– DI AGNESE CAVALLO
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Sembra vicina la soluzione al problema di fertilità che colpisce molte donne. La sterilità può riguardare le donne come gli uomini, questo si sa, ma pochi sanno che sono due proteine, quella maschile e quella femminile, ad essere alla base della fertilità. Mentre nel 2005  era stata riconosciuta ed isolata  la proteina veicolata dallo spermatozoo,  chiamata Izumo, non era avvenuto lo stesso per l’uovo. Da anni la ricerca si occupa di infertilità, perché molti sono i casi di coppie che ricorrono a fecondazioni assistite ed interventi medici diversi e dispendiosi per coronare il sogno di avere un figlio. Spesso la sterilità è totale e c’è poco da fare. Con questa scoperta il problema, però, può essere ridimensionato. Con la scoperta di Izumo, i ricercatori giapponesi hanno fatto un notevole passo avanti, ed oggi si aggiunge un nuovo tassello alla ricerca, grazie alla scoperta della proteina dell’uovo, chiamata Juno in onore della dea della fertilità Giunone. Il suo nome tecnico è Flor4, e vuole dire “recettore dei folati”. Juno si fonde perfettamente con il recettore Izumo, aprendosi solo ad uno spermatozoo per poi chiudersi e non lasciar passare gli altri. I due recettori, infatti, vanno ad incastro, sono praticamente fatti l’uno per l’altra. Per questo motivo, se il recettore Juno viene a mancare, l’ovocita non può unirsi allo spermatozoo e non avviene la fecondazione. La natura è davvero una macchina perfetta, e la scienza, la ricerca, permette di correre ai ripari quando qualcosa è andato storto. Il merito di questa scoperta va all’ente britannico di ricerca Welcome Trust Sanger Institute che può vantare la presenza di un’italiana, Enrica Bianchi. Studiando gli spermatozoi e gli ovuli, è stata accertata l’importanza dei recettori che permettono alle cellule geminali di riconoscersi e fondersi per dare inizio alla fecondazione. Finalmente oggi è possibile conoscere entrambi i recettori, Izumo per gli spermatozoi e Juno per gli ovociti, e far avanzare la ricerca. La rivista Nature, ha pubblicato in esclusiva la notizia, evidenziando l’eccezionalità della scoperta, che non è solo un passo avanti verso future terapie contro la sterilità, ma anche verso una nuova generazione di contraccettivi, proponendo pillole, sia per uomo che per donna, magari, che vadano ad inibire i rispettivi recettori consentendo, così, di avere un rapporto senza il rischio di gravidanze indesiderate. La sperimentazione è avvenuta sui topi e ha dato risultati positivi. I ricercatori hanno osservato che topi femmina, geneticamente modificati per essere privi di Juno, risultavano effettivamente infertili, così come i consimili maschi erano non fecondi se privati di Izumo. Il fascino della procreazione non ha però solo un nuovo nome e un importantissimo punto di partenza da cui avviare nuovi, interessanti studi. I ricercatori devono ancora capire quale meccanismo inibisce la fecondazione plurima di uno stesso uovo. Dopo l’incontro tra Izumo e Juno, infatti, la proteina femminile diventa invisibile per 40 minuti, celandosi in tal modo alla caccia degli spermatozoi. Le sperimentazioni su donne infertili già sono state avviate, per capire se e con quanta incidenza sia riscontrabile un’insufficienza della proteina della fertilità. Gavin Wrigth, senior tra i ricercatori del team, riguardo la scoperta di Juno, ha dichiarato: “Abbiamo risolto un mistero biologico di lunga data. Le due proteine sono presenti sulla superficie di tutti gli spermatozoi e gli ovuli, e per dare origine a una nuova vita al momento del concepimento si devono necessariamente accoppiare. Senza questa interazione essenziale, nulla accadrebbe.”. Anche se la ricerca negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, è già dai primi del ‘900 che diversi scienziati si preoccuparono di trovare una soluzione alla sterilità. Il primo fu lo zoologo americano Frank Lillie, che ipotizzava che uova e spermatozoi dei ricci di mare, avrebbero potuto riconoscersi solo grazie ad un meccanismo, che Lillie aveva individuato nella proteina fertilizia ed antifertilizia. Insomma la ricerca, in tal senso non si è mai fermata. Fa riflettere come la continuità della sperimentazione sia necessaria per avere buoni risultati. Inorgoglisce pensare che nel gruppo di ricercatori ci sia un’italiana, sarebbe ancor meglio pensare che anche qui la ricerca è possibile. In ogni caso, quella coppia su sei che ha problemi di fertilità, può ben sperare che presto ci sarà un farmaco in loro aiuto.

1 COMMENTO

  1. la vita sessuale (soprattutto se l’obiettivo è la procreazione) va agita anche in relazione alle lunazioni: favorisce un maggior piacere e , secondo le prescrizioni presenti a pagina 217 del recente “Il manuale pratico del benessere” (edizioni Ipertesto)patrocinato club UNESCO aiuta a superare con successo tante situazioni di “infertilità inspiegata”.

    Tuttavia tanti casi di infertilità senza precise cause organiche sono risolvibili con buon successo presso il sessuologo clinico (preferibilmente se anche specialista in psicoterapia)

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