– DI MARCO DI DOMENICO
marco.didomenico@liberopensiero.eu

 

Gianni Pittella, eletto già tre volte europarlamentare, nell’ultimo mandato ha ricoperto il ruolo di vice presidente vicario del Parlamento ed è fortemente indicato per la presidenza del Parlamento Europeo (ruolo che non viene ricoperto da un italiano da 35 anni).

Voce influente nel dibattito all’interno del Partito Democratico sullo schieramento in Europa: aderire o non aderire al Partito Socialista Europeo? Alla fine ha vinto la sua battaglia, essendosi dichiarato, da sempre “socialista”.

Pittella ha anche partecipato alle primarie per la segreteria del PD, ottenendo il 5,7% (con percentuali intorno al 15% nel sud Italia).

Le sfide che attendono lo schieramento socialista sono molteplici: scongiurare larghe intese con i popolari di Juncker e vincere l’euroscetticismo dei movimenti prodotto dalle politiche di austerity.

Onorevole Pittella, il suo slogan è “Sud protagonista”: secondo lei in che modo il Mezzogiorno italiano può essere davvero protagonista all’interno dell’Unione Europea?

Il Mezzogiorno deve tornare ad essere protagonista, perché non se ne può più di un Sud discreditato. Dal caffé, oltre che sulla Terra dei Fuochi o sulle mozzarelle avvelenate, l’immagine di questo pezzo di Italia è oggi messa seriamente in discussione. Ci vuole invece un Sud che sappia fare autocritica,ad esempio sulla qualità della spesa dei fondi comunitari, che non si possono più destinare ad eventi folkloristici e a sagre, ma che riscopra la voglia di lottare per costruire un nuovo futuro. E dobbiamo ripartire da infrastrutture inadeguate (a partire dall’Alta Velocità, che oggi si ferma a Salerno), dall’istituzione di zone economiche speciali, dalla lotta dura alla criminalità.

Lei ha più volte dichiarato che l’austerità, e non l’euro, ha distrutto l’Europa: quale sarà il suo impegno (e del PD) per riportare crescita, occupazione e sviluppo economico?

Partiamo dai numeri prodotti da questa stagione di estremo rigore: 400mila ricchi in Italia sono ancora più ricchi, 40 mila straricchi sono ancora più forti, spappolato il ceto medio, povertà diffusa per tutto il resto della popolazione. Questo è il quadro che si presenta ai nostri occhi. Di chi è la colpa? Delle scelte sbagliate fatte dai governi nazionali che hanno deciso di mettere un freno alla crescita, invece di investire su misure anti cicliche così come fatto dall’amministrazione Obama in America. Occorre porre un argine. La prima cosa da fare è la neutralizzazione del patto di stabilità, per quelle che sono le spese di investimento sui grandi temi legati alla crescita. Rivedere questo patto stupido per rilanciare l’occupazione attraverso la formazione, l’innovazione, la banda larga, le infrastrutture deve essere il punto centrale dell’agenda del nuovo parlamento europeo. La regola, o per meglio dire il dogma, del 3% va ripensata.

L’Italia ha una legislazione stringente per evitare infiltrazioni mafiose, ma in molti paesi dell’UE non esiste il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Cosa si può fare in Parlamento Europeo per arginare questa piaga?

Non arretrare di un passo rispetto alla lotta alla criminalità, sia a livello nazionale che comunitario. Le possibilità di futuro del Sud dipendono anche da questo grande tema, che In Europa, esistono già strumenti concreti di lotta, come le norme contro il riciclaggio, e organismi di contrasto come l’Europol (Ufficio di Polizia europeo) , l’Eurojust (Unità europea di cooperazione giudiziaria) organismi come l’Olaf (Ufficio europeo per la lotta antifrode), ma l’impegno è di migliorare la rete di protezione dei cittadini, ed il sostegno a tutte quelle realtà e associazioni impegnate, sul campo, in questo senso.

I partiti euroscettici stanno guadagnando consensi in quasi tutti i paesi dell’Unione. Il Partito Socialista Europea ha di fronte a sé una grande sfida: come arginare la crescita del populismo?

Il populismo si combatte solo in un modo: cambiando verso all’Europa dell’austerità. Tutti sappiamo bene che all’euro non si puo’ uscire e che la vera svolta sta nell’accompagnare la moneta unica ad un governo economico europeo. Quello che serve è un ministero del Tesoro europeo, la messa in campo degli Eurobond e una Banca Centrale Europea prestatrice di ultima istanza. Dalla Francia della Le Pen, all’Inghilterra di Farage, passando per l’Italia di Salvini , Grillo e Berlusconi, il pericolo che incombe sull’Europa è una deriva anti europeista che rischia di minare il sogno dei padri dell’Unione. Noi, invece, oltre a ristabilire il primato della politica sull’economia e la finanza, dobbiamo subito realizzare il grande obiettivo degli Stati Uniti d’Europa, per il quale ho investito tutta la mia vita politica . Queste le sfide che il PSE dovrà affrontare e che daranno un nuovo, positivo, futuro ai cittadini europei.

 

Ringraziamo l’onorevole Pittella e il suo staff per la disponibilità e la collaborazione.

1 COMMENTO

  1. “Di chi è la colpa? Delle scelte sbagliate fatte dai governi nazionali che hanno deciso di mettere un freno alla crescita, invece di investire su misure anti cicliche così come fatto dall’amministrazione Obama in America. Occorre porre un argine. La prima cosa da fare è la neutralizzazione del patto di stabilità, per quelle che sono le spese di investimento sui grandi temi legati alla crescita. Rivedere questo patto stupido per rilanciare l’occupazione attraverso la formazione, l’innovazione, la banda larga, le infrastrutture deve essere il punto centrale dell’agenda del nuovo parlamento europeo.”

    Parole non brutte, onorevole Pittella, ma per l’appunto parole.
    Il suo partito, il PD, ha approvato il patto di stabilità, non ha rivisto migliorando le riforme Moratti e Gelmini (non può essere definita migliorativa la riforma del membro del suo partito Fioroni), non ha lavorato attivamente per innovazione e banda larga, non si è occupato di infrastrutture che non fossero il TAV Torino-Lione.
    Onorevole Pittella, le dichiarazioni che lei ha rilasciato qui sono l’esatto opposto delle azioni compiute dal suo partito nell’ultimo decennio.
    Sono i fatti, non le parole, a parlare. Dove sono i fatti corrispondenti alle intenzioni che il PD propina da almeno un decennio, allora?

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