-DI CRISTIANO CAPUANO

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Sono passati più di tre mesi dall’arresto del “Chapo” (al secolo Joaquín Guzmán Loera), indiscusso signore della droga messicano e padrino del famigerato Cartello di Sinaloa, catturato in seguito ad un blitz della polizia messicana e dell’intelligence statunitense in un hotel di Mazatlan (Sinaloa) il Joaquín Guzmán Loera dopo una cattura22 febbraio scorso. L’arresto del Chapo Guzmán costituisce uno degli eventi più significativi nella storia recente della lotta al narcotraffico che, da diversi anni a questa parte, sta trascinando il Messico in una spirale di brutali violenze.

Ma el Chapo, come la maggior parte dei boss, non è un ordinario criminale bensì un personaggio pubblico attorno al quale ruotano diversi aneddoti e addirittura leggende. La parabola di Joaquín Guzmán Loera ebbe inizio a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 e conobbe la svolta nel 1993, quando il boss fu arrestato nel Chiapas e trasferito in una prigione di Guadalajara (Jalisco), dalla quale riuscì ad evadere corrompendo alcuni funzionari del penitenziario.

Da allora la figura del Chapo si è affermata sempre più, portando il Cartello di Sinaloa ad esercitare un controllo diretto dei traffici di cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti. Nel 2009, inoltre, Forbes inserì el Chapo Guzmán nella lista degli uomini più ricchi al mondo, stimandone un patrimonio di circa un miliardo di dollari. Queste sono solo alcune delle ragioni che portano a considerare l’arresto del Chapo un evento epocale, tanto che certa opinione pubblica messicana ancora guarda con diffidenza e sospetto a questa notizia.

In realtà, l’arresto del Chapo potrebbe essere considerato l’apice di un processo che sta portando le geografie, ma soprattutto le gerarchie, criminali messicane ad un certo stravolgimento. Se nel 2006 la vittoria elettorale dell’ex-presidente Felipe Calderón Hinojosa ha portato al termine della pax mafiosa tra i cartelli e le precedenti amministrazioni, un’analoga svolta nella mappa delle organizzazioni criminali messicane ha visto, in tempi recenti, la scissione del nucleo dei Los Zetas dal potente Cartello del Golfo con base a Matamoros (Tamaulipas).

Ad oggi, gli Zetas sono probabilmente la più influente e crudele organizzazione criminale operante in Messico e non è difficile comprendere come abbiano fatto ad espandersi con tanta rapidità.
Formatisi da disertori di milizie speciali dell’esercito messicano, gli Zetas hanno svolto addestramenti negli Stati Uniti, in Israele e anche in Europa, maturando una progredita conoscenza di armi e mezzi militari che hanno conferito al gruppo un’organizzazione tattica senza precedenti nella storia dei cartelli della droga. Proprio tali competenze paramilitari indussero i vertici del Cartello del Golfo ad assoldare questi ex-militari come speciale squadra di protezione, inaugurando un’alleanza durata fino all’arresto dello storico boss Osiel Cárdenas Guillén, che determinò la definitiva scissione e l’ascesa degli Zetas sulla scena del narcotraffico come organizzazione autonoma.

Nel giro di pochi anni, la cieca efferatezza criminale dei suoi membri ha portato Los Zetas ad inglobare aree di influenza precedentemente appartenenti al Cartello del Golfo il quale controlla attualmente quasi solo i grossi centri di Reynosa e Matamoros (Tamaulipas), mentre l’influenza degli ormai acerrimi nemici si estende dalla cosiddetta frontera chica (Nuevo León e Tamaulipas) fino agli stati meridionali di Veracruz, Campeche, Yucatán e Quintana Roo, lungo tutto il corso del Golfo del Messico.

L’ascesa degli Zetas ha determinato una forte mutazione dei sistemi di alleanze tra i cartelli rivali e le mappe delle geografie criminali messicane vedono contrapporsi al loro crescente potere proprio il Cartello di Sinaloa del Chapo Guzman, che controlla ancora un’ampia fetta di Messico centro-settentrionale da Chihuahua a Jalisco.

La rapida e violenta affermazione degli Zetas nel panorama del traffico internazionale di stupefacenti ha dunque spinto il Cartello del Golfo, orfano di Osiel Cárdenas Guillén e ormai privo di diverse aree precedentemente controllate, al sodalizio con il Cartello di Sinaloa. Dall’altro lato, le reti di alleanze degli Zetas (Cartello di Juarez e Cartello di Tijuana) consentono il controllo di zone strategiche quali Ciudad Juarez e Tijuana che affacciano direttamente su importanti realtà metropolitane statunitensi come El Paso e San Diego, dalle quali parte poi lo smercio di stupefacenti nel resto del paese.

La quasi totalità degli eventi legati al narcotraffico in Messico negli ultimi anni sembra, dunque, ruotare attorno agli Zetas, e l’arresto del Chapo Guzmán pare essere sintomatico di un indebolimento del Cartello di Sinaloa; un indebolimento maturato in perfetta concomitanza col sorgere delle ostilità tra l’alleanza Cartello del Golfo-Sinaloa e i temibili Zetas, che promettono, purtroppo, di continuare a giocare il ruolo di realtà più cruda nel contesto della cosiddetta guerra dei narcos.