– DI DAVIDE ESPOSITO
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Continua il nostro cammino nei meandri delle religioni, soprattutto per quanto riguarda il Cristianesimo, e i loro fortissimi collegamenti con la sfera politica. Dopo aver trattato l’Inquisizione, in questo numero giungeremo a trattare una pagina della storia del Cristianesimo altrettanto nera: le Crociate.

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Esse rappresentano il modo principe con cui la Cristianità, quello che nei numeri precedenti ho definito “Impero Papale”, espandeva i propri confini nel Pieno Medioevo. A dare l’avvio alla stagione delle Crociate fu Papa Urbano II, che nel sinodo di Clermont nel 1095 lanciò un appello alla folla di credenti accorsa nei pressi della chiesa dove si era tenuto il sinodo, appello che ebbe conseguenze molto lontane da quelle da lui inizialmente pensate.

 

Urbano II cercò di far presa sui propri uditori sulla questione dei cristiani d’Oriente descrivendo le nefandezze dei Turchi. Secondo le sue parole, i Turchi avevano devastato le terre dei Greci, rendendo prigionieri parte degli abitanti e uccidendone un’altra parte, avevano distrutto le chiese o le avevan riconvertite in moschee, avevano profanato gli altari e circonciso i cristiani.[1] Descrizioni di morti truculenti servivano a colpire l’animo degli astanti.[2] Spettava ai Cristiani d’Occidente prestare soccorso ai Greci, seguendo l’esempio di Carlo Magno che combatté i pagani.[3] Motivo ancora più importante per partecipare alla Crociata, e che diverrà il principale, era liberare il Santo Sepolcro di Gesù Cristo caduto in mano pagana.[4] La Crociata era ispirata e voluta da Dio, da cui il famoso grido “Deus lo volt”.[5]  Le descrizioni del comportamento dei Turchi sono sicuramente esagerate, dato che nelle terre islamiche i Cristiani erano rispettati. Al di là comunque delle vere intenzioni di Urbano II, l’effetto che ebbe il suo discorso fu quello di suscitare la nascita del movimento crociato.

 

Il pontefice assunse personalmente la direzione della crociata, preoccupandosi di organizzare la spedizione. Questa era la grande novità della crociata: il Papa era teoricamente a capo di un’impresa temporale, di una guerra con l’obiettivo di proteggere la Cristianità, anzi, di allargarne i confini, mentre tale compito spettava solitamente all’imperatore. Per la prima volta nella storia il Papa, benché non presente fisicamente nella spedizione, era a capo di un vero e proprio esercito, cosa che sarebbe sembrata paradossale solamente un cinquantennio prima. Sostituendosi ai sovrani temporali, Urbano II compiva un’azione rivoluzionaria, poiché il Pontefice si comportava come un qualsiasi sovrano occidentale: il confine fra sfera spirituale e sfera temporale praticamente non esisteva. Inoltre la Crociata era piena esclusiva del Papa: solo egli avrebbe potuto convocarla mediante una bolla pontificia.[6]

 

L’esercito crociato doveva essere unico, aperto a tutti i cavalieri cristiani; per facilitare il reclutamento, Urbano II concesse la remissione dei peccati a tutti coloro che avessero partecipato alla spedizione in modo disinteressato e non per ottenere onore o ricchezze. Gli intenti di Urbano II erano “caritatevoli”, ossia soccorrere i cristiani oppressi dai Turchi; la Crociata, presentata così come una guerra difensiva, con l’obiettivo di porre rimedio ad in’ingiustizia, rientrava perfettamente nei confini di “guerra giusta” definiti da Agostino.[7] La conseguenza della crociata fu orientare ancora di più gli interessi papali verso obiettivi temporali.

 

Altra grande novità fu rappresentata dalla nascita della militia christi: gli Ordini religioso-militari, come i Templari e gli Ospedalieri di San Giovanni, nate originariamente come associazioni di cavalieri col fine di difendere i pellegrini, fornivano al Papato un vero e proprio esercito sovranazionale e mobilitabile solo dal pontefice.[8] Oltre ai tradizionali voti monastici di castità, obbedienza e povertà, i cavalieri degli ordini monastici aggiungevano i voti di fedeltà al papa e di guerra agli infedeli. La Chiesa romana diede avvio ad una vera e propria opera di santificazione del cavaliere crociato accostato al martire. Bernardo di Chiaravalle, nel Liber de laude novae militiae, elogiò i cavalieri Templari,[9] esaltandone la povertà, la penitenza, la disposizione al martirio e la lotta degli infedeli, la cui uccisione veniva legittimata come “malicidio”.

 

Lo strumento della Crociata, da che episodico doveva essere, divenne abituale; ogni qual volta che la Terra Santa fu in pericolo, il papa bandì una nuova crociata. La Crociata del 1202, inizialmente diretta in Terra Santa, fu deviata dai Veneziana a Costantinopoli: una spedizione inizialmente progettata per la liberazione del Santo Sepolcro fu utilizzata per fini unicamente personali, ossia la costituzione in Oriente di colonie commerciali per le repubbliche marinare, interessate non alla penetrazione del Cristianesimo in Asia, ma all’inserimento nei traffici commerciali orientali.[10]

 

Lo strumento della Crociata divenne flessibile, adattabile ai più svariati scopi: fu utilizzato per l’estensione della Cristianità in ogni luogo, a nord-est così come a sud. I nemici della Cristianità non erano solo i Saraceni, ma tutti gli infedeli, che andavano combattuti con eguale impegno e fervore. Il voto di crociata per la Terra Santa poteva esser commutato non solo con il pagamento di una certa quantità di denaro, ma anche col voto per una crociata diretta in tutt’altra direzione, mantenendo però i privilegi concessi ai crociati diretti a Gerusalemme; i provvedimenti canonici accordati ai partenti per la Terrasanta furono concessi a chi aveva l’intenzione di prendere la croce per le terre baltiche, popolate da pagani, o per la Spagna, contro i Mori.

 

Ma lo strumento della Crociata era troppo ghiotto per non essere utilizzato anche per altri fini: non solo espansione della Cristianità, ma anche consolidamento di quest’ultima, tramite l’eliminazione dei nemici interni. Mi riferisco qui alla Crociata contro gli eretici Albigesi/Catari. Evento significativo della Crociata fu il massacro di Béziers: i dubbi dei Crociati sul come distinguere gli eretici dai cristiani fedeli alla Chiesa Romana della città di Béziers furono risolti dall’abate generale dei cistercensi Arnaldo Amarico che ordinò di uccidere ogni abitante della città.[11] La guerra religiosa divenne un conflitto puramente politico fra i conti francesi settentrionali e i signori tolosani e aragonesi. La crociata degenerò, progressivamente, in conquista militare a profitto del re. Il papato ottenne comunque ciò che desiderava: l’eresia catara/albigese andò in crisi, perdendo l’influenza che esercitava sulla società occitana.[12]

 

Lo strumento della Crociata fu abbandonato progressivamente nel corso del XIII sec. Oltre alla disillusione sugli effetti duraturi delle crociate, i cristiani che erano entrati a contatto con i musulmani si erano accorti che le descrizioni che si facevano di loro non corrispondevano a realtà. Il viaggio di San Francesco durante la quinta crociata, primo tentativo di missione pacifica, non presentava quei dubbi sulla legittimità dell’impresa che caratterizzavano invece la missione guerriera. I risultati ottenuti dalle missioni di francescani e domenicani contribuirono all’opera di accantonamento dello strumento crociato.[13]

La Crociata, nata comunque in un’atmosfera di entusiasmo religioso spontaneo, era diventata da impresa volta a difendere la Cristianitàminacciata dall’Islam a spedizione con fini politici e commerciali. Era ritenuto assolutamente normale, per un Cristiano, uccidere gli infedeli. La causa di questa assurdità è dovuta alla mentalità medievale: la Chiesa romana non ammetteva deviazioni dalla retta via e il Papa era l’unico col potere di stabilire ciò che era ortodosso e ciò che era eterodosso. Chiunque avesse deviato dalla dottrina della Santa Chiesa Romana doveva ritenersi escluso non solo dalla Chiesa, ma dalla società stessa.

 

L’emergere del pensiero rinascimentale e del Luteranesimo potrebb’esser visto come un momento di rottura e di notevole cambiamento della mentalità: ma, in realtà, il dogmatismo continuò a permanere, come vedremo nel prossimo numero.

 

Stay Tuned!

 

[1] Urbano II, Appello al Sinodo di Clermont, in Robert Le Moine, Storia Gerosolimitana, trad. it a cura di Reti Medievali: “Da Gerusalemme e da Costantinopoli è pervenuta e più d’una volta è giunta a noi una dolorosa notizia: i Persiani, gente tanto diversa da noi, popolo affatto alieno da Dio, stirpe dal cuore incostante e il cui spirito non fu fedele al Signore, ha invaso le terre di quei cristiani, le ha devastate col ferro, con la rapina e col fuoco e ne ha in parte condotti prigionieri gli abitanti nel proprio paese, parte ne ha uccisi con miserevole strage, e le chiese di Dio o ha distrutte dalle fondamenta o ha adibite al culto della propria religione. Abbattono gli altari dopo averli sconciamente profanati, circoncidono i cristiani e il sangue della circoncisione lo spargono sopra gli altri o lo gettano nelle vasche battesimali”

[2]Appello al Sinodo di Clermont: “E a quelli che vogliono condannare a una morte vergognosa perforano l’ombelico, strappano i genitali, li legano a un palo e, percuotendoli con sferze, li conducono in giro, sinchè, con le viscere strappate, cadono a terra prostrati. Altri fanno bersaglio alle frecce dopo averli legati ad un palo; altri, fattogli piegare il collo, assalgono con le spade e provano a troncare loro la testa con un sol colpo. Che dire della nefanda violenza recata alle donne, della quale peggio è parlare che tacere?”  –

[3]Appello al Sinodo di Clermont: “Il regno dei Greci è stato da loro già tanto gravemente colpito e alienato dalle sue consuetudini, che non può essere attraversato con un viaggio di due mesi. A chi dunque incombe l’onere di trarne vendetta e di riconquistarlo, se non a voi cui più che a tutte le altre genti Dio concesse insigne gloria nelle armi, grandezza d’animo, agilità di membra, potenza d’umiliare sino in fondo coloro che vi resistono? Vi muovano, e incitino gli animi vostri ad azioni virili, le gesta dei vostri antenati, la probità e la grandezza del vostro re Carlo Magno, e di Ludovico suo figlio e degli altri vostri sovrani che distrassero i regni dei pagani e ad essi allargarono i confini della Chiesa.”

[4]Appello al Sinodo di Clermont: “Soprattutto vi sproni il Santo Sepolcro del Signore Salvatore nostro, ch’è in mano d’una gente immonda, e i Luoghi Santi che ora sono da essa vergognosamente posseduti e irriverentemente insozzati dalla sua immondezza.”

[5] Appello al Sinodo di Clermont: “Se il Signore Iddio non avesse ispirato i vostri pensieri, la vostra voce non sarebbe stata unanime; quantunque essa abbia risuonato con timbro diverso, unica fu tuttavia la sua origine: Dio che l’ha suscitata, Dio che l’ha ispirata nei vostri cuori. Sia dunque questa vostra voce il vostro grido di guerra, dal momento che essa viene da Dio. Quando andrete all’assalto dei bellicosi nemici, sia questo l’unanime grido di tutti i soldati di Dio: «Dio lo vuole! Dio lo vuole!»”

[6] Cardini, F., Studi sulla storia e sull’idea di crociata, pag. 189

[7] Cardini, F., Studi sulla storia e sull’idea di crociata, pag. 187

[8] Ibid., pag. 189

[9] Ibid., pag. 253

[10] Ibid., pag. 269

[11] Testo citato da Merlo, G. G., Contro gli eretici. La coercizione all’ortodossia prima dell’Inquisizione, il Mulino, Bologna 1996, pag. 59-60 –  “Essendo a conoscenza che i cattolici erano mescolati con gli eretici, dissero all’abate: “Che cosa dobbiamo fare, signore? Non possiamo distinguere i buoni dai malvagi!” Si racconta che l’abate, come gli altri temendo che per paura della morte simulassero di essere cattolici e dopo la partenza tornassero alla loro perfidia, abbia detto: “Uccideteli! Dio infatti conosce coloro che sono suoi”. Così innumerevoli furono uccisi in quella città.”

[12] Del Col., A., L’Inquisizione in Italia, pag. 77

[13] Cardini, F., Studi sulla storia e sull’idea di crociata, pag. 194