-DI LUCA MULLANU

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Toni accesi nel Movimento 5 Stelle: sul tavolo ci sono le richieste di dimissioni, Grillo e Casaleggio infuriati con un’analisi dell’ufficio comunicazione, divide l’intesa con Farage, la Lombardi minaccia nuove espulsioni. L’ombra pesante della sconfitta si fa più forte.

 

Il Movimento 5 Stelle esce sconfitto dalle elezioni, su questo non ci piove, se non altro per la perdita di circa 3 milioni di voti. Ma ad aggravare la situazione interna contribuiscono le mosse poco coordinate dei pentastellati.

Dopo l’ingestione del Maalox e le cadute di stile da parte di molti militanti grillini, nella giornata di ieri è stato diffuso un Dossier di autocritica nel quale si spiegava che: “L’hashtag ‘vinciamo noi’ è stata una scelta paradossale con effetto perverso”. E ancora: “Parlamentari percepiti come saccenti. Mancano di umiltà. Bisogna riconquistare le università e i posti di lavoro. Bisogna prendersi le piazze mediatiche degli altri”. A partire – viene detto esplicitamente – dal messaggio da veicolare in televisione”.

Sebbene sotto la lente di ingrandimento ci sia tutto l’atteggiamento del Movimento, questo documento riservato pare abbia fatto infuriare non poco Grillo e Casaleggio: l’analisi dell’ufficio comunicazione va in direzione opposta a quella indicata dal duo, perché parrebbe invitare ad aumentare le presenze in tv, opponendosi alla comunicazione “distruttiva” aumentando la positività e le proposte. Ed è proprio Silvia Virgulti, Tv-coach esterna allo staff , colei che avrebbe puntato il dito contro la comunicazione di Grillo e Casaleggio.

L’emorragia interna non sembra fermarsi, sono forti le critiche nei confronti di Beppe Grillo, che, dopo le elezioni ha incontrato Nigel Farage, esponente di punta degli euroscettici nazionalisti inglesi. A far salire la tensione ci pensa Giulia Sarti, parlamentare M5S, che, a La Stampa dichiara: “La campagna elettorale degli euroscettici inglesi l’ho schifata più di quella della Le Pen. Si deve aprire una discussione, altrimenti rischiamo di perdere subito per strada qualcuno dei 17 eletti […] Quando Grillo ha detto no alla Le Pen io pensavo che fosse no a lei e a tutto il contorno di partiti simili, ora mi sembra di capire che non è così. Quello che io di sicuro non accetterei mai è di stare sotto di loro, cioè che i nostri debbano prendere indicazioni dall’Ukip “.

A scaldare gli animi, poi, ci pensa l’ex capogruppo alla Camera Roberta Lombardi, che riguardo alla questione dissidenti, dichiara:“O Currò, Rizzetto e gli altri dissidenti si adeguano alle posizioni della maggioranza oppure, se non sono d’accordo, per dignità dovrebbero andarsene. Basta con le pugnalate. Non possiamo più permetterci di avere nemici in casa – dichiara all’Avvenire – Se il massacro interno continuerà, non va esclusa l’ipotesi di nuove espulsioni”. E a chi parla di cerchio magico, la Lombardi risponde: “Sui palchi o in tv ci vanno Di Battista, Morra, Di Maio o la sottoscritta semplicemente perché siamo più bravi – attacca Lombardi – Magari Currò e Rizzetto avranno altri talenti, ma io non li conosco”.

Le grane non finiscono qui, perché il Movimento 5 Stelle deve affrontare un altro problema, stavolta causato dalla neoparlamentare Giulia Moi, che nel curriculum vitae dichiara di aver scoperto una molecola con potenzialità antitumorali, di cui, però, non vi è traccia in rete. A pochi giorni dalle elezioni è emersa una lettera in cui gli attivisti del Movimento chiedevano spiegazioni: “Di questa scoperta cosi? come della sua specializzazione e ricerca post-dottorato non riusciamo a trovare pubblicazioni in merito… Come si chiama questa molecola? Quali premi ha ricevuto? Si tratta di una scoperta individuale o di un team di ricerca?”. La risposta, vaga, è un link a Google Books (del 2007) che parla della Kingelia Pinnata, pianta dalle proprietà antitumorali, ma il cui studio risale almeno a vent’anni fa.

Come se non bastasse, in tanti chiedono le dimissioni di Beppe Grillo, il quale risponde: “C’è chi ha chiesto le mie ‘dimissioni’ (non si sa da cosa). Il tempo è dalla nostra parte”. E sul blog pubblica un articolo dello storico Aldo Giannuli che spiega perché le sue dimissioni non servirebbero. Tuttavia, una dichiarazione precedente alle elezioni europee lo contraddice: “Stavolta bisogna che la gente capisca che dobbiamo fare un culo così a tutti. Perché su una cosa non ho dubbi: o vinciamo, o stavolta davvero me ne vado a casa. E non scherzo”. Il tutto mentre rimane aperto anche lo strappo con Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, considerato da molti dei fedelissimi ormai fuori dal M5S. Le acque dunque rimangono agitatissime all’interno del Movimento e lo sbarco a Bruxelles appare profilarsi decisamente complesso.

Grillo paga lo scotto di aver usato toni eccessivi negli ultimi mesi, di aver trasmesso paura e poca voglia di occuparsi, invece, della costruzione di un nuovo modello sociale. Cosa che è ben riuscita a Matteo Renzi, che, vero o falso, ha fatto sua la narrazione del cambiamento di una politica economica in contrasto con il rigore tedesco. Insomma, le contraddizioni sono enormi ed il caos nel M5S regna sovrano. Pare chiaro a tutti, che, però, non si può spiegare di essere gli eredi di Enrico Berlinguer se poi in Europa si intavola una discussione sull’alleanza con l’Ukip di Farage. Ne sa qualcosa l’autore del documento di autoanalisi, dove si afferma che: “Se si decide di voler raggiungere il 51% allora bisogna adeguare il messaggio”. Ecco, appunto.