– DI SONIA MAZZELLA
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Il “divide et impera”: cos’è? E’ “una strategia di controllo politico applicabile praticamente a qualsiasi contesto sociale”, ce lo spiega il blog di Beppe Grillo, che stavolta grida al complotto – tanto per non cambiare – nell’ambito delle consultazioni elettorali europee dello scorso 25 maggio. Il divide et impera non sarebbe altro che un disegno adoperato dal Sistema al fine di esasperare le naturali diversità sociali, in modo che esse vengano percepite come connotazioni di fazioni in conflitto tra loro. Ed è proprio affinché questo disegno sia attuato, che lo Stato utilizza metodi differenti, tra cui – per l’appunto – i brogli. Nel momento in cui ci ritroviamo di fronte a risultati elettorali al di fuori di qualsiasi previsione, l’autore ci invita a non essere precipitosi nell’accusare gli elettori di essere una massa di pecore facilmente corruttibili, facendo in tal modo il gioco di chi vuole estremizzare l’odio sociale, bensì ci consiglia di riflettere: chissà che non siano stati commessi brogli alle elezioni? O chissà, ci chiediamo noi, caro Beppe e compagni, che il consenso di cui godete tra gli italiani non stia calando? Chissà.

Dopo i “cenni storici” sui brogli (vengono citati quelli consuetudinari commessi nell’antica Serenissima, i presunti brogli nelle votazioni per le annessioni al Regno d’Italia, in quelle del referendum sulla forma di Stato e in quelle presidenziali americane del 2000), il blog si serve di stralci presi da altri siti, come La Rete non perdona, E-Iglesias, Informare X resistere, per addurre all’ipotesi complottista delle ragionevoli e convincenti argomentazioni. Sì, perché ai cittadini non bastano le motivazioni della sconfitta a cinque stelle, fornite dalla stampa italiana, corrotta e serva del potere (un attacco ai giornalisti, o “giornalai” come vengono appellati all’interno del blog, ci sta sempre, è un evergreen). La perdita di 3 milioni di elettori da parte del M5S rispetto alle previsioni è statisticamente molto improbabile, data un’affluenza alle urne quasi del 60%, e data la naturale inclinazione degli elettori cinque stelle a recarsi al voto. Inoltre, ci si chiede come sia possibile che l’Italia abbia votato a favore di Renzi, pupazzo al servizio della Merkel, quando, invece, il resto d’Europa ha dimostrato di propendere verso soluzioni diverse, quali la Le Pen in Francia o Alba Dorata in Grecia. Tutte valide e dimostrabili argomentazioni, certamente.

A questo punto, il blog invita alla costruzione di un sistema anti-broglio, che renda effettivamente trasparenti e, quindi, legittime le votazioni. “Parentele e prossimità tra scrutatori e tra chi li ha selezionati possono essere un indicatore, per quanto debole, utile per evidenziare una possibile convergenza di interessi”.

In fin dei conti, ci si capisce ben poco: Beppe Grillo è entusiasta o meno dell’esito delle elezioni? All’inizio, c’era bisogno del Maalox. Poi, il 21% diventa improvvisamente un buon risultato, raggiunto “partendo da zero”. Ora, invece, in un raptus di non rassegnazione, si va alla ricerca di spiegazioni contorte. Sarebbe troppo facile adesso trollare sull’argomento nei social network con un sempreverde “Gomblotto!1!!1!”, così com’è stato facile per Speranza (PD) controbattere dicendo che la batosta elettorale ha stordito Grillo. Il capogruppo del PD alla Camera invita il leader 5 stelle, poi, a collaborare – col consenso che gli rimane – alla messa a punto delle riforme per il Paese, invece di gridare ai brogli. Ed in effetti è vero, Grillo ha ben altro di cui preoccuparsi, tra l’abbraccio letale con Farage e la caduta dei consensi per Pizzarotti, sindaco di Parma, una delle città maggiori amministrate dai cinque stelle.

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