– DI CLAUDIA POLO
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Il parziale e a volte carente utilizzo delle risorse stanziate dall’Europa per il “Bel Paese” ha destato non poche preoccupazioni a Bruxelles.
Nell’aprile 2011, infatti, Johannes Hahn, Commissario europeo per le Politiche Regionali, è stato inviato dall’Unione in ispezione tra le regioni meno virtuose in campo di utilizzo dei fondi europei (Campania, Sicilia e Calabria).
Alla fine del suo sopralluogo il Commissario aveva riscontrato una situazione piuttosto complessa, ma si era detto fiducioso e in un articolo pubblicato sul “Corriere Della Sera” lo stesso aprile 2011 aveva affermato: « Dopotutto fino al 2013 c’è ancora tempo…».
Lo scorso maggio 2013, lo stesso Hahn si è dovuto in parte ricredere e infatti, ha intitolato il suo speech in occasione del Towards Europe 2020 (forum sulla pubblica amministrazione tenutosi a Roma): “ Utilizzando i fondi regionali dell’UE per creare posti di lavoro duraturi e di crescita in Italia: La sfida urgente”.
Il suo intervento si è concentrato proprio sull’uso dei fondi europei come mezzo fondamentale per far fronte alla crisi economica italiana.
In occasione del forum Towards Europe 2020, il commissario Hahn si è mostrato disponibile a rispondere ad una serie di pregnanti domande riguardo la situazione del Bel Paese, soprattutto quella meridionale.
Sin dalla loro comparsa nella metà del 19° secolo, le organizzazioni criminali, in Italia, hanno pesantemente influenzato il destino sociale ed economico di molte regioni. Come ampiamente discusso nella Commissione CRIM (Criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro) del Parlamento Europeo, le organizzazioni criminali italiane influenzano continuamente i processi di approvvigionamento pubblico. Crede che questo fenomeno condizioni l’utilizzo dei fondi comunitari?

Non è un segreto che alcune parti dell’Italia siano contaminate dalla criminalità organizzata, in quasi ogni fase della vita degli individui. Ciononostante, per quanto riguarda i fondi strutturali (e l’Italia in questo non costituisce un’eccezione), la maggioranza dei problemi inerenti alla gestione di questi investimenti non ha nulla a che vedere con la corruzione o con la criminalità organizzata. Ad esempio, in una regione, un funzionario chiave della revisione, una volta andato in pensione, non è stato sostituito per sei mesi. La sua assenza ha costituito un grande problema, a tal punto che l’intero sistema di revisione dei fondi comunitari è stato sospeso. Detto questo, siamo consapevoli del rischio, ben presente, in alcune regioni europee e prendiamo accorgimenti per proteggere gli interessi finanziari dei contribuenti. Rispetto a questo tema, sono molto orgoglioso del lavoro che stiamo svolgendo a Pompei. Si tratta di un progetto innovativo, non soltanto dal punto di vista archeologico e della conservazione del sito storico, ma anche sotto il profilo della sicurezza. Sono stati coinvolti tre Ministeri italiani: il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Ministero dell’Interno. Quest’ultimo ha provveduto a nominare un prefetto presente fin dalle fasi iniziali del progetto, così da creare un sistema capace di arginare l’ingerenza delle organizzazioni criminali. Il suo ruolo è quello di vagliare ogni contratto ed assicurarsi che il progetto possa contribuire positivamente all’economia locale nel rispetto della legalità e allo stesso tempo sia utile a preservare questo splendido sito archeologico per le generazioni future.

Commissario, trova che altri Stati membri incontrino le medesime difficoltà riscontrate dall’Italia nell’utilizzo dei Fondi Comunitari? Saprebbe fornirci esempi virtuosi riguardanti una corretta ed efficiente gestione dei fondi europei?

La crisi economica che stiamo vivendo ha reso più difficile per alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, l’accesso ai fondi strutturali. La scarsa capacità amministrativa è una criticità che interessa molti dei 27 Paesi dell’Unione;  questa è probabilmente la ragione principale che impedisce il totale utilizzo delle somme stanziate. Ma esistono altre difficoltà ascrivibili anche a fattori esterni. L’attuale crisi economica ha causato un deficit di liquidità e un clima di avversità al rischio, che l’apparato pubblico non è stato in grado di gestire, e che ha visto la presenza di un settore privato riluttante a concedere prestiti. Ecco perché sono così importanti i fondi comunitari; la nostra intenzione è di utilizzarli anche, e soprattutto, per finanziare la crescita di nuove imprese nella fase di start-up. Ogni Paese è differente dall’altro e preferirei concentrarmi sulle realtà positive interne all’Italia. La regione Puglia è una di queste: abbiamo osservato una crescita nell’utilizzo dei fondi strutturali dovuta al miglioramento della capacità amministrativa e delle capacità di leadership della politica locale. Ma c’è un cambiamento importante nella nostra strategia: finora abbiamo misurato l’utilizzo dei fondi europei nella fase di implementazione e attraverso i tassi di errore; d’ora in poi misureremo i risultati, andremo a guardare la capacità di migliorare la vita delle persone, di garantire sicurezza, opportunità di lavoro e inclusione sociale attraverso il supporto alle imprese e ai giovani, assicurandoci che essi abbiano una formazione di qualità e che siano preparati ad entrare nel mercato del lavoro. E’ su questi parametri che in futuro dovrà essere misurata la politica di coesione.