– DI GENNARO DEZIO
gennaro.dezio@liberopensiero.eu

 

Scelto, in quanto unico Paese candidato rimasto, il Brasile si appresta ad ospitare i Mondiali per la seconda volta nella sua storia, come già Italia, Francia, Germania e Messico.

La prima volta del paese sudamericano, nel 1950, è passata tristemente alla storia. In quegli anni, in Brasile il calcio era nettamente (come oggi) lo sport più popolare e la nazionale che all’epoca vestiva un completo bianco, in patria e non, veniva vista come la naturale favorita. Il cammino che portò la nazionale brasiliana in finale contro l’Uruguay (già campione del mondo nel 1930) confermò i pronostici. Il Paese durante lo svolgimento della manifestazione e soprattutto nelle ore che precedevano la finale era in festa per una vittoria che si riteneva essere l’ovvio e quasi “dovuto” epilogo di un cammino esaltante. Caroselli nelle strade, bandiere ai balconi.

Furono addirittura prodotte magliette celebrative e, nel giorno della finale, nelle edicole e nelle case i giornali già festeggiavano la vittoria, l’impresa storica di una squadra, di un popolo, di un paese.

Dinanzi ai duecentomila del Maracanã, però, si consumò quella che probabilmente è da considerarsi la più grande tra le tragedie sportive. Passati in vantaggio, i brasiliani, dinanzi ad un pubblico attonito, furono prima rimontati e poi sconfitti per 2-1 dalla Celeste. Decine di persone furono colte da infarto. Si ritiene che i morti allo stadio per infarto siano stati almeno dieci, altri due spettatori si suicidarono lanciandosi dagli spalti. In tutto il Paese i morti furono 56, a cui si aggiungono 34 suicidi certificati. Furono decisi tre giorni di lutto nazionale e la squadra brasiliana non giocò alcuna partita per più di due anni. La Federazione decise scaramanticamente di abbandonare il completo bianco optando per la divisa verde-oro che riprendeva i colori della bandiera nazionale.

Certo, negli anni a seguire il Brasile ha rivoluzionato il calcio, ha offerto a questo sport nazionali che resteranno indelebili negli occhi di chi le ha viste e nei ricordi di chi ne ha sentito parlare. Soprattutto, ha vinto. Dopo il 1950, nonostante Italia ed Uruguay avessero già vinto ben due edizioni della Coppa Rimet (la coppa che in quegli anni e fino al 1970 era messa in palio, sostituita poi da quella presente ancora oggi), il Brasile la conquistò definitivamente nel 1970, poiché il regolamento della FIFA imponeva che la coppa sarebbe entrata in possesso della nazionale che l’avesse vinta per prima per tre volte, cosa che i verde-oro fecero nel ’58, nel ’62 e, appunto, nel ’70 (sconfiggendo in finale proprio l’Italia con quella che si ritiene essere la nazionale brasiliana più forte di tutti i tempi, quella dei cinque “numeri 10” contemporanemente in campo: Gerson; Pelé, Rivelino; Tostão; Jairzinho).

Poi, dopo un lungo digiuno, ha vinto ancora. Prima, ahinoi, nel ’94, infine nel 2002, proprio con Scolari in panca.

Anche in questa edizione il Brasile si presenta coi favori del pronostico. I motivi di ciò, più che in passato, non sono determinati tanto e solo dal fatto che la selezione di Scolari sia forte, ma anche, come la storia dei Mondiali insegna, dall’essere padroni di casa. Infatti la squadra brasiliana, per quanto forte, come già dimostrato in Confederations Cup nel 2013, dove, tra le altre, ha battuto più o meno agevolmente Italia e Spagna, non sembra essere al livello di quelle che l’hanno preceduta. La stella della compagine verde-oro sarà chiaramente Neymar, reduce dalla prima stagione veramente “allenante” in carriera, nel Barcellona. Il suo apporto alla causa blaugrana in questa stagione è stato a mio parere al di sotto delle aspettative. 25 presenze condite da 9 gol finora per un giocatore pagato ufficialmente 57 milioni di euro, che in realtà pare siano ben 95, rappresentano un bottino discreto ma non tale da giustificare una spesa del genere. Certo, si parla di un giocatore ancora molto giovane (’92), il cui minutaggio, specie all’inizio della stagione è stato sapientemente dosato dal Tata Martino, allenatore del Barcellona. Resta però in molti che l’hanno visto giocare più volte, il dubbio che Neymar sia ad oggi fenomeno più dal punto di  vista pubblicitario, un vero e proprio traino modaiolo e popolare ai prossimi Mondiali. Dovrà confermare in questa competizione il suo potenziale, che c’è, sia chiaro, nella speranza che la prima stagione europea, di arbitraggi europei, lo abbia temprato anche nel fisico… specie nei contrasti…

Contrariamente alla tradizione, il punto forte di questa nazionale sarà la difesa. Thiago Silva e Dante, i centrali, sono una garanzia. David Luiz, che può essere schierato anche a centrocampo sembra essersi, specie in questa nuova collocazione, parzialmente liberato da quelle amnesie che spesso ne avevano minato il rendimento e frenato la consacrazione. Non deve sorprendere la convocazione di Henrique (Napoli) da sempre moto considerato dal CT per la sua duttilità e affidabilità. Sugli esterni, c’è quanto di meglio si possa chiedere in questo momento.  Dani Alves e Marcelo titolari rispettivamente di Barca e Real Madrid, uniscono ottima tecnica a doti atletiche di primo livello. Pericolosissimi in zona gol, potrebbero rivelarsi una delle armi decisive per Scolari. A centrocampo, la solidità di Luiz Gustavo (Wolfsburg) e Paulinho (Tottenham), ben si abbina al fosforo di Hernanes e Ramires. Completano il terzetto del Chelsea, le geometrie, l’eleganza di Oscar e la fantasia di Willian. Non ci saranno né Ronaldinho, che pure in Brasile si è ritrovato e che ancora oggi è giocatore (quando in forma) di una classe fuori dal comune, né Kakà che ha fatto bene al Milan e che ha dimostrato di essere integro fisicamente. Quando si pensa alla nazionale Brasiliana viene in mente la sua pericolosità offensiva, i grandissimi attaccanti che hanno caratterizzato la sua storia: Pelè, Ronaldo, Rivaldo, Romario, Bebeto. Paradossalmente le maggiori carenze del Brasile sono proprio in quella zona del campo. A parte Neymar, poco altro. Non mancherà Fred, buono ma non eccelso, che in Europa non ha lasciato segni indelebili. Eroe dell’ultima Confederations Cup, probabilmente avrà una maglia da titolare. Ci sarà Hulk che finora in Nazionale ha brillato poco, probabilmente Jo di cui si ricorda qualche buona stagione in Russia al CSKA. Lascia perplessi l’esclusione di Lucas la cui velocità abbinata a grande tecnica, magari a partita in corso, sarebbe potuta rivelarsi letale, specie a bassi ritmi. Il girone, composto da Camerun, Croazia e Messico, sembra essere per il Brasile, comunque, un ostacolo tutt’altro che insuperabile.

 

I ritardi organizzativi, nella stessa costruzione degli stadi, addirittura degli aeroporti mettono a serio rischio il buon andamento della manifestazione. Alcune città, ad esempio Fortaleza, si dovranno attrezzare con scali provvisori, dato che sono ben sei gli scali in cui lavori di ristrutturazione non saranno terminati in tempo utile (si parla di 2017).Un aspetto di grande preoccupazione per il Governo brasiliano e per la FIFA è chiaramente rappresentato dall’ordine pubblico, vivendo il paese un periodo di forti tensioni sociali. Ricordiamo ancora, lo scorso anno, durante la Coppa delle Confederazioni, le manifestazioni iniziate dal Movimento Passe Livre contro l’aumento dei prezzi dei trasporti pubblici, trasformatesi poi in una delle più grandi proteste nella storia del Paese, tanto da far dubitare del prosieguo della manifestazione sportiva. Recenti sondaggi indicano chiaramente che solo la metà della popolazione brasiliana guarda con favore ai prossimi Mondiali. Le violenze, sempre maggiori e il clima di estrema tensione sociale sono da ricondurre all’esasperazione per il costo della vita sempre maggiore, determinato da un forte aumento dei prezzi (tanto dei beni di prima necessità quanto delle case) rapportato anche alle ingentissime risorse che invece sono state destinate all’evento sportivo. Di certo la politica repressiva che già da mesi il Governo e di conseguenza la polizia brasiliana ha attuato sembra aver solo esacerbato gli animi e aumentato il pericolo di incidenti nel mese “mondiale”. Pur facendo parte il Brasile dei Brics (paesi caratterizzati da una situazione economica in via di sviluppo, da grande popolazione, immenso territorio, risorse naturali e fortissima crescita del PIL, oltre ad un basso indebitamento), più del 6% della popolazione versa in condizioni di estrema indigenza all’interno delle famigerate favelas, quartieri occupati illegalmente, senza infrastrutture, servizi, trasporti, “gestiti” dalla criminalità. Resta il dubbio in chi osserva dall’esterno, anche in considerazione delle conseguenze disastrose per l’economia di un Paese che possono essere cagionate da spese scellerate per manifestazioni sportive, come le Olimpiadi del 2004 in Grecia, sull’adeguatezza dei criteri che la FIFA adopera nella scelta dei paesi ospitanti e delle relative rotazioni continentali, nonché sulla lungimiranza di Governi pronti a sostenere spese ingentissime per un evento di un mese che per quanto possa stimolare turismo ed economia attraverso la costruzione od adeguamento di infrastrutture e offerta di servizi è costretto però a sottrarre risorse vitali a settori sociali di base quali sanità, istruzione e trasporti, i cui livelli sono percepiti come insufficienti quando non del tutto assenti.