– DI SUNDRA SORRENTINO
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La storia ci appartiene. Noi apparteniamo alla storia. E questo ci rende meno soli. E più uomini. Il senso di frustrante, impotente inutilità scompare, per lasciare posto al desiderio di lotta, di riscatto riposto nei meandri della nostra coscienza civile. La dolce melodia dell’indifferenza diviene il grido straziante del mondo intorno a noi che chiede giustizia, libertà, solidarietà. La giustizia, la cui manifestazione più pura è l’uguaglianza, un’uguaglianza concreta, sostanziale, con la consapevolezza delle numerose diversità, con la convinzione di un’uguaglianza di fondo. La richiesta di uguaglianza è l’istanza di riconoscimento della pluralità, della tutela dei diritti delle minoranze, affinché tutti abbiano la medesima possibilità di partecipare alla vita pubblica  e vivere dignitosamente quella privata. L’uguaglianza, tuttavia, non può esistere se non poggia sulle solide basi della libertà estesa a tutti.papavero E con libertà non si intende solo quella “di”, ma soprattutto quella “da”, liberarsi dalla piaga dell’ignoranza, della povertà. Ecco cosa ci rende davvero liberi di scegliere. Solo attraverso un’educazione gratuita, pubblica e di qualità possiamo raggiungere questi obiettivi. Solo cittadini informati possono veramente costruire l’alternativa democratica che supplisca a tutte le deficienze che questo Paese, da troppo tempo, sopporta. Già, il nostro Paese sopporta. La nostra città, in particolare, sopporta. Sopporta organizzazioni criminali, violenza, ignoranza, inquinamento, generalizzazioni offensive, incompetenza, visione della politica come di un grande affare. La politica è l’opportunità data a qualsiasi individuo di sviluppare se stesso, è la spinta altruistica ad uscire dalla nostra insignificante sfera individuale, è prendere in mano la propria sorte e trasformare i problemi in fonte di ispirazione, invece di attendere sistematicamente che la soluzione piova dal cielo, è la creazione del bello accanto all’utile. “Siamo nati per agire”, diceva Montaigne. Sognare è fondamentale, ma non deve divenire motivo di paralisi, il futuro è nelle nostre mani. Pensate ad un mondo nuovo. Pensate ad un mondo di uguali, in cui le differenze non rappresentino condanne e gli oppressi e gli oppressori non esistano più, in cui tutti collaborino secondo le proprie capacità, e consumino secondo le proprie necessità. “Comunismo” non è una brutta parola. È, anzi, la risposta all’angosciante solitudine degli ultimi, all’irrazionalità che fa a pugni con la ragione e riesce ad avere la meglio. È la speranza in un mondo disperato, la giustizia in un mondo di ingiustizie. Sono miliardi di occhi commossi rivolti nella direzione dell’utopia.
“Qualcuno era comunista”, qualcuno potrà esserlo ancora?