– DI FRANCESCO GEMITO
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L’ho sempre detto che a Casoria le vittime innocenti non si contano. Salvatore Mele aveva 40 anni quando morì durante una rapina avvenuta l’8 giugno del 1984. Allora avevo 17 anni, nonostante che avessi imparato un mestiere non riuscivo a trovare lavoro. A quell’età avevo tanti sogni nel cassetto, ma non appartenevo a nessun potente politico. Non ho mai amato la vita sbagliata, avevo tanta voglia di lavorare, così per un periodo di tempo lavorai nel parcheggio dell’ex Euromercato. L’arte di arrangiarsi per noi napoletani è pane della vita, così ho fatto anche il parcheggiatore abusivo.  Ero lì quella mattina dell’8 giugno di 30 anni fa, vidi quasi tutta la scena della rapina, sinceramente pensai che stessero girando un film, ma quando iniziarono a sparare all’impazzata scappai come un coniglio. Salvatore Mele era una guardia giurata,  lo conoscevo di vista, ci rimasi davvero male quando venni a sapere che non ce l’aveva fatta. Povero uomo, gli era appena nato un figlio, oggi quel bambino che non ha mai conosciuto il padre avrà 30 anni. Nonostante al parcheggio si guadagnasse bene, decisi di non andarci più. In 30 anni a Casoria sono morti tanti innocenti, sembra poco, ma questa città è terra di martiri. Salvatore Mele è un’altra vittima dimenticata, anche a lui dovrebbero dedicare una targa, ma come spesso dico, qui si dimentica facilmente, non è giusto. Quell’uomo morì ingiustamente. In quella circostanza morì anche uno dei rapinatori, morì per scelta sua, non sono qui per giudicarlo. Mi rammarico che Salvatore non abbia visto crescere suo figlio e che oggi, dopo 30 anni, forse sono l’unico a ricordarmi di lui.