– DI DAVIDE ESPOSITO
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Il segretariato Berlinguer (1972-1984) coincise con un periodo di forte trasformazione per la società italiana. Gli anni ’70 furono figli del “Sessantotto”, agitazione sociale diventata un mito per le generazioni successive, ma in realtà priva di richieste specifiche e concrete e, quando esse emersero, si presentarono con la forma di un forte estremismo di carattere marxista. Il Sessantotto produsse una frangia di sinistra frammentaria, dogmatica, extraparlamentare e incline alla violenza, avulsa dalla società che la circondava. La massima espressione di tale fenomeno è rappresentato, in Italia, dalla nascita delle Brigate Rosse.

Altro lascito del Sessantotto fu il ritorno dell’attivismo di classe: alle proteste studentesche si unirono quelle dei sindacati, i cui obiettivi in realtà divergevano da quelli dei giovani ed, una volta ottenuto un maggiore potere contrattuale, l’alleanza studenti-operai ebbe fine. Il rinnovato scontro fra lavoro e capitale fece entrare in crisi il sistema capitalistico europeo: la pressione salariale fu una delle cause della spinta inflattiva che in quel periodo colpì l’intera economia internazionale, sebbene non l’unica. Contemporaneamente iniziarono azioni terroristiche delle Brigate Rosse, con la conseguente repressione poliziesca e il controterrorismo di destra: riemergeva la radicalizzazione ideologica solo apparentemente scomparsa con gli anni del boom economico. In tale contesto storico si inserisce il segretariato di Berlinguer. A seguito del golpe di Pinochet in Cile del settembre 1973 e col timore della destabilizzazione del sistema democratico, la cosiddetta “strategia della tensione”, il segretario del PCI propose l’idea di un “compromesso storico” fra i partiti di massa italiani, ossia DC, PCI e PSI. La crescita del Pci nelle elezioni amministrative e regionali nel 1975 (circa il 33% dei voti) e in quelle politiche del 1976, insieme all’acuirsi della crisi economica da una parte e del terrorismo sia nero (Strage di Piazza della Loggia e del treno Italicus) sia di sinistra portò alla nascita del governo di “solidarietà nazionale”, con Andreotti presidente del consiglio. Grazie all’azione dei partiti di sinistra furono varate importante riforme sociali che cambiarono radicalmente l’Italia: leggi sull’equo canone e sull’edilizia popolare, la pianificazione urbana, la riforma sanitaria, la riforma della Rai, la legge sul divorzio e la riforma del diritto di famiglia. L’esperienza della solidarietà nazionale si esaurì a seguito del delitto Moro nel 1978 e portò alla nascita del Pentapartito, l’alleanza fra DC, PSI, PRI, PSDI e PLI, con un aumento netto dell’importanza del Partito Socialista guidato dalla figura emergente di Bettino Craxi. La morte di Berlinguer corrispose con l’inizio del declino del PCI. Gli anni ’70 avevano cambiato per sempre il volto economico italiano: alla crisi della grande industria, collegata a quella dei sindacati e della classe operaia, principale bacino di voti per il PCI, si contrapponeva l’emergere di piccole e medie imprese e, quindi, di un ceto medio che non si riconosceva nelle ideologie solidaristiche tradizionali. Era l’inizio degli anni del riflusso, gli anni ’80, caratterizzati dall’ondata liberista, dall’emergere di una cultura individualista e consumistica. Il PCI, incapace di attuare una revisione della sua cultura politica con l’allontanamento definitivo dal comunismo di stampo sovietico, rimase tagliato fuori da possibili alleanze parlamentari, impedendo l’alternanza tipica di ogni sistema parlamentare moderno. L’isolamento del PCI fu dovuto anche al ritorno della guerra fredda durante la presidenza Reagan, simbolo e principale promotore della stagione neoliberista. Il segretariato di Berlinguer corrispose, grazie al compromesso storico, al più importante ciclo riformatore italiano dal dopoguerra. Berlinguer lasciò questo mondo con un’Italia in mano al sistema di potere chiuso dell’alleanza DC-PSI e che subiva il progressivo smantellamento del Welfare state. La morte di Berlinguer segnò il canto del cigno del PCI, che superò il DC nelle elezioni europee del 1984, sei giorni dopo la sua dipartita. La sinistra comunista si ridimensionò progressivamente, fino alla caduta del muro di Berlino che, spingendo alla trasformazione del PCI in PDS, portò alla scomparsa di un grande soggetto politico a carattere comunista in Italia. Della morte di Berlinguer i comunisti italiani non hanno ancora elaborato il lutto, e sono ancora in attesa di una figura carismatica come Berlinguer che ha lasciato un vuoto che, a distanza di 30 anni esatti, sembra ancora incolmabile.