– DI ALESSANDRA MINCONE
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“Il lettore vuole lasciarsi incidere da quello che legge, conservare un graffio nella memoria che gli permetta un giorno di mostrare la sua conoscenza attraverso un nome, un titolo, un personaggio”. Ed anche un’idea, aggiungerei.

 

Così poetico, Erri De Luca ci invita a riflettere sul peso della lettura. Da sempre in veste di antagonista sociale,  il poeta tuttofare dimostra come un’opinione sia segno indelebile d’estrema forza, che quando accompagnata dal rigore idealistico di libertà e giustizia ci spinge a non temere le conseguenze. E’ infatti senza alcun timore, che il 5 Giugno 2014 lo scrittore sarà accolto in udienza: presunto colpevole di istigazioni a delinquere, ma onorato di aver commesso il “reato d’opinione”, come confida alla testata la Repubblica.

 

Da tempo, la sua lotta era ormai incisa nel culminare col sabotaggio di quel treno artefice di scontri e movimenti quali No-Tav, tanto odiato in Val di Susa, che dal governo Monti ad oggi prende sempre più forma, nonostante i rischi ambientali che andrebbe a produrre. E sebbene le sue parole siano state vittime delle manette di Stato, oggi come non mai, queste fanno eco ad alta velocità, in un paese riunitosi negli ambiti dediti alla letteratura, in segno (e sdegno) di sentita solidarietà per l’artista delle parole di Napoli.

 

Sul web, infatti, sorge la proposta nazionale sotto il nome di “IO STO CON ERRI DE LUCA”; gli interessati si cimenteranno in una serata da spendere nella loro libreria più vicina aderente all’iniziativa, tra le poesie di Erri e con la voglia di contrastare anch’essi, quello scambio di capitali che produrrebbe benefici economici a scapito dell’ambiente alpino. Ma ciò che più di ogni altra cosa conta, forse, è dare coraggio e compassione a chi ancora una volta si esprime in un paese in cui la battaglia per  la giusta causa potrebbe farne un esiliato o un prigioniero.

 

Ciononostante, De Luca continua ad essere fedele alle sue parole, a sentirsi tutt’uno con loro tanto da rischiare il compromesso di un’esperienza carceraria; anzi, in fondo più che un tutt’uno, le sue parole celano l’unità dello spirito che si acquisisce in due, non da soli. E adesso l’Italia, tende la mano in sensibile  aiuto alla cultura, facendone una causa non più isolata e diventando quel secondo essere, che dà il nome alla sua poesia “Due”, accanto ad un artista fiero di aver combattuto e meritevole di ringraziamenti per aver risvegliato la coscienza all’orgoglio letterario.

 

“Quando saremo due saremo veglia e sonno

affonderemo nella stessa polpa

come il dente di latte e il suo secondo,

saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,

come i cieli, del giorno e della notte,

due come sono i piedi, gli occhi, i reni,

come i tempi del battito

i colpi del respiro.

Quando saremo due non avremo metà

saremo un due che non si può dividere con niente.

Quando saremo due, nessuno sarà uno,

uno sarà l’uguale di nessuno

e l’unità consisterà nel due.

Quando saremo due

cambierà nome pure l’universo

diventerà diverso.”