.

 

C’è uno stretto legame nel regno franco, nell’Alto Medioevo, fra organizzazione episcopale e potere regio. Lo storico Giovanni Tabacco parla di un “potere politico assuefatto in età merovingia ad operare insieme coi vescovi”.[1]

 

Quasi ovunque il vescovo era anche signore temporale, amministratore di un patrimonio, controllava spesso proprietà e castelli. I Carolingi potenziarono le chiese per esercitare meglio il loro potere con la collaborazione degli ecclesiastici. Alcuni vescovati furono rafforzati con privilegi, beni e proventi fiscali. I vescovi provenivano dall’aristocrazia del regno franco ed erano forniti di loro clientele armate, distinte da quelle regie, godevano di un alto prestigio e superiorità culturale. Per ottenere un forte appoggio territoriale, i re franchi concedevano ai vescovi l’immunità, ossia il divieto fatto agli ufficiali pubblici di entrare nelle terre ecclesiastiche. In pratica si creavano isole giurisdizionali in cui il potere passava formalmente dallo stato alla chiesa. I Carolingi crearono una serie di clientele sparse per il regno, formate da prelati che potevano risultare utili nel controllo delle vie di comunicazione e nei conflitti bellici grazie alle loro truppe.

 

Quindi in questo periodo il vescovo, da sacerdote, diventa qualcosa di molto diverso. C’è quella stortura, quella contaminazione che è ancora viva oggi nella Chiesa cristiana. Ed era soltanto l’inizio. Non solo i vescovi si avvicinarono al mondo laico, ma il mondo laico cercò di ottenere il controllo della Chiesa. E quando, quasi, ci riuscì, la Chiesa reagì facendosi forza, uscendo fuori dallo stato di controllo da parte dello Stato, creando una struttura verticistica con un leader forte, capace di ergersi al di sopra anche dell’Imperatore stesso: il Papa. Ma questo lo vedremo nel prossimo numero.

Stay Tuned!

PS. Per approfondimenti sulle ambiguità del rapporto fra regno franco e istituzioni ecclesiastiche vi consiglio di leggere “Sperimentazioni del potere nell’alto medioevo” di Giovanni Tabacco, il più grande storico italiano del Medioevo.

[1] Tabacco, G., Sperimentazioni del potere nell’alto medioevo, pag. 48