– Di Cristiano Capuano

silver-tears@libero.it

Il 18 marzo scorso il complesso museale delle Scuderie del Quirinale a Roma ha inaugurato la prima retrospettiva italiana su Frida Kahlo, grande pittrice messicana la cui personalità ha affascinato miriadi di artisti lungo il corso del Novecento. La chiusura dei battenti della mostra, prevista per il 31 agosto, effettuerà il passaggio di consegna a Palazzo Ducale a Genova, dove si aprirà un’analoga retrospettiva che seguirà la vicenda di Frida focalizzandosi sul suo rapporto col marito Diego Rivera, punta di diamante della fortunata stagione artistica del muralismo messicano.

Il 2014 è l’anno di Frida per l’Italia, occasione unica per il nostro pubblico di aprirsi una finestra su una realtà artistica rimasta quasi sempre in sordina come quella messicana.

Tanti sono stati, nel corso dei decenni, gli artisti rimasti folgorati dalle bellezze e dalle atmosfere del Messico ed una delle vicende che spicca maggiormente negli annali di storia dell’arte è indubbiamente quella di André Breton, padrino del surrealismo, che ebbe occasione di stringere una sincera amicizia con Diego e Frida.

Il poeta francese giunse in Messico nel 1938, appena due anni dopo il suo geniale connazionale Antonin Artaud (che fu ad ogni modo spesso in disaccordo con l’interpretazione bretoniana del surrealismo), e fu ospite della Kahlo e Rivera nella loro casa di Coyoacán, a Città del Messico.

10423371_10203413448770598_8582179_nIn quella stessa tenuta sostava, al tempo, Lev Trockij, l’esule per eccellenza in quegli anni, che Breton giunse appositamente a visitare, e che proprio in Messico incontrò la mano assassina di Ramón Mercader.

Il passaggio di queste ragguardevoli personalità del mondo dell’arte e della politica ha contribuito ad affermare l’odierna fama di Coyoacán come principale centro culturale dalle venature bohémiens di Città del Messico.

Ma per questi grandi artisti esisteva anche un’altra Coyoacán, più ad ovest, nel vicino stato di Michoacán.

Erongarícuaro è un piccolo pueblo di poche migliaia di abitanti, situato sulla sponda del lago Pátzcuaro, a metà strada tra le due più grandi città michoacane, Morelia e Uruapan, e fu qui che André Breton passò un intenso periodo della sua sosta messicana.

Il grande poeta francese non fu però l’unico a subire il fascino del placido paesaggio lacustre di Pátzcuaro: illustri suoi colleghi quali Octavio Paz, Pablo Neruda, Gabriel Garcia Marquez ed altri ancora soggiornarono a Erongarícuaro, il cui nome, in lingua purepecha, sta per “luogo di attesa”;

attesa che, evidentemente, questi grandi letterati e artisti seppero ben volentieri tollerare durante i quasi quattrocento chilometri di viaggio che separano il piccolo pueblo michoacano dal distrito federal.

A Erongarícuaro, Breton scoprì quell’ideale di autentica messicanità che gli enti federali turistici del Michoacán hanno, ai nostri giorni, sintetizzano nell’espressione el alma de México.

Molti sono gli aneddoti legati alla permanenza di Breton sulle sponde del lago Pátzcuaro, e che testimoniano chiaramente quel folgorante colpo di fulmine che portò il poeta a definire il Messico “l’unico paese genuinamente surrealista”.

Lo scrittore Pino Cacucci, nel suo libro “La polvere del Messico” ne racconta uno divenuto quasi mitico, ma soprattutto sintomatico di come il surrealismo che Breton aveva scorto nell’animo dei messicani fosse effettivamente “istintivo e innato”.

Volendo ordinare un tavolo presso un falegname di Erongarícuaro, Breton ne disegnò uno schizzo in prospettiva e, pochi giorni dopo, si vide recapitare quello stesso tavolo con un lato più largo dell’altro, il piano romboidale e tre gambe di cui una più corta delle altre due, così come lo aveva disegnato: “questo è surrealismo!” avrebbe esclamato entusiasta.

Sebbene oggi, a quanto si dice, la casa che ospitò Breton a Erongarícuaro non conservi memorie del suo passaggio, nei ricordi dei posteri vivono ancora la confusione e il fracasso delle noches borrachas passate in compagnia di Frida e Diego; echi lontani che sussurrano storie di un Messico genuino e vibrante, quel Messico che ispirò una Frida Kahlo preda della polmonite a scrivere sul suo ultimo quadro, otto giorni prima di morire, il suo epigrafico anelito di gioia: ¡Viva la vida!