Facebook-Relationship-Ask-638x425– DI AGNESE CAVALLO
agnese.cavallo@liberopensiero.eu

 

Ecco l’ennesima funzione di Facebook: basta “chiedere” per  sapere se la persona che ti interessa sia libera o impegnata sentimentalmente. E non dovrai farlo tu, lo farà Facebook per te. Il colosso americano ha captato l’esigenza, per molti utenti, di sfruttare la rete per conoscere la propria anima gemella. Negli ultimi anni, infatti, sono nati diversi siti di incontri, noti già in passato, specifici per ogni età e sessualità. Ci sono quelli per i ragazzi, per gli adulti, per gli over 40, per gli etero e per gli omosessuali. Insomma basta scegliere. Ma, perché limitarsi a questo? Perché sbarellare per cercare il sito d’incontri adatto? C’è Facebook, molto più veloce e pratico! Ecco allora la funzione ask. Dopo aver chiesto l’amicizia, si può anche chiedere di poter essere informati sullo stato sentimentale della persona in questione, con un click. Strano che sia necessario un tasto apposito per chiederlo, non possibile farlo ʻdirettamenteʼ tramite un messaggio? Che già questo fa sorridere, perché un messaggio scritto in chat è di per sé un approccio freddo. Ora col tasto “chiedi”, lo diventerà ancora di più. Un segnale, questo, che  dimostra come i social networks abbiano complicato, più che facilitato, l’approccio comunicativo. Moralismi a parte, è certo che qualsiasi mezzo di conoscenza e comunicazione è pur sempre un modo per interagire. Ebbene se diventa l’unico modo per relazionarsi, conducendo ad una semplificazione dei rapporti umani, allora qualche domanda andrebbe fatta. Si è completamente immersi in una dimensione altra, virtuale, tanto da non rendersi più conto quando mettere dei limiti. Se ci proponessero di impiantarci un microchip (cosa che, inoltre, è già stata sperimentata) lo lasceremmo fare. Basterebbe che ci presentassero il prodotto come qualcosa di rivoluzionario, dagli effetti esclusivamente positivi, per correre a farcelo impiantare! Come si dice: “La pubblicità è l’anima del commercio”. È proprio vero. E allora, anche ciò che sembra avere quel margine di modernità, come i social, si riduce ad essere uno strumento di alienazione e, chissà, di controllo sociale. Che esagerazione! Pensare questo per una semplice funzione che permette una conoscenza sentimentale? Forse è vero, si rischia di essere bacchettoni, probabilmente perché si è bombardati da questa mania di condivisione, che si traduce, troppo spesso, in invasione della vita privata. E non puoi esimerti dal ʻcondividereʼ, altrimenti sei un outsider. C’è forse ancora qualcuno che usa Facebook con intelligenza. C’è, forse, ancora chi usa la tecnologia per condividere e non per invadere. C’è chi la usa proprio come in quelle pubblicità dell’Iphone o del Samsung, in cui la tecnologia sembra davvero un valore aggiunto e non una prigione. Ma quando si pensa di creare un tasto per chi vuole flirtare senza pensare che c’è anche chi non ha voglia di essere infastidito da messaggi di questo genere, quella pubblicità  sembra proprio aver fallito. Si mischiano un po’ troppo i campi d’azione. Non si capisce più a cosa serva Facebook, a cosa serva Instagram e a cosa serva un Meetic. Tanto hanno tutti fuzioni simili. È tutto uguale. Instagram è un sito dove poter condividere foto, ma anche Facebook lo è. Però Facebook, ora, è anche un sito d’incontri. Verrebbe da dire: “Eh?! Che confusione!” Che il modo di conoscersi sia cambiato è naturale. Anzi, per tante persone, i siti di incontri sono stati un modo per ricominciare una vita sentimentale, ma rendere tutto così semplice, fa riflettere non poco.  Già è discutibile l’idea che ragazzini di dieci anni,  iscritti a Facebook,  possano incontrare chiunque, ci manca solo che Facebook diventi un sito di incontri e allora addio privacy e addio sicurezza.  C’è fin troppa libertà di poter fare della tecnologia e della connettività ciò che si vuole. Andrebbe regolato in maniera più seria, guardando in particolar modo agli effetti negativi più che a quelli positivi,l’uso della rete.  Fin troppe cose si possono fare in rete, pensando che questa sia libertà. Si vota un politico in rete, si propongono leggi in rete, si fa informazione senza filtro in rete. Si crede che tutto ciò che venga scritto e fatto in rete, poiché senza controllo, sia “libero” . La lista di effetti negativi sarebbe lunga e avvilente, probabilmente anche ingiusta per un mezzo che nasce come rivoluzionario e come il più immediato mezzo di comunicazione di tutti i tempi. Comunque, al di là del mezzo a disposizione, è sempre il modo di usarlo a fare la differenza. Prima di ogni strumento tecnologico, bisognerebbe ricordarsi di utilizzare il più grandioso di tutti, quello che permette di essere connessi ai nostri pensieri e alla nostra volontà, continuamente, e che ci permette di scegliere se vivere in un mondo virtuale o reale: il cervello.