– DI ALESSANDRA MINCONE
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“Non fate come i bambini che leggono per divertirsi. O come di ambiziosi che leggono per istruirsi. No, leggete per vivere!”
É così che consigliò con gran cura Gustave Flaubert in merito alla letteratura vista come panorama infinito di un mondo in continua evoluzione. Un infinito che arricchisce il cuore, concentrando in parole e convenzioni quei pensieri astratti da cui la nostra mente è attratta. Fin dai primi secoli avanti Cristo la letteratura prende vita in qualità di strumento a disposizione dell’uomo, che non si accontenta solo di fare ombra nel mondo; è grazie alla scrittura che si lascia in ricordo documentato l’eredità delle proprie gesta: basti pensare ai poemi epici, che fondono la storia dei popoli antichi con l’immagine di leggende mitologiche. La Grande Roma non sarebbe la grande città se il Colosseo non fosse un simbolo poi così grande. Così come i grandi popoli non si sarebbero rinvenuti tali se qualcuno non avesse avuto dedizione per narrarceli in minuziosi versi. Ma un “grazie” ai classici, oggi non equivale a valorizzarne l’arte.
Mariano José de Larra, giornalista e scrittore spagnolo del XIX secolo, in un articolo intitolato “L’elogio”, realizza che chiunque si cimenti a scrivere lo fa per se stesso, dando sfogo alla sua traccia di vita. E dal 1800 circa, questa impostazione non è ancora cambiata nei poeti, mentre la storia del lettore ha subito mutamenti notevoli, che influiscono non-bene sulla panoramica letteraria 2014.
Negli USA, lo scrittore James Patterson dopo persistite battaglie allo Stato Federale ha deciso di finanziare con quasi 1 milione di dollari le librerie autonome che, a causa della crescente popolarità degli e-book, stanno lentamente decadendo in un baratro di isolamento economico-culturale. La vicenda fa riflettere sul fatto che sempre più giovani sono proiettati in un ambiente letterario che non ha più un vero e proprio ambiente. I circoli letterari sono sostituiti dalle discoteche e le carte giallastre, impregnate di profumi, a loro volta dai tablet, fonte di provata deconcentrazione.
Tutto questo sembra essere un “dolce naufragar” in un mare d’ignoranza, mentre leggere dovrebbe essere il primo dei diritti del cittadino dedito alla lotta contro l’ignoto. La letteratura non ci offre solo un’evasione dal cosiddetto “mondo reale”, ma ci arma dei mezzi per scrutarlo e criticarlo. Non a caso un chissà quanto vecchio proverbio recita che bisogna “saper leggere tra le righe” per inquadrare le situazioni.
Insomma, a che serve studiare Saggi e Lettere sulla tolleranza, se il Papa non interviene contro le legali discriminazioni (e altro) omofobe in Uganda?  Gli stessi testimoni di Geova professano sulla base di un libro, cercano le risposte ai grandi quesiti vitali leggendo la loro Bibbia. Leggere, quindi, potrebbe essere la salvezza! Imparare ad apprendere la storia antropologica da chi ha voluto tramandarcela.
Perché, forse, la letteratura è proprio quella vela bianca all’orizzonte che Baricco raffigura nella speranza della vita che solo l’uomo può dare e che potrebbe guidarci oltre i pregiudizi superficiali, varcando finalmente quel confine sottile che divide immaginazione e realtà.