– DI DOMENICO LONGO

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Ora, anche ammesso che, come recita la retorica grillina: “sono impresentabili, non fanno altro che accumulare gaffes, i loro comizi sono deserti” i candidati alle europee degli altri partiti sono parte attiva nella campagna elettorale. Come è giusto che sia, dato che il 25 prossimo voteremo, peraltro con le preferenze, proprio loro. I grillini? Non pervenuti, a quanto pare. Nei dibattiti televisivi, i tanto odiati talk show, imperversano i nomi forti della galassia pentastellare Di Maio, Di Battista, Ruocco, etc. Ed il culmine avverrà nel tanto odiato (una volta) salotto di Porta a Porta con lo stesso leader, solitamente parco in tal senso, intervistato da quello che una volta era stato eletto microfono di legno.

E perché i candidati sono sconosciuti? Perché, di fatto, non esistono, o meglio è come se non esistessero. Le stesse regole per la candidatura lo sanciscono. A parte il fatto di dover ricevere l’autorizzazione in forma scritta, perché altrimenti non possono utilizzare il simbolo, di proprietà esclusiva di Grillo, i candidati si impegnano (al limite della legge, ed oltre) ad un atto di fedeltà al partito, pena una sanzione economica di 250,000 euro. Oltre a quello, che già basterebbe, devono scegliere due collaboratori da una rosa imposta da Grillo e Casaleggio. E perfino l’eventuale apparentamento una volta eletti avverrà solo dopo scelta di Grillo, ratificata (non decisa) dalla Rete.

Quindi a Bruxelles i grillini, di fatto, avranno mani e piedi legati controllati dallo staff. La decisione più importante per il partito sarà calata dall’alto, e l’eventuale opposizione interna sarà sanzionata a caro prezzo.

Democratico? Per loro, evidentemente si, dato che le liste si sono comunque completate. Ma rimane il problema di fondo. Un non grillino chi vota?

 

“Sconosciuti alle procure” recita uno dei loro slogan, ma sconosciuti perfino a Grillo. Che (vero, erano amministrative) l’anno scorso ha chiesto chi fosse ad una ragazza che gli si avvicinava nel backstage di un appuntamento elettorale in Campania. Beh, quella ragazza era il suo candidato sindaco ad Avellino. Il grillino risponderà che Grillo non è tenuto a conoscere tutti, e ci può anche stare, ma almeno quelli che sale sul palco a sostenere…

Ed anche sui palchi le cose non vanno meglio. È l’unica possibilità di vedere in faccia i candidati, di sentirli in prima persona ripetere le solite litanie, ma i loro interventi sono collaterali all’esibizione, verrebbe da chiamarla “replica”, usando gergo teatrale, di Grillo. I candidati parlano mentre la piazza va riempiendosi in attesa di Grillo, oppure dopo, quando, passato il “main event”, la stessa va svuotandosi.

Perché alla piazza grillina non interessano, vanno in piazza a vedere Grillo, perfino i manifesti del tour elettorale portano il nome di Grillo e non quello dei candidati.

Ma lui resta (nella retorica) solo il megafono, che stranamente è il detentore dei diritti esclusivi dell’esistenza politica di ogni singolo “portavoce” eligendo o eletto.

Non a caso, laddove non c’è Grillo, o qualcuno dei vip grillini, le Agorà non sempre sono gremite, per usare un eufemismo. Taverna nel Cuneese, Bonafede a Lucca, per citare gli ultimi casi documentati. Perché il sogno di una forza politica dal basso si è trasformato nelle solite dinamiche, cerchi magici, politici da parata.

In tutto questo i temi scompaiono, ed infatti il programma elettorale per le europee è un foglio A4, con punti in contrasto tra di loro ed altri che, come il pareggio di bilancio, non riguardano l’Europarlamento.

Chi non va nelle piazze grilline (che comunque sono più piccole rispetto al tour per le politiche, a parità di città) non conoscerà neppure il nome del suo candidato. Ma, probabilmente non gli importa neppure, perché voterà comunque il simbolo. Quindi “per partito preso”.

Anche perché deve “mandarli tutti a casa”. Come farà non è dato di saperlo perché i futuri europarlamentari a 5 stelle ancora non si sa se e quale gruppo appoggeranno. E, soprattutto, è impensabile credere che, quale che sia ne sia l’esito, il risultato europeo abbia conseguenze immediate ed automatiche sul Parlamento Nazionale. Quindi il 26 i grillini non potranno pretendere che Napolitano sciolga le Camere, non hanno titolo legale per chiedere che venga affidato loro un nuovo Governo. Non andrà a casa proprio nessuno. Checché ne vadano dicendo i parlamentari e lo stesso Grillo. I candidati? No, loro non parlano. Non appaiono neppure nello spot elettorale che, come previsto dalla legge, viene diffuso negli spazi elettorali delle televisioni. Quello, per intenderci, con i grillini incastonati in una bandiera dell’EU. E Grillo al centro.

3 COMMENTI

  1. Un non grillino chi vota? Ma che domande! Vota L’Altra Europa con Tsipras! L’unica formazione che non si piega alla dittatura della Troika e che in Europa, a differenza dei grillini che sono soli – quindi inutili -, sarà perlomeno il terzo gruppo europeo!

      • trattandosi di elezioni Europee, i diversi schieramenti (tranne uno) appoggiano un candidato europeo. Usciamo dal provincialismo italico e cerchiamo di proporre, l’ultimo fu Prodi, un politico in grado di essere rappresentativo a livello continentale. Finchè non accadrà ci tocca appoggiare greci, tedeschi, francesi…

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