– DI GENNARO DEZIO

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Vincere i mondiali è l’impresa che qualsiasi calciatore sogna, che qualsiasi tifoso vorrebbe vivere almeno una volta nella vita. Non è mai facile, neanche per le squadre ricche di campioni. Non ci è mai riuscita l’Olanda, che pure ha avuto tra le sue fila alcuni tra gli interpreti più straordinari di questo sport. Prima del 2010 non ci era mai riuscita nemmeno la Spagna, che prima del suo ciclo eccezionale, di cui scriveremo nel dettaglio, pur avendo spesso campioni affermati, in campo ha il più delle volte rimediato figuracce colossali. Le rappresentative che di volta in volta sono arrivate o si sono confermate sul tetto del mondo si sono basate su collettivi forti, su un gruppo di giocatori, almeno nell’undici titolare, di primo livello, ai quali si aggiungevano uno o più fuoriclasse a completare un quadro comunque omogeneo. Se un’eccezione nella storia del calcio può essere trovata alla regola, questa è da ricercarsi in ciò che accadde nel 1986 in Messico. Eccezione che risponde al nome di Diego Armando Maradona. Nel 1986, in Messico, l’Argentina non è tra le favorite. Ha una squadra discreta ad essere generosi, ha un buon attaccante, Jorge Valdano, e ha Maradona. Quello che succederà, nei quarti e nelle semifinali, è la rappresentazione plastica su un campo da gioco, di quella che è la carriera di Maradona, dell’uomo Maradona. I quarti di finale, l’Argentina li gioca con l’Inghilterra. Dopo crisi ed il conflitto delle Falkland, i rapporti trai due paesi sono ai minimi termini. I tifosi di entrambe le nazionali sentono in modo particolare la sfida. Gli argentini, però, non ritengono di avere una squadra forte abbastanza da rivincere i Mondiali, vinti già in casa nel 1978, durante la dittatura, sulla regolarità dei quali i dubbi non sono mai mancati. La partita finirà 2-1 per l’Argentina che in semifinale incontrerà il Belgio. Maradona contro gli inglesi segnerà di mano il primo gol, la celeberrima “Mano de Dios”, poi segnerà il “Gol del Siglo”(Gol del Secolo), l’esecuzione più bella mai vista su un campo di calcio. Sarebbe riduttivo parlare semplicemente di azione, in riferimento a quel gol. Esecuzione rende appieno la straordinarietà del gesto tecnico ed atletico. Infatti, proprio come nell’esecuzione di una danza, Maradona danzava tra i giocatori inglesi in una progressione che tutti gli appassionati hanno ben stampata negli occhi. Questa partita è sicuramente quella di cui si è parlato, scritto di più. Epperò Maradona fece ancora meglio in semifinale, contro un Belgio forte, solido, tatticamente preparatissimo. Segnò una doppietta che chiuse la sfida e proiettò l’Albiceleste di Bilardo in una finale inaspettata e durissima contro la Germania Ovest, durante la quale, il numero 10 del Napoli si limitò, quasi da direttore d’orchestra a ispirare i suoi compagni (molto bello l’assist per il gol decisivo di Burruchaga) e a guidare la sua squadra alla vittoria nel 3-2 finale.

Una vittoria che fu l’epilogo più giusto, la più logica conseguenza di quella corsa di sessanta metri, pallone ai piedi, nella quale Maradona si lasciò dietro tutti gli avversari possibili, e ci piace pensare, tutti i possibili paragoni che ci sono stati e che giustamente, ancora ci saranno.

Quelli del 1986 sono stati gli ultimi Campionati del Mondo vinti dall’Argentina. Hanno dato il via al quadriennio più fulgido della carriera di Maradona, che a Napoli vinse quasi tutto quello che c’era da vincere. E dato che la storia del calcio sa essere spietata, in una notte di Roma, quattro anni dopo, la carriera di Maradona ai massimi livelli si chiuderà proprio in una finale mondiale, proprio contro la Germania Ovest, con una sconfitta stavolta, che Maradona mai digerirà pienamente.

 

Le successive partecipazioni ai mondiali dell’Argentina sono state avare di soddisfazioni. Nonostante fossero ritenuti il più delle volte tra i favoriti alla vittoria finale, i sudamericani non sono mai riusciti a superare i quarti di finale. Le credenziali con cui l’Argentina si prepara ad affrontare quest’edizione dei campionati del mondo non sono diverse dal passato. La squadra fa parte di quella rosa ristretta di 7/8 rappresentative maggiormente accreditate per la vittoria finale. Curiosamente si può capovolgere il discorso fatto per il Brasile. Mentre i verde-oro hanno nella solidità di difesa e centrocampo, nella spinta sugli esterni i propri punti di forza, l’Argentina potrà contare principalmente nel proprio reparto avanzato. Messi, Aguero, Higuain rappresentano un tridente almeno sulla carta inarrivabile. Certo la scelta del perseverante CT Sabella di lasciare a casa anche per i Mondiali il Tevez straripante visto quest’anno farà discutere. Né Lavezzi, né Palacio, né tantomeno Di Santo possono assicurare l’eccellente rendimento che l’Apache, anche in nazionale, quando convocato, ha sempre mostrato . In porta ed in difesa l’Albiceleste non è messa benissimo. Romero(Monaco, ma di proprietà della Sampdoria) e Andujar(Catania, da Luglio, Napoli) sono portieri discreti ma non al livello di quelli delle altre “favorite”. In difesa Fernandez(Napoli) è sempre stato considerato titolare dal CT, tanto più dopo esserlo diventato nel Napoli ed aver disputato una buonissima stagione. Garay reduce da un’ottima stagione al Benfica potrebbe essere una delle sorprese della competizione. Campagnaro, non esaltante ques’anno all’Inter offre comunque una duttilità alla quale Sabella sembra non voler rinunciare. Balanta e Rojo, che fanno parte dei 30 pre-convocati, sono nomi da tenere in considerazione soprattutto per il futuro. A centrocampo a parte Mascherano(che può giocare anche al centro della difesa)e Di Maria, reinventato quest’anno da Ancelotti al Real in un centrocampo a tre, la situazione non è delle migliori. Tra meteore del nostro campionato quali Sosa e Gago e promesse mai esplose definitivamente come Ricky Alvarez, buone possibilità di essere titolare le avrà Ever Banega, “volante” del Valencia.

Molte delle chanches di vittoria dell’Argentina dipenderanno dallo stato di forma con cui Messi si presenterà in Brasile. Reduce da una stagione non facile al Barcellona, tra infortuni, prolungati problemi di vomito, difficoltà e rallentamenti per il rinnovo del contratto, la Pulce si è vista, giustamente peraltro, scippare anche il Pallone d’oro da Cristiano Ronaldo. I paragoni con Maradona in questi anni si sono sprecati. Se da una parte quelli che riconoscono il primato di Diego sono ancora in maggioranza, i sostenitori di Messi, ricordano come il calcio attuale rispetto a quello degli anni’80 sia cambiato sia da un punto di vista tattico, essendosi fatto negli anni il tatticismo   sempre più esasperato(non in Spagna si potrebbe obiettare…), sia dal punto di vista fisico. Il calciatore oramai è un atleta completo, la condizione atletica rispetto al passato, è divenuta un elemento ancor più fondamentale per il mantenimento della quale è imprescindibile la continuità negli allenamenti, il rispetto di drastici regimi alimentari. Con la Nazionale Messi non è mai stato pienamente il giocatore incredibile visto a Barcellona. Le ragioni addotte nel tempo sono state varie. Dalla personalità allamancanza in nazionale di giocatori quali Xavi e Iniesta che nel Barcellona si sono rivelati fondamentali nell’esplosione e nella consacrazione dell’argentino. Messi, ha, nel prossimo mese, la possibilità di ribaltare tutto, di poter vincere i Mondiali da argentino in Brasile, consegnandosi definitivamente ed incontrovertibilmente nell’Olimpo dei più forti. Regalando il sogno più bello al duo paese.

 

Non è un gran momento per il paese sudamericano. La situazione politica ed è economica è tornata difficile. La Presidente Kirchner a meno di due anni dalle elezioni presidenziali è in difficoltà, il suo indice di popolarità è in picchiata. La ragione di ciò è da ricercarsi nel logoramento del “modello K”, e ciè quelle politiche economiche nazionaliste che da più di un decennio hanno rivoluzionato l’economia del paese. Nonostante le varie misure ed anche restrizioni sempre maggiori, come ad esempio la previsione di un limite di due acquisti all’anno su internet per un valore di 25$ ciascuno, pena in caso contrario, una tassa del 50%, si è arrivati ad un nuovo crollo del peso. Tralasciando le complesse motivazioni economiche di una nuova crisi che si spera non raggiunga le proporzioni di quella del 2002, delle proteste e dei carcelorazos, c’è da prendere in considerazione un dato strutturale: la ciclicità nelle crisi economiche argentine. Questo dato ha fatto si che uno dei paesi più ricchi al mondo fino alla seconda guerra mondiale, si trovi oggi ad arrancare pesantemente rispetto alle economie più vivaci dei paesi emergenti e ha spinto nel 2002 la nazione più vicino al baratro di quanto si creda. Se all’estero il rischio contagio spaventa gli altri paesi dell’area, come ad esempio l’Uruguay, in patria la Kirchner, se la situazione non dovesse cambiare, difficilmente potrà ricandidarsi per un terzo mandato e l’opposizione seppur ancora divisa potrebbe puntare su Sergio Massa, che ha ottenuto un ottimo risultato nelle elezioni di medio termine.