– DI MARIO CANDELA
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La seconda parte della 17a legislatura si è aperta sotto il segno del “nuovo che avanza” in quota PD, incarnata dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Tralasciando ciò che già è a conoscenza della generalità, fosse solo per la sovraesposizione mediatica, risulta conveniente concentrarsi sul primo vero provvedimento varato dal governo, il decreto legge n.66 del 24 aprile 2014.

Partiamo dall’articolo del decreto a mio avviso più interessante per la maggior parte degli italiani, riguardante i famigerati 80 euro in busta paga; difatti, ai lavoratori dipendenti e assimilati è riconosciuto un credito pari a 640 euro, se il reddito complessivo non è superiore ad euro 26mila. E’ opportuno specificare che tale credito non concorre alla formazione del reddito e ha validità solo per quest’anno.
Novità di rilievo per le imprese risulta la riduzione, seppur minima, delle aliquote IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive, n.d.r.), presente nell’articolo 2.

L’intero decreto si regge sull’applicazione dell’art. 3, che stabilisce l’aliquota del 26% per la tassazione delle rendite finanziare, attualmente tassate con aliquota al 20%, in particolare per le ritenute e per le imposte sostitutive sugli interessi, premi e ogni altro provento di cui all’art. 44 T.U.I.R., nonché sui redditi diversi di cui all’art. 67 T.U.I.R, tra cui rientrano: gli interessi e altri proventi derivanti da conti correnti e depositi bancari e postali, gli interessi derivanti da obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie
(art. 26, D.P.R. n. 600/1973), i proventi di fondi comuni comunitari o di Stati “white list”, i proventi di polizze vita, i dividendi, le plusvalenze e minusvalenze non qualificate. Restano fuori dall’applicazione della nuova aliquota gli interessi e i redditi diversi derivanti dai titoli di Stato e degli enti territoriali italiani, nonché quelli derivanti da titoli emessi dagli Stati “white list”, la cui tassazione resta al 12,5%.

Il Governo deve legittimare la propria azione e per fare ciò è necessario il consenso popolare, impresa ardua visto il tasso di astensione alle ultime elezioni, rispettando al tempo stesso i vincoli di bilancio, comunque la si pensi se vi sono delle regole bisogna pur rispettarle.

Non mancano le criticità relative alle coperture finanziarie del decreto, le cifre del gettito che dovrebbe arrivare dall’aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie potrebbe essere più basso, come non è garantito l’automatismo che porterebbe più soldi dall’Iva a seguito dello sblocco dei pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione; infine, c’è il rischio che le minori entrate legate al taglio dell’IRAP potrebbero essere maggiori di quanto stimato.

Senza considerare che l’aumento della tassazione sulla rivalutazione delle quote detenute dalle banche nel capitale di Bankitalia potrebbe presentare profili di incostituzionalità, ciò significa che c’è il rischio concreto che le banche possano intraprendere azioni legali contro il governo e, quindi, far venir meno i circa
2 miliardi di euro “una tantum”, che sono la parte più cospicua delle coperture degli 80 euro.

L’azione dell’esecutivo seppur lodevole, detrazione imposte e riduzione aliquote IRAP su tutte, racchiude molte criticità e non nasconde fini elettorali, vedremo se il contesto socio-economico trarrà giovamento da tali misure, e se queste ultime possano essere preludio di una vera politica industriale. Controlleremo.