– DI CLAUDIA POLO

claudia.polo@liberopensiero.eu

arteQuando parliamo di nuove tecnologie non possiamo che inglobare nel nostro discorso l’arte. Per quanto concerne questa branca della nostra vita quotidiana dobbiamo ricordare che vi sono state così tante trasformazioni che non basterebbero fiumi di parole per fare un excursus efficacemente sufficiente di quest’ultima.

Nel Novecento l’arte figurativa tendeva ad interfacciarsi con l’uso di materiali diversi; la tendenza non sembra essersi fermata, infatti negli ultimi vent’anni l’arte ha conosciuto nuovi mezzi espressivi come il computer costruendo, in tal modo, una serie di relazioni innovative con il pubblico e lo spazio espositivo.

Anche la fotografia, considerata arte minore, attualmente è entrata prepotentemente nel sistema dell’arte contemporanea, tant’è vero che oggi sembra quasi che non vi possa essere alcuna istituzione museale-espositiva che non presenti almeno una mostra fotografica.

Dobbiamo però fare una netta distinzione fra l’utilizzo di materiali diversi per realizzare opere comunque pittoriche e uniche, e l’utilizzo delle tecnologie digitali.

L’arte, per così dire, “tradizionale” viene esposta in circuiti particolari: musei, gallerie d’arte, fino ad arrivare alle esposizioni per strada con i murales, ma rimane sempre opera unica, compiuta e creata dall’artista e come tale presentata al pubblico.

In diverso modo invece si rapporta l’arte con quelle che sono le nuove tecnologie digitali, tant’è vero che, all’esplorare questi nuovi ambiti, non facciamo che trovare un mondo totalmente parallelo a quello delle arti figurative.

L’utilizzo delle tecnologie digitali, la rete, e quindi la webart, ha dato e sta dando la possibilità di sperimentare radicali cambiamenti nel pensare i modi di percepire l’arte. L’opera non è mai finita e chiusa poiché esiste la possibilità concreta di acquisire quella determinata immagine, rimaneggiarla, rielaborarla e addirittura stravolgerla e farla diventare qualcosa d’altro.

Oggi, così come è avvenuto precedentemente per le biblioteche digitali, anche sul fronte dei musei virtuali è avvenuta una esplosione di interesse. In generale, per museo virtuale, si intende una collezione di risorse digitali di ambito artistico-culturale, accessibile mediante strumenti telematici.

Dal punto di vista dei contenuti, un museo virtuale può essere costituito dalla digitalizzazioni di quadri, disegni, diagrammi, fotografie, video, siti archeologici e ambienti architettonici, sia che essi costituiscano in sé e per sé beni primari, sia che invece siano delle rappresentazioni secondarie di beni e reperti primari. Tale novità ha scaturito interessi vari che, ha da un lato stimolato l’elaborazione di ricerche e studi sul piano teorico, dall’altro ha contribuito alla realizzazione di numerose sperimentazioni.

Un esempio emblematico di nuove sperimentazioni è senza dubbio “MAV” museo archeologico virtuale di Ercolano – luogo didattico e conoscitivo, dove il reale e l’immaginario si incontrano per dare vita a nuove modalità di apprendimento e di intrattenimento.

Al suo interno si trova uno spazio museale unico e straordinario: un percorso virtuale e interattivo dove vivere l’emozione di un sorprendente viaggio a ritroso nel tempo fino a un attimo prima che l’eruzione pliniana del 79 d.C. distruggesse le città romane di Pompei ed Ercolano.

Oltre settanta installazioni multimediali restituiscono vita e splendore alle principali aree archeologiche di Pompei, Ercolano, Baia, Stabia e Capri. Attraverso ricostruzioni scenografiche, interfacce visuali e ologrammi, il visitatore è condotto in una dimensione virtuale, dove sperimentare in modo ludico ed interattivo le nuove opportunità che la tecnologia multimediale offre alla fruizione del patrimonio archeologico.

Il viaggio inizia dopo aver oltrepassato una sorta di porta ancestrale che smaterializza i corpi nei flussi dell’intelligenza connettiva e che conduce alla scoperta dei nomi e dei volti degli antichi Ercolanesi, con i quali si viene a conoscenza della storia della comunità e del loro stile di vita.

Un’altra importante iniziativa è quella de “La mostra impossibile” ( in scena il 31 maggio e 1 giugno ), essa, situata a Napoli nella cappella di San Domenico Maggiore, dedicata ai grandi Leonardo, Raffaello e Caravaggio.

Questa mostra è un vero e proprio esempio di quanto l’arte e, in generale, la cultura umanistica possano trarre vantaggio dalle nuove tecnologie digitali, soprattutto in termini di divulgazione.

Insomma se ci pensiamo, nessuna mostra di opere originali potrebbe realisticamente rappresentare in forma così organica e compiuta l’intera opera di un grande artista del passato.

Al tempo stesso, “La mostra impossibile” farà anche da cornice a convegni, conferenze e spettacoli che prendono spunto dalla vita e dalle opere dei tre grandi artisti; ma anche momenti di discussione e confronto sul tema benjaminiano che fa da sfondo a questo progetto: “l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità digitale”.

Il carattere didattico della mostra è indiscusso: molti saranno i giovani, e non solo, attratti da questa “rinnovata” casa della cultura digitale.

In conclusione: se arte e tecnologie saranno in grado, come in questi emblematici esempi, di mescolarsi creando progetti di tale valore, molte più persone, ma soprattutto nativi digitali, si avvicineranno con un occhio più interessato all’arte umanistica!