– DI GENNARO DEZIO
gennaro.dezio@liberopensiero.eu

 

Courtois, Kompany, Fellaini, Januzaj, Hazard, Mertens, Lukaku. Chi segue i maggiori campionati europei già da qualche anno ha ben compreso quelle che sono le potenzialità del “Belgio più forte di sempre”. Più forte anche dell’illustre antenato degli anni ’80, il Belgio di Ceulemans e Scifo che con innovazioni tattiche e qualità arrivò secondo agli Europei italiani nel 1980 e quarto ai Mondiali di Mexico ’86.

Anche per il Belgio si può ripetere quanto già detto per la Germania. Dopo il fallimento degli Europei organizzati con l’Olanda nel 2000, la Federazione belga, in accordo con i club più importanti decise di investire massicciamente nelle accademie giovanili, mettendo in conto di abbandonare temporaneamente la scena calcistica internazionale. Sablon, direttore tecnico della federazione ha spiegato al Corriere della Sera:“A tutte le squadre abbiamo chiesto di giocare con il 4-3-3 nei settori giovanili: il 95% ci ha seguito. Ci abbiamo messo cinque o sei anni, ma nel 2007 l’Under 17 è arrivata quarta all’Europeo e abbiamo capito che la strada era giusta. La maggior parte dei ragazzi di oggi gioca assieme dall’Olimpiade di Pechino in cui arrivammo quarti. Molti sono dei talenti individuali ma siamo convinti che il nostro sistema li abbia aiutati a crescere“.

Una nazionale che mette d’accordo tutti o quasi in Patria, capace di far dimenticare le divisioni di un paese che vive un momento delicato, in cui resta attuale il tema dell’indipendenza delle Fiandre. Si è parlato infatti di “effetto Diavoli Rossi” o di “Belgitude” per intendere un rinnovato amore per la Patria che grazie alla vittorie della squadra avrebbe limitato il successo alle elezioni federali della N-Va, la nuova alleanza fiamminga. La “Belgitude” avrebbe quindi evitato il deflagrare di conflitti intestini ancor più pericolosi che sarebbero derivati da un più forte consenso al progetto separatista che pure ha trovato terreno fertile per le misure di austerity imposte a livello comunitario. Nazionale multietnica in cui molti sono immigrati di seconda generazione, la squadra si presenta completa in tutti i reparti. Tra i pali Courtois rappresenta quanto di meglio ci possa essere nel ruolo in questo momento. Per comprendere la qualità di questa squadra anche nei ricambi, basti pensare che il n.ro 12 Mignolet, portiere del Liverpool sarebbe titolare in molte nazionali presenti in Brasile. In porta, insomma, il Belgio conferma la grande tradizione di una scuola che nel tempo ha prodotto interpreti eccellenti, come Jean-Marie Pfaff e Michel Preud’homme, fenomeni tra gli anni ’70 e ’90.

Alderweireld, Kompany, Vermaelen, Vanden Borre dovrebbero comporre la linea difensiva prescelta dal CT Wilmots. Nel 4-2-3-1 con con cui i “Diavoli Rossi” scenderanno in campo, i due in mediana saranno Fellaini e Witsel.

Hazard, Mertens (Dembele), Chadli sarà la trequarti ad altissima qualità che agirà alle spalle dell’unica punta Lukaku (o Mirallas, le cui caratteristiche, molto diverse, potrebbero essere preferite in base all’avversario). Mancherà l’altro centravanti, Benteke, infortunato. Il irone, tutt’altro che proibitivo sarà completato da Russia, Algeria e Corea del Sud. Il Belgio si presenta di certo come la squadra più attesa. Una mina vagante il cui cammino sarà assolutamente imprevedibile essendo squadra tanto talentuosa quanto inesperta. Nazionale che, se non vincente nell’immediato, sarà di sicuro avvenire, avendo un età media sotto i 23 anni.

 

La Colombia, pur avendo una solida tradizione calcistica ha partecipato ai Mondiali solo quattro volte prima di Brasile 2014. Paradossalmente in ben 2 casi su cinque è stata accolta con i favori del pronostico, della stampa e degli addetti ai lavori.

Come nel 1994. Infatti, prima dei Mondiali negli USA, Pelè indicò senza dubbio la Colombia come la più seria candidata alla vittoria finale. Quella selezione guidata da Maturana aveva effettivamente giocatori di grande qualità e un tasso tecnico non indifferente (in una edizione dei Mondiali abbastanza povera da questo punto di vista) potendo contare su interpreti quali Escobar, Valderrama, Rincon (che ricordiamo anche con la maglia del Napoli), Asprilla. Galvanizzati dalla vittoria per 5-0 contro l’Argentina nelle qualificazioni, i “cafeteros”, nel proprio girone, furono sconfitti prima dalla Romania per 3-1, poi dagli USA padroni di casa per 2-1 con autogol decisivo di Escobar.

L’autogol di Escobar rappresentò tuttavia un ulteriore indizio di una forma fisica precaria già palesata dalla Colombia contro la Romania. E può anche considerarsi indiretta conseguenza del clima di terrore in cui il team sudamericano sprofondò nella vigilia del match. Maturana infatti, minacciato di morte, si trovò costretto poche ore prima del match ad escludere il centrocampista Gomez, ritenuto (soprattutto dalla stampa) sia il principale colpevole della sconfitta con la Romania, sia un “raccomandato”, poichè suo fratello era il vice del CT colombiano.

Nell’ultimo ed ininfluente match i colombiani si imposero inutilmente per 2-0 sulla Svizzera.

Ritenuto colpevole della sconfitta, Escobar fu barbaramente assassinato una volta tornato in patria.

Chi l’aveva incontrato dopo il famigerato autogol aveva trovato un uomo profondamente turbato. La moglie, gli amici, i compagni di squadra non riconoscevano più Andres, fortemente provato dal peso del fallimento che si era (e che gli avevano) addossato. All’uscita da un locale, dopo una lite con i fratelli a capo dei Pepes, in un clima generale da fine impero determinato dalla morte di Pablo Escobar, re dei narcos, Andres Escobar fu sparato a bruciapelo per dodici volte. Arrivò in ospedale già morto.

Per l’omicidio venne condannato a quarantatré anni di reclusione Humberto Munoz Castro, ex guardia del corpo. La pena con la riforma del codice penale colombiano fu ridotta poi a 26 anni. Successivamente, nel 2005, con una sentenza ritenuta controversa, Munoz Castro fu di nuovo libero. Pur essendo stato ritenuto quest’ultimo l’esecutore materiale del delitto, la ricostruzione dei fatti non ha mai convinto del tutto. Forti sono stati i sospetti di insabbiamento di una vicenda che se approfondita, specie per i collegamenti tra narcotraffico e scommesse, avrebbe potuto mettere a rischio l’intero movimento calcistico colombiano.

I collegamenti tra calcio e narcotraffico sono stati, nel tempo, innegabili. Pablo Escobar aveva finanziato e portato alla vittoria l’Atletico Nacional e addirittura alla finale di Intercontinentale contro il Milan (in difesa, uno dei centrali era proprio Andres Escobar). Higuita, il famosissimo portiere della nazionale, non partecipò alla spedizione colombiana negli Usa perché condannato a sette mesi di reclusione nel 1993. Si ritenne avesse fatto da intermediario nel rapimento della figlia di un possidente colombiano. Secondo i giudici i soldi del riscatto finanziarono le attività illecite e la latitanza di Pablo Escobar. E che il calcio fosse ormai “roba” dei Narcos, fu dimostrato anche dallo sciopero nel ’90 del sindacato degli arbitri dopo l’uccisione di un direttore di gara che si era rifiutato di “aggiustare” il risultato di un match. Questi e molti altri accadimenti hanno fatto pensare e scrivere che la morte di Andres Escobar fosse stata decisa come epilogo dello scontro tra due clan diversi, di allibratori (cartello di Calì), di scommettitori (Medellin). Questi ultimi infatti, avendo investito nella qualificazione agli ottavi di finale della Colombia decisero di punire colui che ritenevano essere la causa delle loro ingentissime perdite economiche.

In questa edizione, la Colombia si presenta come una delle principali outsiders, proprio insieme al Belgio.

Pekerman con tutta probabilità schiererà il collaudato 4-2-3-1. Ospina tra i pali, Armero e Zuniga sugli esterni, Yepes e Zapata centrali per una difesa tutta “italiana”. Arias e Sanchez al centro del campo. Cuadrado (Fiorentina), Guarin (Inter) e James Rodriguez dietro  un’unica punta. Qui Pekerman, che non potrà contare su Falcao, sceglierà presumibilmente uno tra Carlos Bacca (Siviglia) e Jackson Martinez (Porto). Anche in panchina volti noti: Quintero (ex Pescara, ora al Porto), centrocampista che può agire in regia e sulla trequarti e Ibarbo (Cagliari). Mancherà Muriel, Udinese, infortunato. Pesantissima, come detto, sarà l’assenza di Radamel Falcao, una delle stelle più attese in Brasile. L’attaccante alla prima stagione in Francia al Monaco, si è infortunato gravemente e nonostante abbia tentato un miracoloso recupero, non parteciperà alla spedizione brasiliana della Colombia. Anche per i “Cafeteros” vale lo stesso discorso fatto per il Belgio. La squadra c’è, il talento pure. Ciò che manca ai colombiani e che in queste partire fa enormemente la differenza è la mentalità. L’abitudine a giocare sfide di questo tipo è un fattore fondamentale in una competizione di un mese da dentro-fuori. Visto il girone, completato da Grecia, Giappone e Costa d’Avorio le probabilità che la Colombia passi agli ottavi (miglior risultato di sempre, raggiunto ad Italia ’90) appaiono molto alte.