– DI LUCA MULLANU

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Secondo Repubblica il Ministro della Difesa Pinotti avrebbe dichiarato che l’Italia sarebbe pronta ad intervenire in maniera diretta in Ucraina. Entrare, quindi, in un Paese che si trova nel bel mezzo di una guerra civile, con un governo rivoluzionario (?) con tendenze neonaziste, sottovalutando il sentimento filorusso che c’è, inutile negarlo, perché si tratta di un’appartenenza culturale e storica.

Prima di un possibile intervento, comunque, farebbe bene a chiedere l’ok a “Genny a carogn”, individuo che ricorda “Ivan il Serbo”, passato alle cronache nazionali per aver trattato con le istituzioni repubblicane e di essere stato il portavoce di una curva intera di tifosi in Fiorentina – Napoli, finale di Tim Cup (la Coppa Italia).

Il Governo, semmai, che dice di essere rivoluzionario contro il conservatorismo di sinistra (la semantica, la comunicazione, il marketing), più che occuparsi di un possibile intervento in un altro Paese del Continente, potrebbe cominciare a discutere di ordine pubblico. Ma si intenda che ordine pubblico non può significare la tendenza manettara di una parte della destra italiana.

Lo stato italiano, che dopo la figuraccia in pompa magna di ieri sera merita la esse minuscola, dovrebbe occuparsi di fare chiarezza su quello che è accaduto fuori lo stadio, ma anche dentro. La rivoluzione della burocrazia può aspettare, le istituzioni ci spieghino quale delle venti versioni fornite sia quella che rappresenta la realtà.

Perché si è passati da uno scontro tra tifosi, un tutti contro tutti che comprendeva romani, fiorentini e napoletani a un gruppo di tifosi romani contro tifosi napoletani a un commerciante che per paura spara su tifosi napoletani. Stamattina, sempre Repubblica, spiega che un ciccione romano ubriaco andava in giro con una pistola, bombe carta e fumogeni addosso urlando “vi ammazzo tutti”, riferendosi ai napoletani.

Ecco, Alfano e Pinotti, spieghino com’è stato possibile un fatto di questo genere. E com’è possibile che nello stadio entrino fumogeni e petardi, che quando c’è un concerto non si può entrare nemmeno con una bottiglia d’acqua? Metti, quindi, una serata surreale, un clima kafkiano, uno stadio infuocato, curve che se ne dicono di tutti i colori, una sparatoria, i feriti, le istituzioni repubblicane, gli ultras. Metti i venti di guerra del governo italiano e metti pure che la partita comincia con 45 minuti di ritardo e si ha il quadro del paese in cui viviamo.

Infatti, l’Italia è quel paese cui governo non “tratta” con i No Tav, riducendoli a terroristi armati che contrastano il “progresso”, evita e marginalizza i No Muos, picchia i terremotati dell’Aquila, insabbia i segreti della Terra dei Fuochi, però, però, c’è un però, discute con Genny a carogn riguardo l’ordine pubblico durante una partita di calcio. E, comunque, questo Genny a carogn è figlio di un affiliato del clan camorristico Misso.

Un consiglio al Ministro, la guerra, semmai, fatela al sistema mafioso che attanaglia l’Italia e che, dopo la serata di ieri, ha piegato pure le istituzioni repubblicane, non degne di essere tali e non degne nemmeno di cantare l’Inno di Mameli. Oppure, la rivoluzione, la parola rivoluzione che evoca ricordi storici pregni di ideologia, di forza, di un popolo che dirompe, che sfocia, che spezza le catene dell’oppressione, usatela magari per altro.

Usatela, ad esempio, per fare una rivoluzione culturale all’interno e fuori dagli stadi, che diventino il luogo in cui si celebra uno sport, non dove le frustrazioni emergono a scapito della gioia di quei bambini che erano lì ad assistere alla corsa dietro ad un pallone da parte dei propri miti.

Nell’assurdità della giornata di ieri, in realtà, lo sport sarebbe dovuto essere rappresentato da quel bambino con la maglia della squadra del Napoli che cantava al fianco di un altro bambino con la maglia della Fiorentina. Chi non rappresenta, invece, lo sport e l’Italia, è un camorrista che dà ordini alle istituzioni repubblicane. Mi rifiuto di accettarlo, quello non è il mio stato e quella non è la mia città.