– A CURA DELLA REDAZIONE

 

Sono ancora pochi i giorni che ci separano dalle urne, giorni intensi di campagna elettorale e confronti mediatici spesso molto duri. All’Italia il compito di fornire una prima, chiara risposta sull’idea comunitaria che si desidera costruire da qui in avanti. Apertissimo, in particolare, il fronte tra gli antieuropeisti duri e puri e i fautori di un cambio di rotta, anche economica, in seno all’Unione. In occasione dell’iniziativa “Venti del Sud” promossa a Napoli dall’attuale vicepresidente UE Gianni Pittella, abbiamo intervistato Pina Picierno, candidata capolista del Partito Democratico nella circoscrizione meridionale.

 

Dunque, ci avviciniamo all’appuntamento elettorale con le europee: quanto è lecito aspettarsi, dal Parlamento che verrà fuori il 26 maggio, un cambio di rotta nelle politiche di austerità che hanno contraddistinto fino ad ora l’Unione?

Le politiche di austerità erano quelle dei conservatori, per intenderci quelle della signora Merkel, ma noi stiamo dicendo con chiarezza che vogliamo un’Europa diversa da quella che abbiamo conosciuto fino adesso, quindi mai più un’Europa capace soltanto di puntare il dito, dei tecnocrati, dei banchieri; vogliamo che torni ad essere l’Europa dei popoli, della solidarietà, della cooperazione, quella immaginata dai nostri padri fondatori, ed è facile pensare che sarà così perché con la vittoria dei progressisti del PSE le politiche saranno diverse da quelle che abbiamo conosciuto fino ad ora.

 

Quanto, invece, teme la spinta populista guidata da molti partiti, rappresentati in Italia dal Movimento 5 Stelle? Crede che potrebbero in qualche modo frenare tale spinta progressista?

La miglior risposta che possiamo dare ai populisti, in Italia come nel resto d’Europa, sono le cose che si fanno: i populismi si fermano quando c’è la buona politica, diventano più forti se la politica è incapace di dare risposte. La rabbia che gran parte del nostro Paese sente è giustificata, perché la politica europea è stata vista come la politica di cui parlavamo prima, ma rispetto a questo disagio ci sono due strade: i nuovi conservatori, rappresentati dai populisti, scommettono sulla fine di tutto, sul fallimento, ed elevano la rabbia a contenuto politico – non fornendo invece alcuna risposta –, mentre i riformisti sono pronti a cambiare verso, lo stiamo facendo in Italia e lo vogliamo fare anche in Europa. La vera partita si gioca su questo, ovviamente il risultato lo decideranno gli italiani.

 

Crede che adesso che il Partito Democratico ha ufficialmente aderito al PSE possa finalmente porsi come padre costituente di una nuova Europa?

Assolutamente sì, è nel nostro dna del resto, è la storia dei nostri padri fondatori. L’Europa che piace a noi la ritroviamo tutta nelle loro idee, per esempio Aldo Moro di cui abbiamo da poco ricordato la scomparsa pagava un prezzo impressionante in termini di ostracismo per la sua idea di politica estera, per la centralità che lui immaginava per l’Europa anche nel Mediterraneo, non a caso nel Trattato di Roma troviamo un’idea di Europa che è appunto quella dei popoli e della cooperazione. Rispetto al pensiero lungo dei nostri padri fondatori la politica che è venuta successivamente non è stata capace di un pensiero e di un’azione altrettanto lungimirante, per noi è arrivato il momento di cambiare verso, il Partito Democratico lo sta dimostrando già in Italia e lo farà ancora meglio in Europa grazie al PSE.

 

Intanto, per gli incerti e i dubbiosi, segnaliamo l’interessante applicazione “EU & I” che attraverso trenta domande consente di confrontarsi con le posizioni di tutti i partiti presenti alla tornata elettorale, verificando così quello più vicino alle proprie idee. Disponibile qui:

http://euandi.espresso.repubblica.it/showHome.html