– DI SUNDRA SORRENTINO
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Coscienze intorpidite, silenziose, che riposano indisturbate, immerse in una pace omertosa e spietata. E’ in giorni come questo che i pensieri, come un fiume in piena, mi assalgono. Comincio a riflettere su ciò che la società fa di noi. Tremendi burattini dal potere immenso, che proprio non esercitando il loro potere, fanno sì che altri ne abusino. Burattini nelle mani di uno Stato nello Stato. La criminalità organizzata è esattamente questo. Uno Stato nello Stato, e, riguardo le dimensioni, ho molti dubbi nell’affermare che il primo sia una miniatura del secondo. Ma da dove è cominciato tutto? Dalla sfiducia nello Stato può nascere l’esigenza di crearne un altro, dal rifiuto di una giustizia che si sente estranea da sé, può nascere il bisogno di crearne una alternativa, dalla repulsione nel dover pagare tributi troppo dispendiosi e poco vantaggiosi, può sorgere l’idea di doverne imporre degli altri. Ecco come la criminalità organizzata agisce da Stato nello Stato, attraverso il monopolio della forza, l’esercizio della giustizia, la riscossione delle tasse. E anche se le origini dei fenomeni mafiosi non possono essere ricondotte a cause certe e univoche, una cosa è sicura. Che lo storico, in genere, deve basarsi sui documenti. Ma quando si tratta di questo tipo di fenomeni, non esistono documenti, e paradossalmente, l’elemento più eloquente è il silenzio. Quello del mafioso stesso, il cui codice d’onore gli impone di tacere, quello di chi ha paura, quello di chi vuole girare a proprio vantaggio la “convivenza” con l’illegalità, ampi settori istituzionali e politici, c’è il silenzio della corruzione e quello dell’indifferenza. Tutti insopportabilmente eloquenti.
E cosa ci dicono questi silenzi? Ci dicono che la mafia ha saputo infiltrarsi ovunque, mediante un sistema infallibile. Mediante una miscela di intesa e scontro violento, di silenzio e dolore. Con due mostruose facce pronte a guardare una ai ceti subalterni e l’altra a quelli dominanti. Troppo spesso uomini dello Stato sono scesi a patti con la criminalità in cambio di voti. Ma io non voglio pensare a questo. Io voglio credere che le cose possano ancora cambiare, e per convincermene il mio pensiero deve andare a loro, gli eroi che rendono sciagurato il Paese che ne ha bisogno. Voglio pensare a Piersanti Mattarella, a Pio La Torre, a Angelo Vassallo, a Giancarlo Siani, a Falcone e Borsellino, per citare i più noti. E in particolare, oggi, 9 Maggio, il mio pensiero va a Peppino Impastato, ucciso in questo stesso giorno nel 1978. Da aspirante giornalista, il mio pensiero va a lui e a tutti coloro a cui la vita non è bastata per raccontare.