– DI GENNARO DEZIO
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Tre campionati del mondo vinti (come Germania Ovest), quattro finali perse, quattro volte al terzo posto. La Germania è la nazionale col maggior numero di presenze tra Mondiali ed Europei, nonché quella più continua dal punto di vista dei risultati. Basterebbero questi pochi dati a fare della Germania, statisticamente, una delle favorite per la vittoria finale di Brasile 2014. E sarebbe anche l’epilogo forse più meritato per una selezione reduce da due terzi posti e due ottimi mondiali nel 2006 e nel 2010, in cui l’eliminazione è maturata contro le squadre poi vincitrici della competizione (Italia 2006, Spagna 2010).

 

La Federazione calcistica tedesca, fiore all’occhiello dello sport teutonico, ha saputo venir fuori in modo encomiabile da un periodo di forte crisi del proprio movimento calcistico culminato con il fallimento di Euro 2004, conclusosi con una umiliante eliminazione nella fase a gironi con zero vittorie all’attivo. Eppure due anni prima, a sorpresa come spesso capitato, nonostante fosse già cominciato un inevitabile ricambio generazionale, una Germania non certo irresistibile che aveva in Klose e Ballack le proprie stelle, reduce da qualificazioni tribolate, riuscì a conquistare la finale dei mondiali nippo-coreani finendo poi sconfitta da un Brasile stellare.

Nell’anno zero, il 2004 appunto, la Federazione e le società tedesche decisero di elaborare un nuovo modello di calcio proiettato al futuro. Si decise di puntare sui settori giovanili, limitare gli acquisti di calciatori all’estero (senza alcuna specifica regolamentazione limitativa che riprendesse, ad esempio, quelle attuate in passato in Italia). Indispensabile è stato l’apporto della generazione dei nuovi tedeschi, figli di immigrati che hanno determinato una “miscellanea culturale” i cui effetti hanno modificato strutturalmente il calcio tedesco. Meno fisicità e più tecnica in un contesto tattico maggiormente proteso alla proposizione. Beckembauer, infatti, vicepresidente federale dal ’98 aveva già da allora come obiettivo quello di eliminare l’immagine di un calcio tedesco scadente a livello tecnico. Vennero a tal fine istituite 121 accademie in tutto il Paese e si obbligò le squadre di prima e seconda divisione a creare una propria “cantera” sul modello olandese prima e spagnolo poi. Fondamentale impulso al movimento calcistico teutonico è stata l’assegnazione dei Mondiali casalinghi del 2006 che ha portato alla costruzione di nuovi stadi, alla messa a punto di diversi impianti già esistenti che richiedevano una serie di interventi importanti di ristrutturazione. Gli stadi, come nell’esempio inglese, sono stati riconcepiti come luoghi da vivere 24h/24h, capaci di offrire al tifoso ogni comfort possibile. Eliminate le piste di atletica, avvicinando gli spalti al campo, è stata innanzitutto garantita una visuale ottimale. L’abbassamento dei prezzi dei biglietti ha fatto sì che gli impianti, non solo quelli delle squadre top, fossero sempre pieni garantendo alle società aumenti vertiginosi dei ricavi annuali. Si è poi fatto in modo, attraverso musei delle squadre, cinema, centri commerciali, servizi di vario genere (anche per il caro estinto…) che gli stadi e le aree circostanti fossero fruibili dalle famiglie per tutta la settimana e non solo il giorno delle partite, chiaramente anche attraverso appositi collegamenti con mezzi di trasporto pubblici.

Questa filosofia è stata espressa in maniera molto chiara da Karl Heinz Rummenigge, dirigente del Bayern Monaco, che in passato ha dichiarato “Per le nostre partite in casa e fuori da anni c’è quasi sempre il tutto esaurito. Potremmo addirittura fare il tutto esaurito solo con gli abbonamenti ad inizio stagione. Si può vedere il Bayern – continua Rummenigge– in curva con soli 7 euro. È la nostra filosofia: biglietti per tutti, ma anche abbonamenti da 10.000 euro per i Vip. [..] L’ultimo nostro bilancio ha registrato un utile di oltre 10 milioni di euro.”

L’aumento dei ricavi, dicevamo, ha fatto sì che il livello del campionato tedesco  s’innalzasse sensibilmente con effetti a catena che hanno coinvolto tanto le rappresentative nazionali, dalla maggiore alle varie giovanili, quanto i club, Bayern e Borussia in testa (con filosofie, però, molto diverse). Infatti mentre in passato i campioni tedeschi giocavano regolarmente in Italia o in Inghilterra, oggi la maggior parte di essi resta in patria, sia perché ormai la Bundesliga, (colosso economico che ha superato i due miliardi di euro fatturato e che versa allo stato quasi 800 milioni in imposte) è un campionato di alto livello, allenante quanto la nostra serie A, sia perché risulta finanziariamente difficile comprarli, data ormai la accresciuta solidità economica dei club tedeschi (vedasi i vari Reus, Gotze, Hummels, Lahm, Muller, Neuer,“profeti in patria”).

La maggior parte dei bookmakers inserisce la Germania tra le tre favorite per questa edizione dei mondiali. Personalmente se si escludesse il fattore “casa” per il Brasile, la Germania sarebbe da ritenere la favorita. Squadra equilibratissima, forte in tutti i reparti, ha nel centrocampo e nell’attacco i suoi punti di forza più evidenti. Ottima però è anche la difesa dove molto però dipenderà dalla condizione di Hummels, falcidiato da un infortunio che l’ha tenuto lontano dal campo per gran parte della stagione e di Lahm, il capitano, reduce da una dispendiosissima stagione col Bayern. Nei 30 pre-convocati, da segnalare la presenza di Mustafi, autore di un soddisfacente campionato con la Sampdoria. A centrocampo e sulla trequarti Loew, il ct, potrà davvero sbizzarirsi: Bastian Schweinsteiger (Bayern Monaco), Khedira, Kroos e Bender assicurano dinamismo e fisicità. Sulla trequarti, Muller, Gotze, Ozil, Draxler, uniscono velocità e fantasia declinate ai massimi livelli, dando anche la possibilità al ct, orfano del centravanti titolare Gomez, di poter giocare con Muller avanzato in posizione di “finto nueve”, come la Spagna e il Barcellona hanno insegnato. Questa soluzione darebbe da un lato maggiore imprevedibilità alla squadra lasciando le difese avversarie senza punti di riferimento e dall’altro permetterebbe maggiore equilibri senza rinunciare ad un modulo comunque offensivo. In attacco oltre al sempreverde Klose, ci sarà Reus (inserito tra i centrocampisti) e Schurrle, calciatore polivalente, ottimo in questo primo anno al Chelsea. Non può non colpire il dato anagrafico. Si tratta di giocatori giovani, con già grande esperienza internazionale, che uniscono alla tecnica grande forza fisica e sacrificio, ingredienti indispensabili più che in passato nel calcio moderno. Non è da sottovalutare, però, l’assenza, pesante, di Mario Gomez. Infatti, l’attaccante della Fiorentina, colpito da più infortuni durante la sua prima stagione italiana, oltre ad assicurare un apporto fondamentale dal punto di vista realizzativo, avrebbe permesso al ct Loew una variante tattica importante, per doti fisiche e propensione al gioco di sponda per l’inserimento degli esterni.

 

Pochi mesi or sono, nei suoi primi giorni da Presidente del Consiglio, Matteo Renzi nel suo primo incontro con la Cancelliera tedesca Merkel, le donò la maglia della Fiorentina (di cui è grande tifoso) di Gomez. Quell’incontro è stato il primo banco di prova gravoso per il nostro Premier, che infatti non mancò di attirarsi le prime critiche per un atteggiamento ritenuto in Patria troppo arrendevole con la Cancelliera, non solo in tema di politiche economiche, ma anche relativamente a quella che è e dovrebbe essere una visione comune di Unione Europea. Molto si è detto in questi anni e molte sono le tematiche al centro del dibattito in questi giorni che precedono le Elezioni Europee. E’ chiaro che in Italia e non solo, le polemiche anti-Merkel, le critiche verso una Europa a trazione germano-centrica, mosse non sempre a torto, abbiano trovato terreno fertile. La crisi economica avvertita meno, molto meno in Germania, le politiche rigoriste imposte da Berlino, l’amara medicina riservata alla Grecia, la rigida contrarietà tedesca agli eurobond, il ruolo che le varie cancellerie, in primis Berlino, si dice abbiano avuto, magari come sola “moral suasion” nella fine dei governi Zapatero e Berlusconi (la sovranità è questione che prescinde da quelli che sono i giudizi sugli stessi) sono argomenti che finiranno per pesare come un macigno in cabina elettorale. I partiti euroscettici sono accreditati dai sondaggi in forte, fortissima crescita, e ciò da Lunedì 26, potrebbe accelerare quel processo di disgregazione comunitaria ormai in atto e reso paradossalmente ancor più chiaro dalla crisi Ucraina, quando i Paesi europei pur sforzandosi di parlare formalmente ad una voce sola, hanno mostrato plasticamente, con assoluta impotenza, quanto le posizioni fossero diversificate, tese a preservare i rispettivi interessi. E se il popolo tedesco, come dimostrano le elezioni di Settembre, ha pienamente approvato l’operato di “mamma Angela”, la situazione negli altri paesi è quindi molto diversa. Per citare due esempi, in Francia il FN, in Italia il Movimento Cinque Stelle sono “problemi” che dovranno essere affrontati dalla operosa ma spesso lenta e farraginosa macchina comunitaria per evitare l’implosione definitiva di un Unione Europea, per ora realizzata solo sulla carta, ma di cui tutti noi avremmo e avremo bisogno.